Anche il volley a lezione da... Infantino: la FIVB vuole i mondiali in inverno e pensa a fare cassa (e non ai giocatori)
- Postato il 1 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Se la FIFA fa arrabbiare il mondo del calcio, la FIVB (ovvero la sua omologa del volley) non vuol essere da meno. E ha pensato bene di surriscaldare il clima negli ambienti della pallavolo mondiale rimodulando il calendario, aprendo a scenari che non sembrano andare a genio a nessuno. Roba che Infantino spostati.
- Il piano della FIVB: spostare le nazionali in inverno
- Le leghe italiane sul piede di guerra: "Atto gravissimo"
- L'Italia però è "sola" in questa battaglia (per ora)
Il piano della FIVB: spostare le nazionali in inverno
Già l’idea di stravolgere il calendario degli appuntamenti del quadriennio, con la scelta di prediligere i mondiali ogni due anni e lasciare i tornei continentali negli anni pari (peraltro sovrapponendosi ogni 4 anni con le olimpiadi), aveva fatto storcere il naso a più d’uno. Ma alla fine il progetto era andato in porto, con l’Italia che peraltro è stata la prima a beneficiarne, dato che lo scorso anno, primo anno dispari con un titolo iridato in palio, ha conquistato la medaglia d’oro, bissando il trionfo del 2022.
Adesso però la FIVB vorrebbe andare oltre: non le basta più giocare la competizione iridata con cadenza biennale, la vuole spostare in inverno, di fatto andando a spaccare in due la stagione dei club. Ed è questa la ragione che ha portato la Lega Pallavolo Serie A maschile e la Lega Volley femminile ad alzare la voce: interrompere l’annata dei club per far spazio alle nazionali viene considerata una follia bella e buona, per giunta in una disciplina che non deve sottostare alla variabile meteorologica (come ad esempio il calcio, che nel 2022 giocò i mondiali a dicembre perché a giugno in Qatar le alte temperature non avrebbero consentito il regolare svolgimento del torneo, così come accadrà nel 2034 in Arabia Saudita).
Le leghe italiane sul piede di guerra: “Atto gravissimo”
In un comunicato congiunto, le due leghe hanno espresso tutto il loro malcontento e la preoccupazione che una simile decisione possa finire per generare confusione e problemi alle società, che (va sempre ricordato) sono quelle che pagano i giocatori. “Una scelta di questo tipo comprometterebbe gravemente la regolarità dei campionati nazionali, pregiudicherebbe il valore economico, sociale e sportivo che i club hanno costruito negli anni attraverso ingenti investimenti, altererebbe la preparazione tecnica e atletica delle squadre, aumenterebbe il rischio di infortuni e renderebbe definitivamente insostenibile un calendario già oggi eccessivamente congestionato”, si legge nella nota.
“I Presidenti chiedono alla FIVB di abbandonare qualsiasi ipotesi di collocazione di eventi internazionali nel pieno della stagione dei club, precisando sin d’ora che ogni decisione idonea a compromettere il valore economico e sportivo dei campionati nazionali comporterà l’assunzione delle conseguenti responsabilità da parte di chi l’avrà adottata. Il rispetto dei campionati nazionali non è negoziabile. Difendere i club significa difendere la sostenibilità, la credibilità e il futuro della pallavolo a livello internazionale”.
L’Italia però è “sola” in questa battaglia (per ora)
Se in Italia la levata di scudi è stata totale, all’estero per il momento hanno fatto orecchie da mercante. Perché un mondiale collocato a gennaio e febbraio potrebbe offrire alle nazioni ospitanti maggiore visibilità rispetto a un torneo disputato a fine estate. Tra l’altro nelle intenzioni di Fabio Acevedo, presidente FIVB, ci sarebbe la volontà di estendere il cambio di calendario anche ai tornei continentali, così da lasciare spazio in estate unicamente a VNL e (ogni 4 anni) al torneo olimpico.
Il tutto per avere maggiore introiti e spazi sui media, visto che a inizio anno non ci sono competizioni internazionali di altre discipline di tale rilevanza (a parte i giochi olimpici invernali ogni 4 anni, con le dovute proporzioni). E questo permetterebbe alla FIVB di elargire maggiori introiti alle federazioni, che a differenza di quelle calcistiche sembrano essere molto più attratte all’idea di aumentare i cordoni della borsa, anche a costo di stravolgere i campionati nazionali.
I giocatori però, già gravati da calendari che richiedono sforzi enormi (il tema degli infortuni è diventato preminente nelle ultime annate), potrebbero a loro volta alzare la voce e fermare il piano di Acevedo. Perché al solito nessuno penserà alla loro integrità, sebbene senza di loro non ci sarebbe alcun mondiale da giocare.