Amt, nel piano 300 dipendenti in meno e tagli al servizio. I sindacati: “Non saranno i lavoratori a pagare”

  • Postato il 9 febbraio 2026
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  • Di Genova24
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bus amt sera notte fuori servizio

Genova. Riduzione di organico di circa 300 unità entro il 2031 a fronte di una “diminuzione dei volumi di servizio offerto”, efficientamento di turni di lavoro e introduzione dei contratti part-time, riconversione degli inidonei alla guida ad attività di verifica dei titoli di viaggio per contrastare l’evasione. Sono le misure di efficientamento previste dal piano di risanamento di Amt, analizzato negli ultimi giorni dai sindacati dopo l’incontro di giovedì col presidente Federico Berruti. Un pacchetto che varrà complessivamente 20 milioni di euro, più di quanto ipotizzato negli scorsi mesi.

“Come abbiamo già ribadito verbalmente a tutti i soggetti coinvolti, e firmato il 2 ottobre 2025 nonché il 5 gennaio 2026, le organizzazioni sindacali non sono e non saranno disponibili a sottoscrivere accordi sindacali che siano peggiorativi delle condizioni economiche e normative del personale“, scrivono in una nota congiunta Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal.

Nel corso delle prossime settimane sono stati calendarizzati cinque incontri tra sindacati e Amt per la discussione delle misure di efficientamento. “L’approccio al tavolo negoziale sarà quello di ricercare misure di migliore conciliazione vita-lavoro che possano essere compatibili con le necessità aziendali – proseguono le sigle -. La situazione di Amt è sicuramente molto complessa e necessità di attenta valutazione e presa di coscienza da parte di tutti gli attori coinvolti. Certo è che non dovranno essere i lavoratori, che sicuramente hanno fatto il loro dovere, a pagare errori o sottofinanziamenti che non sono di loro competenza”.

Nel piano si parla anche del cosiddetto fondino per l’esodo incentivato con l’obiettivo di mandare in pensione 100 dipendenti all’anno, redistribuzione più equa del premio di risultato, recupero del monte ferie pregresso e riduzione dell’assenteismo, aumento della produttività chilometrica.

Ciò che si dice tra le righe, al netto della posizione dei sindacati, è che nei prossimi anni gli utenti vedranno nuovi tagli al servizio, considerati necessari per risanare l’azienda dopo la crisi esplosa la scorsa estate. Dunque non solo una temporanea riorganizzazione dell’orario per prendere atto della ridotta disponibilità di mezzi (e autisti), ma un piano a lungo termine che punta a ridurre i chilometri percorsi, in ambito extraurbano ma anche urbano.

Del resto il Comune di Genova, assicurando che la revisione delle linee legata agli assi di forza non entrerà in vigore prima del 2027, ha detto nello stesso comunicato stampa diffuso sabato che “la situazione di crisi di Amt renderà certamente necessario intervenire sull’organizzazione delle linee, probabilmente anche prima dell’entrata in servizio dei quattro assi”. Parole dalle quali si evince che il piano avrà a che fare anche con un riassetto della rete dopo l’ultima rivoluzione datata 2011, in tempi di austerity per il trasporto pubblico.

I sindacati ricordano che “il Tribunale ha autorizzato fino al 20 febbraio 2026 le misure di protezione nei confronti di Amt contro eventuali azioni da parte dei creditori, pertanto risulta assolutamente essenziale per il percorso di risanamento la proroga delle misure per ulteriori 120 giorni”. Proroga su cui la sindaca Salis negli scorsi giorni si è detta “fiduciosa“, spiegando che l’obiettivo è “ripristinare nel più breve tempo possibile un servizio di trasporto pubblico efficiente e di qualità per la città”.

“Superata la fase di rinnovo delle misure protettive e consolidata la rivisitazione del contratto di servizio, attraverso maggiori risorse da Regione Liguria e dal Comune di Genova, sarà necessario, sempre da parte degli enti locali, il percorso di ricapitalizzazione della società”, sottolineano i sindacati.

Su questo punto non è arrivata la fumata bianca attesa venerdì dopo l’incontro tra l’esperto Giovanni Mottura e gli enti coinvolti, ma è certo che servirà un’iniezione importante già nel 2026 con 98 milioni di liquidità e altri 40 milioni di immobilizzazioni. All’operazione parteciperanno il Comune e la Regione, ma non è ancora chiaro in quali proporzioni e, di conseguenza, come cambierà l’assetto azionario dell’azienda.

Autore
Genova24

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