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“Anche i servizi segreti francesi sapevano dei safari umani in Bosnia”: la nuova testimonianza raccolta dall’autore de “I cecchini del weekend”

  • Postato il 29 aprile 2026
  • Giustizia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Anche i servizi segreti francesi sapevano dei safari umani in Bosnia”: la nuova testimonianza raccolta dall’autore de “I cecchini del weekend”

“I servizi segreti francesi sapevano dei safari umani in Bosnia”. A dirlo è Ezio Gavazzeni, autore del libro “I cecchini del weekend” (ed. PaperFirst). Lo scrittore, che lo scorso anno ha presentato l’esposto dal quale è partita l’inchiesta della Procura di Milano, ha raccolto una nuova testimonianza. “Si tratta di un documento che è stato depositato nel primo municipio di Parigi il 23 aprile 2026, come da timbro” racconta Gavazzeni. Il protagonista di questa storia è “un signore franco croato laureato in relazioni internazionali che nel 1992 si trovava in Francia”. E proprio in quell’anno, con lo scoppio della guerra nei Balcani, racconta Gavazzeni, sarebbe stato avvicinato da “una signora che gli presenta un biglietto da visita dove si presenta come una persona dei servizi segreti francesi e gli fa capire che con l’inizio della guerra, lui non era più una persona gradita”.

L’uomo decide di “trasferirsi nei Balcani dove inizia a lavorare per il ministero degli Interni. Il suo compito era aiutare i giornalisti che volevano andare a raccontare il fronte”. Ma alla fine del 1993 “riesce a rientrare in Francia e a quel punto viene avvicinato ancora da quella stessa persona dei servizi che lo interroga chiedendogli se ha mai sentito parlare dei safari umani. Lui nega – conclude Gavazzeni – ma la domanda fa capire che i servizi segreti francesi sapevano di questo fenomeno”. Una testimonianza che si aggiunge a quelle raccolte nel libro “I cecchini del weekend”. “Vanno tutte nella stessa direzione” commenta Gavazzeni che a margine della presentazione del suo libro aveva raccontato al Fattoquotidiano.it che anche i servizi italiani erano a conoscenza di questo fenomeno.

“A un certo punto i militari dell’intelligence bosniaca nel 1993 avvertirono la locale sede del Sismi che c’erano dei cacciatori italiani sulle colline intorno a Sarajevo – spiega Gavazzeni – Il Sismi risponde due mesi dopo dicendo che questi cacciatori sono stati riconosciuti, sono stati intercettati e rimandati a casa loro aggiungendo poi che questo traffico sarebbe stato interrotto, cosa non vera”. L’indagine condotta dal pm Alessandro Gobbis intanto prosegue. Lunedì è stato convocato in Procura uno dei quattro indagati per omicidio volontario. Un imprenditore brianzolo di 64 anni che si è avvalso della facoltà di non rispondere. E nei giorni scorsi, i rappresentanti del comune di Sarajevo hanno dato incarico formale ai legali Nicola Brigida e Guido Salvini per assisterli come parte offesa in un eventuale futuro processo. Un team di legali che saranno affiancati anche dallo scrittore Ezio Gavazzeni e dalla criminologa Martina Radice in qualità di consulenti.

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Il Fatto Quotidiano

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