Antica Fiera del Bestiame di Carcare, Pai e Osa: “Gli animali non sono prodotti ma individui”
- Postato il 29 agosto 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Carcare. “Da oggi a martedì non vado a Carcare”. È l’appello lanciato dal Partito Animalista Italiano (Pai) e dall’Osservatorio Savonese Animalista (Osa) in occasione della Antica Fiera del Bestiame” di Carcare dove, da sabato 29 agosto al primo settembre, si terrà” l’esposizione di animali destinati alla produzione di carne”.
Pai e Osa stigmatizzano la “scarsa sensibilità dimostrata nei confronti del benessere animale. In presenza di temperature che, anche alla fine di agosto, potrebbero essere ancora elevate, sarebbe stato ragionevole posticipare una manifestazione che comporta il trasporto, la permanenza e l’esposizione di animali in un contesto inevitabilmente stressante. Produrre carne comporta un consumo rilevante di risorse naturali, a partire dall’acqua, oltre all’utilizzo di enormi superfici agricole destinate alla produzione di mangimi e, in diverse aree del pianeta, alla conversione di ecosistemi naturali in terreni per l’allevamento”.
“L’appello non è ovviamente rivolto a chi attraverserà la fiera tra recinti e animali pensando già al prossimo piatto di carne ma a chi pensa che una mucca, una capra, una pecora o un altro animale esposto non è un prodotto ma un individuo. Speriamo almeno che siano garantite condizioni rigorose di trasporto, custodia ed esposizione, con particolare attenzione alle temperature, alla disponibilità di acqua, agli spazi e alla possibilità per gli animali di essere protetti dal sole e dal caldo. E si augurano inoltre che gli organi competenti effettuino controlli effettivi e puntuali”.
“La ricerca scientifica sta sviluppando alternative alla carne convenzionale, tra cui la cosiddetta carne coltivata, ottenuta attraverso colture cellulari senza la necessità di allevare e abbattere animali. In Italia, invece, una scelta legislativa medioevale ne ha vietato la produzione e la commercializzazione”.
Pai e Osa ritengono che “la tradizione meriti rispetto, ma che nessuna tradizione possa diventare un alibi per smettere di interrogarsi sul presente e sul futuro”.