Anche nell’era multipolare la superiorità aerea resta decisiva. Giancotti e Di Silvio spiegano perché
- Postato il 9 febbraio 2026
- Difesa
- Di Formiche
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Sapere cosa accade e capirne il significato è la chiave per gestire qualsiasi realtà, anticipandone e influenzandone gli sviluppi. Le realtà geopolitiche di questi anni Venti del terzo millennio sono straordinariamente complesse, veloci e contraddittorie, tali da porre grandi sfide al sapere e al capire.
Molti attori hanno ruoli e responsabilità in tali sfide, nell’ambito drammaticamente travagliato della sicurezza e della difesa: l’intelligence, la diplomazia, l’accademia e la ricerca, le Forze Armate, l’industria della difesa e altri. Molto lavoro, anche classificato, si svolge ogni giorno a tal fine. Ma non basta.
La costruzione, nella rete delle menti degli attori, di nuove idee e prospettive, di domande chiave abilitanti per l’indagine e di ipotesi di strategia deve essere un processo sistemico, qualitativamente elevato, distribuito e partecipato quanto più possibile, per produrre nuovo pensiero strategico diffuso.
Affinché la quantità e la qualità degli scambi arrivino a massa critica, producendo non solo una migliore comprensione per i decisori, ma anche una cultura contaminante, motivante e influente sui processi, inclusi quelli attuativi, a partire dai cittadini, dalla politica fino agli Stati maggiori, dai vertici aziendali a chi studia le tematiche, fino al livello operativo e alle scelte sul campo. Questa è la missione del Cesma (Centro studi militari aerospaziali) e di molti altri promotori del vivace dibattito su questi temi.
Il convegno “Dominio Globale: Geopolitica e Aerospazio nel Mondo che Cambia” del Cesma ha posto la domanda chiave, non solo per il settore aerospaziale, ma per il nostro Paese e per la sua collocazione nel mondo: come può contribuire il potere aerospaziale nel nuovo contesto geopolitico?
Lo ha fatto nel suo spirito: reperire competenze atte a scambi di valore tra tutti i portatori di interessi. Il dibattito sul contesto geopolitico ha sottolineato come, dalla fine dell’Unione Sovietica, il mondo si sia spostato verso una configurazione instabile e centrifuga, allontanandosi dalle precedenti egemonie. Oggi una crisi multipolare sempre più conflittuale accelera ulteriormente questo processo. Emergono dunque criticità strategiche che impattano anche, e in modo sostanziale, sull’aerospazio. Le filiere di approvvigionamento dei materiali critici e delle terre rare rappresentano una grande vulnerabilità, che in Europa non è ancora affrontata in modo adeguato.
Le sfide al sistema industriale della Difesa sono molteplici e fortemente interconnesse: dall’indisponibilità di risorse umane adeguate alla quantità e alla qualità delle imprese tecnologiche in sviluppo; dalle difficoltà di ramp up e scale up della produzione; alla necessità di massicci investimenti in ricerca e sviluppo; fino all’importanza e alle complessità della collaborazione in ambito Unione europea e oltre.
È emersa la necessità di un profondo approccio multidominio, con il settore spaziale come snodo e risorsa assolutamente centrale per le operazioni, e di una visione di Total Defence che integri l’intero Sistema Paese e i partner europei e non. In particolare, la priorità della Integrated Air and Missile Defence è apparsa molto elevata e una risposta importante potrebbe essere il Michelangelo Security Dome, di recente annunciato da Leonardo.
È stata ben evidenziata la valenza del processo di pianificazione strategica della Nato e dell’esercizio del Comando e Controllo come attrattore indispensabile per lo sviluppo delle capacità operative necessarie, alla luce di scenari drasticamente mutati negli ultimi anni. Tra questi, è emersa come centrale la grande sfida della Guerra ibrida: un attacco alla coesione interna e interalleata, già sottoposta a forti tensioni. Le autocrazie non tollerano divisioni interne e convergono anche in questo ambito per contrastare potenze percepite come avversarie, nel conflitto ucraino e negli altri scenari globali, peraltro tra loro interconnessi.
Altro è emerso per contestualizzare il ruolo del potere aerospaziale oggi ed è disponibile prossimamente nella registrazione dell’evento sul sito del Cesma.
In merito al suo impiego, oltre alla nuova rilevanza del dominio spaziale e del potere aeronavale nazionale, che ha visto proiezioni operative senza precedenti fino all’Indo Pacifico, alcuni concetti chiave sono stati sottolineati.
Innanzitutto, occorre guardarsi dal trarre lezioni generalizzate dall’impiego del potere aereo nel conflitto ucraino. La storia militare è ricca di esempi in cui l’ultima guerra viene assunta come modello per le successive. L’Ucraina è un caso specifico e va compreso nelle sue peculiarità.
Il potere aereo russo non ha fornito prestazioni adeguate. Pur mostrando alcune nicchie di eccellenza, non ha mai conseguito la superiorità aerea, né ha avuto successo in campagne massicce di Suppression of Enemy Air Defense (Sead), Counter Air, Air Interdiction o Close Air Support (Cas). Il rischio di perdite molto elevate ha impedito un impiego estensivo del potere aereo. Ciò non sorprende chi abbia seguito con attenzione sistemi, dottrina, addestramento ed esercitazioni dell’Aeronautica sovietica durante la Guerra Fredda e ne conosca i limiti strutturali. Né la crisi post sovietica né gli anni più recenti hanno prodotto cambiamenti radicali nell’Aeronautica russa, come dimostrano gli impieghi in altri conflitti, dalla Cecenia alla Georgia, con solo parziali miglioramenti in Siria.
