Tuttiquotidiani e completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

All’Unical la storia del killer pentito: presentato il libro “Un’altra pelle”

  • Postato il 23 aprile 2026
  • Notizie
  • Di Quotidiano del Sud
  • 0 Visualizzazioni
  • 5 min di lettura
All’Unical la storia del killer pentito: presentato il libro “Un’altra pelle”

Il Quotidiano del Sud
All’Unical la storia del killer pentito: presentato il libro “Un’altra pelle”

Presentato all’Unical il libro “Un’altra pelle” del giornalista Antonio Anastasi sull’ex killer Cortese oggi collaboratore di giustizia. Iniziativa nell’ambito delle attività del corso di Pedagogia dell’antimafia.


RENDE (COSENZA)– Raccontare per rompere il silenzio, per guardare in fondo alle cose e non fermarsi alla superficie. Per riflettere e, di conseguenza, reagire. È il messaggio prezioso che porta con sé il libro del giornalista del Quotidiano del Sud e scrittore Antonio Anastasi, Un’altra pelle, presentato, ieri pomeriggio, all’University Club nell’ambito dei seminari di Pedagogia dell’Antimafia tenuti dal Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Unical.

IL SEMINARIO ALL’UNICAL E LA FIGURA DI SALVATORE CORTESE NEL LIBRO UN’ALTRA PELLE

Una platea attenta e numerosa di studenti ha partecipato all’incontro, introdotto e coordinato dal professor Giancarlo Costabile, nel corso del quale è stato illustrato il contenuto del volume dedicato alla figura dell’ex killer della ‘ndrangheta di Cutro, oggi collaboratore di giustizia, Salvatore Cortese. Un libro che scava a fondo nel passato criminale dell’ex braccio destro del boss Nicolino Grande Aracri, ripercorrendo la sua “discesa agli inferi”, dai traffici di droga agli omicidi più spietati, per poi esplorare le ragioni alla base della redenzione, della scelta, non facile, di intraprendere un percorso di collaborazione con la magistratura e spezzare i legami dell’appartenenza mafiosa, per iniziare una nuova vita.

Dopo i saluti istituzionali del prorettore vicario dell’Unical, Stefano Curcio, è toccato alla direttrice del DiCES Maria Mirabelli introdurre il tema, partendo proprio dal titolo dell’opera – la seconda data alle stampe da Anastasi dopo “La storia di Mano di gomma”, sempre edita da Pellegrini -: un titolo che è «una bussola, un invito a riflettere su una realtà che cambia, che ci chiede di non voltarci dall’altra parte, non essere indifferenti».

LA ‘NDRANGHETA COME SISTEMA CULTURALE E LA “LENTEZZA” PER CAPIRE

A seguire, gli interventi degli ospiti – intervallati dalle “pillole di antimafia” a cura dell’educatrice Flavia Cotroneo –, primo fra tutti quello dello storico delle mafie e docente presso la “Queen’s University” di Kingston, Antonio Nicaso, nonché autore della prefazione del libro.  Il professor Nicaso, in videocollegamento, ha parlato della ‘ndrangheta come «sistema culturale che si costruisce nel tempo»: uscire da questo “sistema” significa, pertanto, «non solo andare via, ma ridefinire sé stessi». Cambiare pelle, appunto. Perché la pelle non è qualcosa che si indossa, ma che aderisce, definisce chi siamo. Poi, il richiamo al pensiero dell’indimenticato Nuccio Ordine e al suo concetto di “lentezza” come condizione imprescindibile per comprendere e che, nel caso del libro di Anastasi, diventa necessaria per soffermarsi e capire.

IL RUOLO DELLA MAGISTRATURA E IL COMPITO DEL CRONISTA

Il procuratore capo di Crotone, Domenico Guarascio, anch’egli collegato da remoto, si è soffermato sul ruolo della magistratura nella lotta alle mafie, che è quello di offrire un contributo il più possibile asettico e scientifico. «La criminalità cutrese è stata quella più capace di fare sistema nella provincia di Crotone. Nel libro di Anastasi troviamo il sistema di relazioni nella ‘ndrangheta crotonese, un sistema pauroso, inquietante, poi c’è la parte umana. Ad Anastasi va il merito di averli raccontati entrambi, senza preconcetti», ha affermato Guarascio.

È toccato, invece, al direttore responsabile dell’Altravoce-il Quotidiano, Rocco Valenti, spiegare qual è il compito del cronista in una terra di ‘ndrangheta: quello di raccontare, anche il male. «Il male non si combatte facendo finta di niente. Il male, se c’è, va raccontato. Anastasi ha raccontato una storia, come fa tutti i giorni sulle pagine del giornale. Il suo libro – ha ribadito Valenti – ci costringe a pensare, a riflettere, soprattutto sul concetto di “normalità”».

LA REDENZIONE E IL SIGNIFICATO PROFONDO DELLA COLLABORAZIONE

Un concetto che diventa relativo, se si pensa che per l’ex killer il suo passato era la “normalità”, ma che poi si pente perché desidera una vita “normale”. In quest’ottica, il volume di Anastasi rappresenta un atto di impegno civile, incarnando ciò che il giornalista è chiamato a fare: «Il nostro lavoro – ha detto, infine, il direttore del Quotidiano – vuol dire coltivare, assaporare quella cosa che si chiama libertà, ideali». Proprio all’autore sono spettate le conclusioni. «Sono voluto andare oltre le carte giudiziarie – ha spiegato Anastasi al pubblico – e, per farlo, ho incontrato Cortese in modalità protetta, in più sessioni. Il racconto parte da un tatuaggio che rappresenta l’Isola di Favignana, un richiamo al mito fondativo delle mafie che l’ex killer ha inciso per sempre sulla propria pelle insieme ad altri simboli del suo passato.

Ecco che, dal momento in cui inizia a collaborare, il suo corpo continua a raccontare ciò che lui stesso ha deciso di rinnegare. Collaborare significa rompere la catena dell’omertà, vincoli e legami familiari, attraversare il senso del vuoto che deriva dalla perdita, dal lasciarsi alle spalle ciò che si è stati».

Il Quotidiano del Sud.
All’Unical la storia del killer pentito: presentato il libro “Un’altra pelle”

Autore
Quotidiano del Sud

Potrebbero anche piacerti