America First? Non nella cantieristica. Agli Usa in guerra servono navi e sottomarini, così Trump apre agli appaltatori stranieri
- Postato il 22 agosto 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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America First. Ma fino a un certo punto. Il presidente americano Donald Trump firma un memorandum che autorizza appaltatori esteri a costruire unità della Marina militare e scoppiano le polemiche. L’obiettivo per il capo della Casa Bianca è duplice: accelerare la produzione e smaltire le attività arretrate, in un periodo che vede gli Stati Uniti impegnati in una crisi delicata come quella con l’Iran e il controllo dello Stretto di Hormuz. Ma l’iniziativa del tycoon non piace a tutti: ci sono proteste bipartisan e da parte di Shipbuilders Council of America, l’organizzazione che tutela e promuove i cantieri navali americani.
Rebuilding the United States Navy and America’s shipbuilding industrial base. Così si intitola l’iniziativa presidenziale che tratta una serie di temi, tra cui l’avvio di un quinto cantiere per la manutenzione di sottomarini e portaerei e la sostituzione delle rampe di lancio elettromagnetiche nelle portaerei classe Ford con quelle a vapore e idrauliche.
Ma è il tema dei cantieri affidati a compagnie non americane a suscitare perplessità. Al primo punto si legge: “La Marina degli Stati Uniti ha subito una serie di battute d’arresto nella costruzione navale derivanti da progetti eccessivamente complessi e da procedure iterative di modifica del progetto che hanno comportato un aumento dei costi, ritardi e cancellazioni. La mancanza di capacità e di concorrenza tra i cantieri navali ha determinato un ingente accumulo di ordini in sei importanti programmi di costruzione navale della Marina e un settore della costruzione navale commerciale non competitivo a livello globale. Una base industriale cantieristica atrofizzata, unita a una base di fornitori limitrofi ridotta, ha amplificato i ritardi e aumentato i costi”.
Da qui la necessità di attivare il “modello finlandese”, come espresso nella sezione 3 (Espansione degli investimenti e della concorrenza nella base industriale marittima degli Stati Uniti): “Ho stabilito – scrive il presidente – che è nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti aumentare la capacità di costruzione navale nazionale utilizzando il Memorandum d’intesa del 9 ottobre 2025 tra gli Stati Uniti e la Finlandia per quanto riguarda la costruzione di rompighiaccio di medie dimensioni come modello. Questo ‘modello finlandese’ sarà utilizzato per un massimo di tre classi di navi”. Dunque, la Marina americana apre all’industria alleata, con alcune condizioni per gli appaltatori. La Casa Bianca sottolinea che le compagnie straniere dovranno, simultaneamente all’avvio dei lavori, avviare o acquisire un cantiere navale su suolo americano, creare un indotto di approvvigionamento rivolgendosi a ditte americane e avvalersi di manodopera americana.
Rassicurazioni che non sono bastate a placare i malumori. Il deputato democratico Jared Golden scrive così: “Non so come dovremmo prendere sul serio le altisonanti dichiarazioni di America First di questa amministrazione, quando sembra decisa a delocalizzare i posti di lavoro nel settore della cantieristica navale americana e, ora, a vendere i cantieri navali americani a società straniere. Per fortuna, la Camera ha già dato il suo sostegno bipartisan alla mia proposta di legge per bloccare questo miope piano di delocalizzazione e il Senato è pronto a fare lo stesso. Il Congresso deve prendere sul serio il suo compito di proteggere la sicurezza nazionale e i posti di lavoro americani”. Altrettanto polemico è stato Matthew Paxton, presidente di Shipbuilders Council of America: “Sebbene gli investimenti esteri nei cantieri navali e negli impianti statunitensi siano lodati per il raggiungimento degli obiettivi dell’amministrazione di rivitalizzare la base industriale cantieristica, l’ordine impartito al Dipartimento della Guerra di costruire all’estero non fa altro che minare il Piano d’azione marittima federale e gli investimenti generazionali nella cantieristica navale commerciale e governativa. Ogni scafo costruito all’estero rappresenta domanda, posti di lavoro e capacità industriale sottratti ai cantieri navali americani che questa Amministrazione si era impegnata a ricostruire”.
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