Certamente, le capacità missilistiche russe, sia quelle tradizionali sia quelle innovative, rappresentano una minaccia rilevante e concreta. Esse sono state tuttavia impiegate sostanzialmente in luogo del potere aereo, insieme alla più economica guerra dei droni.
Il potere aereo ucraino, dal canto suo, non ha mai posseduto né la qualità diffusa, né la massa critica, né gli elementi sistemici, gli abilitatori e i moltiplicatori necessari a conseguire l’elevata efficacia che caratterizza il miglior impiego occidentale del potere aereo.
L’esplosione della guerra con droni è stata inizialmente una risposta asimmetrica ad approcci bellici esistenti, incapace di produrre effetti sistemici. In rapida evoluzione, è però divenuta un fattore rilevante dell’equazione operativa, certamente non l’unico. La sua rilevanza dipende dal contesto operativo, dagli assetti disponibili, dai costi, dagli obiettivi strategici e da molte altre variabili. Ciò nonostante, la guerra con droni deve ormai essere padroneggiata, come lo è stato il potere aereo, e in tempi molto rapidi. È necessaria un’integrazione costo efficace dei due ambiti attraverso il comando e il controllo, da gestire in modo proattivo e adattivo. In questa direzione, alcuni passi sono già stati compiuti.
Le Aeronautiche occidentali sono le meglio equipaggiate e addestrate al mondo, fondate su un approccio profondamente sistemico e su capacità di comando e controllo di eccellenza. Sono pronte a operare insieme come un unico sistema, in coalizione, con il massimo livello di efficacia, a condizione che siano disponibili gli abilitatori necessari.
La guerra dei dodici giorni, in cui l’Idf ha dominato i cieli dell’Iran e generato molteplici e rilevanti effetti sulla superficie attraverso un approccio multidominio profondamente integrato tra funzioni aerospaziali, intelligence, operazioni speciali e altro, ne è esempio di eccellenza. Grazie anche ai caccia F 35, una potenza regionale ben armata e in stato di massima prontezza ha subito l’Air Dominance per tutto il tempo necessario alle operazioni del piccolo Israele.
Simile concettualmente, seppur su scala minore, il clamoroso intervento Usa in Venezuela ha confermato quanto ben noto: la capacità operativa reale non è una somma dei fattori di potenza, ma ne è il prodotto. Se si azzerano uno o più di essi, l’equazione va a zero. Il primo e di gran lunga più importante di questi fattori è la cultura operativa, che appronta gli strumenti necessari e li innova continuamente, ne concepisce la massima sinergia sistemica e ne gestisce efficacemente l’applicazione. La Difesa venezuelana, inclusi i temibili S-400 russi acquisiti a caro prezzo per proibire i cieli a qualunque aggressore, ha lasciato arrestare il suo comandante in capo nella sua capitale da una cultura operativa superiore, con forze ridotte.
Il potere aerospaziale non è in grado di risolvere tutti i problemi strategici, né di sviluppare operazioni decisive in tutti i contesti. Tuttavia, sempre integrato con le altre componenti, può essere prevalente e spesso risulta strumento decisivo. La campagna aerea Allied Force nella guerra del Kosovo del 1999 ha rotto in 78 giorni lo stallo sul terreno tra forze serbe e kosovare e ha imposto il negoziato a Belgrado.
Certamente improponibile sul piano politico, ma sul piano tecnico operativo, una campagna aerea sviluppata dal miglior potere aerospaziale di standard occidentale e integrata con le operazioni dei droni potrebbe rovesciare la campagna ucraina e condurre al negoziato. In Europa sono oggi circa 300 F 35, in crescita verso 600: sistemi d’arma stealth di quinta generazione, disegnati e approntati per sconfiggere le più avanzate difese aeree avversarie. Insieme alle molte centinaia di velivoli di quarta generazione e a un comando e controllo avanzato multidominio, costituiscono un deterrente formidabile, non vincolato a scomodi, rischiosi e potenzialmente costosi schieramenti sul terreno.
Una forza “oltre l’orizzonte”, dissuasiva e, se necessario, decisiva, da impiegare in modo credibile, colmando progressivamente i gap capacitivi esistenti attraverso un processo di pianificazione che sappia promuovere la piena assunzione di responsabilità europea, qualora necessaria, come i nostri alleati americani chiedono da tempo. L’iniziativa di Leonardo denominata Michelangelo Security Dome, tesa a integrare sensori ed effettori per la difesa aerea e antimissile in un unico sistema di C2, può rappresentare un esempio concreto e un passo in questa direzione.
Il convegno del Cesma ha meritoriamente riproposto il tema: il potere aerospaziale come “potere di proteggere” gli interessi e i valori fondamentali dell’Italia e dei Paesi amici e alleati. Come ricordato dal sottosegretario Matteo Perego di Cremnago e dal capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Antonio Conserva, il suo ruolo è centrale. Il suo potenziale appare, nel dibattito pubblico, sottovalutato e non pienamente compreso.