Antonelli, il figlio della Mercedes che ha fatto la storia: "Ora il mio approccio cambia". Wolff: "È pronto"

  • Postato il 15 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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Nello stato di grazia che sta vivendo la Mercedes in questo controverso avvio del nuovo ciclo tecnico della F1 è arrivata la gloria per Andrea Kimi Antonelli. Non di sola Ferrari vive l’italiano, perché un nostro connazionale nella (più o meno) sordina dei media generalisti da un anno a questa parte sta tenendo alta la bandiera del nostro Paese nel massimo campionato motorsportivo al mondo. E nel fine settimana del GP di Cina si è preso quasi tutto: pole e vittoria nella gara domenica, vent’anni dopo l’ultimo italiano a riuscire a vincere un Gran Premio nella F1.

La solidità di Mercedes in questo avvio di Mondiale

In quel pantano tecnologico che è diventato il Mondiale e che sta diventando una corsa ad eliminazione tecnica, con caduti eccellenti (le due McLaren manco partite così come l’Audi di Bortoleto e la Williams di Albon, Verstappen costretto a ritirarsi, Alonso pure dopo le sofferenze di una ambiziosa Aston Martin che vibra come se stesse affrontando uno sterrato sulle montagne peruviane e non su una pista), la Mercedes si sta dimostrando la scuderia che meglio sta interpretando il nuovo ciclo all’insegna della gestione dell’energia, del maggior peso dell’elettrico e sfruttando al meglio le pieghe del regolamento (vedasi il dibattuto rapporto di compressione).

Ma in questa F1 la vettura conta, certamente, ma anche la capacità del pilota di poterla domare, soprattutto nelle sue novità tecniche, e di poter tirare fuori il meglio evitando il campo minato di rischi associati alle nuove monoposto, tra turbo-lag, deployment e altri tecnicismi che possono essere croce e delizia (ma soprattutto croce) per i protagonisti del Mondiale.

Il team radio di Antonelli: il “my son” arrivato dal box

Tornando quindi ad Antonelli, la catarsi è iniziata sul finale della gara di Shanghai, dove al team radio il suo ingegnere di pista Peter Bonnington (già al fianco negli anni in Mercedes di Lewis Hamilton, che come vedremo ha conquistato il suo primo podio da ferrarista oggi) lo ha appellato così sull’onda dell’entusiasmo: “Andiamo Kimi, figlio mio!”.

Sebbene esistano interpretazioni che suggeriscano che quel “my son” sia stato proferito dal suo pigmalione, Toto Wolff, la sostanza non cambia: il 19enne Antonelli è davvero figlio di una Mercedes che lo ha accolto per tigna del manager austriaco contro tutto e tutti, difendendolo anche dopo lo scontro nel suo debutto con la vettura nelle FP1 di Monza 2024 e facendo capire che il ragazzo si farà, senza dover aspettare anni.

Ovviamente in un processo di crescita che contempla errori e passi falsi, anche in questo fine settimana come abbiamo visto nel pasticcio della Sprint.

Antonelli: “Ce l’abbiamo fatta”. Ma non manca l’autocritica

In lacrime davanti a David Coulthard per le consuete interviste a caldo dopo il GP, il rampante bolognese è parso sopraffatto dalle emozioni, com’è logico che sia. E ha ringraziato il team per averlo aiutato a “realizzare questo sogno”. “Volevo riportare l’Italia in vetta e ci siamo riusciti, nonostante l’infarto che mi è venuto a causa di un bloccaggio sul finale”, ha proseguito Antonelli.

Pur riconoscendo qualche sbavatura in partenza e nella prima curva, concedendo un po’ di spazio alle Ferrari, Kimi ha lodato il passo della sua W17 e anche uno start che tutto sommato è stato “migliore dei precedenti, che invece sono stati terribili, senza avere un buon feeling con la vettura”. Poi durante la gara altri momenti al cardiopalma, frutto di una certa rilassatezza, come la staccata non ottimale sulle battute finali. “Errori che non dovrò più commettere”, ha ammesso, oltre a riconoscere una certa fatica nel portare a temperature le hard dopo la sosta, a differenza delle Ferrari.

La rivalità con Russell: “Antonelli ha dimostrato che può andare più veloce”

Ma in buona sostanza Antonelli sa di aver guadagnato maggior fiducia nelle proprie capacità: “Da questo momento avrò un altro approccio, più consapevole del mio potenziale anche se battere George e tutti gli altri non sarà facile. Continueremo a spingere, siamo solo all’inizio”.

Il suo mentore, Wolff, si è tolto la soddisfazione a Sky Sport di poter affermare “ve l’avevo detto”, ovvero che il ragazzo aveva bisogno di “un anno per svilupparsi” e ora ha ottenuto la sua prima vittoria nella seconda gara del 2026. “Ha anche mostrato molta maturità in gara facendo vedere a Russell che può andare più veloce, ed ha acquisito maggiore calma rispetto allo scorso anno”.

Mercedes può per ora permettersi il lusso di un problema che vorrebbero avere le altre scuderie, ovvero due piloti che al momento sono forti uguali per la vetta del campionato. Al netto della maggiore esperienza di Russell, Antonelli è una treno saldo sulle sue rotaie che non conosce deviazioni, e che va dritto nel suo inarrestabile percorso di crescita. E la scuderia di Brackley in teoria potrebbe godersi un podio in Cina che va al di là del primo posto di Kimi e il secondo di Russell.

Hamilton: “Antonelli è in un team straordinario. Ecco cosa manca ancora alla Ferrari”

Al terzo infatti sale l’ex storico Hamilton, per la prima volta nella top 3 di un Gran Premio in veste Ferrari, e in quel di Shanghai dove conquistò nel 2025 la sua prima vittoria in rosso, ma nella Sprint. Il britannico ha fatto le sue congratulazioni a colui che ha ereditato il suo sedile sulla Mercedes: “Per me è stato un privilegio salire sul podio come pilota tra i più anziani condividendolo con un ragazzo che sta crescendo e lo sta facendo in un team straordinario”, ha spiegato a Sky Sport il ferrarista.

“Noi dobbiamo ancora spingere perché vogliamo stare davanti riducendo il gap dai rivali. Ma la vettura sta dando grandi soddisfazioni“, a differenza della pena infinita data da quella del 2025, al punto da sconfortare totalmente Hamilton. Il quale ha svelato in cosa consiste la differenza principale in questo momento tra Mercedes e Ferrari: “Si tratta della potenza: hanno un motore notevole, in particolare sul rettilineo. Io credo che abbiamo iniziato a sviluppare prima di noi, e quando ci sorpassano noi non possiamo fare nulla. Siamo però forti come loro in curva”.

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