Andrea Sempio, "atti fotografati e passati illecitamente ai suoi legali": l'ombra del depistaggio
- Postato il 9 maggio 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
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Andrea Sempio, "atti fotografati e passati illecitamente ai suoi legali": l'ombra del depistaggio
Nell'inchiesta di Garlasco si allungano delle ombre sulla procuratrice di Milano e l'aggiunto, Mario Venditti. Contatti sospetti tra un luogotenente e l'indagato, Andrea Sempio. Atti fotografati e passati ai suoi legali. Insomma, l'ombra di un depistaggio.
È questo il quadro delineato dagli accertamenti dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, che stanno passando al setaccio quanto avvenuto attorno all'archiviazione di Sempio nel 2017. Al centro dell'attenzione ci sono i rapporti tra alcuni uomini dell'Arma, magistrati e la difesa dell'indagato, oltre alla possibile circolazione di documenti coperti dal segreto istruttorio.
Tra gli episodi finiti negli atti compare la presenza in tribunale, il 24 dicembre 2016, dell'allora luogotenente Maurizio Pappalardo, il giorno successivo alla prima notifica a carico di Sempio. Secondo gli investigatori, Pappalardo fotografò dal monitor di un computer un elenco di tabulati riferibili all'indagato "senza alcun motivo". Un passaggio che, annotano i carabinieri, "inquieta".
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Sotto la lente anche le annotazioni, le spillature e alcuni post-it presenti sul fascicolo investigativo Skp arrivato sulla scrivania del generale Luciano Garofano. Elementi che, secondo chi indaga, farebbero pensare a una circolazione anomala di materiale riservato. I militari scrivono infatti che "emergeva quindi senza ombra di dubbio come i legali di Sempio fossero venuti in possesso illecitamente della documentazione".
Negli atti vengono richiamate anche alcune conversazioni già note dell'epoca. Andrea Sempio avrebbe parlato di investigatori che "erano dalla nostra" e della "ciocca di miei capelli che però per dieci anni nessuna delle squadre di investigatori si è mai accorto". Anche il padre Giuseppe, intercettato, esultava perché "c'è l'archiviazione col nome, è importante", mentre in un altro dialogo si discuteva della necessità di trovare "la formula di pagare quei signori là".
Le successive perquisizioni avrebbero inoltre fatto emergere compensi per circa 60mila euro, mai transitati da circuiti bancari. Una cifra che gli investigatori ritengono sproporzionata rispetto all'attività svolta dai difensori, evidenziando come non fossero state richieste nemmeno le "copie di documentazione dal fascicolo".
Tra gli aspetti ritenuti più delicati ci sono poi i contatti tra il luogotenente Silvio Sapone e Sempio, definiti "assolutamente ingiustificati". In una conversazione, l'indagato commentava: "Secondo me era proprio lui che chiamava perché qua è lui quando mi ha proposto la roba".
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Infine, sotto osservazione sono finite anche alcune valutazioni preventive dell'allora procuratrice generale Laura Barbaini sugli elementi raccolti per chiedere la riapertura del caso. Nelle sue osservazioni parlava del "metodo fortemente censurabile sul piano probatorio" utilizzato dagli investigatori privati della Skp e di una relazione nata per "creare confusione". Secondo i carabinieri milanesi, alcuni appunti manoscritti recuperati negli uffici della Procura generale presenterebbero "tratti simili allo scritto trovato nel post-it". Resta però ancora da chiarire chi li abbia materialmente redatti.
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