Anche Vendone adotta (quasi all’unanimità) il neologismo “atefano”
- Postato il 23 luglio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Vendone. “Atefano”, un nuovo vocabolo per definire chi ha perso una figlia o un figlio, un vocabolo che, sino ad oggi, decine di Comuni ed Enti pubblici, Regione Liguria compresa, hanno adottato su richiesta dell’associazione Franchelli Aps, nata dalla volontà e dal dolore di una famiglia di genitori che in questo modo hanno trasformato l’angoscia in impegno morale.
In tutti i Comuni l’adesione a questo nuovo vocabolo è stata compatta, nessuno, per fortuna, ha mai voluto leggere in questa proposta un qualche retropensiero partitico, il dolore per la perdita di un qualsiasi caro, tanto più se è qualcuno che non sopravvive ai genitori, non ha certamente ideologia o colore politico. Non è un caso, quindi, che tutte le amministrazioni che hanno approvato l’uso di “Atefano” lo abbiano fatto convintamente e all’unanimità. Tutte? Non proprio, a Vendone, dove la pratica per l’adesione alla nuova parola è stata portata in Consiglio comunale mercoledì sera, la proposta del Sindaco Sabrina Losno è stata approvata con una sorpresa: una astensione. Chi si è astenuto non si è detto contrario ad Atefano, piuttosto che ci sarebbero cose più importanti di cui discutere. Posizione rispettabile come, in democrazia, tutte (o quasi) le posizioni, ma di fatto la discussione sul nuovo vocabolo è durata pochi minuti, certamente non abbastanza per distogliere l’amministrazione comunale di Vendone dai problemi che giornalmente devono essere affrontati.
Torniamo al vocabolo. L’iniziativa nasce dalla storia di Rachele, studentessa scomparsa nel 2024 a soli 16 anni a causa di un raro tumore cerebrale, e dall’associazione “Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini APS”, che ha scelto di trasformare un dolore immenso in una proposta di solidarietà e consapevolezza condivisa. In italiano esistono parole come “orfano” e “vedovo”, ma mancava ancora un termine per indicare un genitore che perde un figlio: “atefano” viene a colmare questo vuoto linguistico e simbolico. Riconoscere e nominare questo dolore significa restituirgli dignità, permettere alla comunità scolastica di accoglierlo e favorire una cultura dell’ascolto, della cura e della comprensione reciproca. Il neologismo ‘atefano’ nasce per crasi delle parole greche: ‘à-‘ (prefisso privativo), ‘té-‘ da ‘téknon’ (figlio), parola che esprime affetto e legame, e ‘-fano’, da ‘orphanòs’ (privo, mancante e orfano). L’Accademia della Crusca ha manifestato la disponibilità a valutare il riconoscimento ufficiale del termine “atefano”, a condizione che se ne diffonda l’uso nel linguaggio comune e nei contesti culturali.