Anna Bifani e l’impegno con i senzatetto: “A Torino accogliamo soprattutto uomini italiani tra i 25 e i 50 anni”
- Postato il 22 aprile 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 5 min di lettura
“L’attenzione verso i più fragili l’ho sempre avuta. Ma non pensavo che mi sarei occupata di chi aveva difficoltà proprio sotto casa, nella mia città. Invece dopo un viaggio un Cambogia, e grazie a mio padre che mi parlava dell’associazione Bartolomeo & C., fondata da Lia Varesio, il cui giornalino era presente in casa, sono diventata ‘ufficialmente’ volontaria qui dal 2010. Perché l’associazione ha questo nome? Fu scelto nel lontano 1979 in occasione di un giro notturno durante il quale la fondatrice e i volontari trovarono morto di freddo sotto un cumulo di stracci e cartoni Bartolomeo, un ‘barbone’ che dormiva sulla strada in una zona del centro storico di Torino”.
Anna Bifani ha 58 anni e di lavoro fa la fisioterapista ospedaliera. Nei primi anni di impegno con i senza dimora dedicava due sabati pomeriggio al mese per visitare le persone che dopo un lungo percorso avevano ottenuto la casa, controllando che tutto fosse in ordine. Oggi invece si occupa, insieme agli altri volontari, del Bivacco, una struttura vicino alla stazione di Porta nuova con 15 posti letti, dove le persone possono cenare, dormire in un letto pulito, fare colazione, scambiare due parole. “Per motivi di sicurezza”, spiega Anna, “il servizio notturno lo fanno solo i volontari uomini, a noi donne viene chiesto di fare il servizio pre-serale, quindi preparare e portare i piatti in tavola, rigovernare la cucina ma soprattutto interagire con gli ospiti”.
Al Bartolomeo & C. i volontari sono circa una trentina. Poi ci sono gli educatori Cesare e Paola e poi c’è Elda. Al mattino fanno i colloqui per accogliere le persone in difficoltà, aiutarle per pratiche burocratiche – come avere il medico di base, impossibile senza residenza – organizzare accompagnamenti in ospedali per visite. Dall’una alle tre e mezza c’è la distribuzione del sacco viveri. E poi ci sono momenti dell’anno in cui, anche, si va al museo o al cinema con gli assistiti. “Ogni tanto”, continua Anna, “ospiti e volontari fanno anche una gita sociale, dopo Pasqua o a settembre, al lago o al mare, un modo per stare più ore insieme in maniera meno strutturata”.
Oltre a questo, c’è tutto un lavoro di sensibilizzazione e conoscenza dell’associazione. “Si va dal rilasciare interviste, all’andare al termine delle messe per presentare le attività dell’associazione, dalle scuole ad associazioni come il Lions, sempre per raccontare la nostra realtà”, spiega la volontaria. “Inoltre, c’è tutta una serie di attività, ad esempio allestire il mercatino di Natale, oppure la sensibilizzazione dei colleghi di lavoro. Io non invito mai al coinvolgimento diretto, ma magari chiedo a qualcuno se ha voglia di cucinare qualcosa o se hanno indumenti da portare: sa qual è l’indumento che serve di più? Gli accappatoi, a cui non si pensa mai”.
Ma chi sono le persone che vengono aiutate? “Sono molto cambiate nel tempo”, continua Anna. “Prima c’erano individui con disturbi psichici, ora quelle che accedono al dormitorio sono uomini tra i 24 anni fino a 50 e oltre, uomini separati, che hanno perso il lavoro; abbiamo avuto anche persone con livello scolastico alto che sono state licenziate all’improvviso. I nostri assistiti, che oggi sono circa sessanta-ottanta, sono al 90% italiani, ma al dormitorio i migranti sono la metà e per questo servono anche alcune attenzioni, come evitare la carne di maiale e rispettare il Ramadan. Alcune fanno abuso di sostanze, prevalentemente alcool, oppure dipendono dal gioco, una cosa che per me è stata abbastanza una scoperta. Per questo a volte nelle nostre riunioni abbiamo degli esperti che ci spiegano questi fenomeni”.
L’obiettivo dell’associazione, però, non è solo accogliere in maniera empatica, ma anche avviare le persone all’autonomia. Chi arriva passa un periodo di un mese al Bivacco, mentre l’associazione cerca di inserirlo in piccoli progetti. La tappa successiva, per chi ha già una qualche forma di lavoro, è il passaggio alla struttura attigua, il Campo base, con quattro posti letto. È il passo che precede l’autonomia e la richiesta di una casa popolare. Le persone senza dimora sono seguite anche dagli “avvocati di strada”, che li assistono anche a livello legislativo.
Bartolomeo & C vive delle donazioni dei cittadini e di aziende, “infatti in occasione di Pasqua ci arrivano quintalate di uova, oppure indumenti come decine di felpe di ottima qualità”, commenta Anna. Chi vuole può decidere di sostenere anche un singolo progetto, un kit igiene, un sacco a pelo, il pane per un giorno per tutti, un pacco vivere mensile. Ma si può anche acquistare il libro “Dalla parte degli ultimi”, oppure l’originale gioco di società che simula la vita in strada e riproduce fedelmente la città di Torino.
Infine, ogni anno, viene realizzato un giornalino. “Era quello che vedevo in casa, quando ero piccola, quello che mi ha spinto a iniziare a fare la volontaria qui. Oggi”, conclude Anna, “oltre al bilancio e alle attività svolte, pubblichiamo anche i commenti di noi volontari. Ci scrivo anche io ed è un bel momento dove raccontare ciò che viviamo qui”.
L'articolo Anna Bifani e l’impegno con i senzatetto: “A Torino accogliamo soprattutto uomini italiani tra i 25 e i 50 anni” proviene da Il Fatto Quotidiano.