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Allegri e il futuro in Nazionale: "Parla la mia storia". Poi risponde a Chivu: "Alla Juve non l'ho mai detto"

  • Postato il 18 aprile 2026
  • Di Virgilio.it
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Allegri e il futuro in Nazionale: "Parla la mia storia". Poi risponde a Chivu: "Alla Juve non l'ho mai detto"

Tra presente e futuro, Massimiliano Allegri torna a parlare alla vigilia di una sfida delicata contro il Verona, lasciando intravedere molto più di quanto sembri. Dalle difficoltà recenti alla necessità di ritrovare ordine, il campo resta la priorità, ma sullo sfondo si muovono scenari ben più ampi. Il tema della panchina rossonera si intreccia con le voci sulla Nazionale. Non manca poi una replica elegante a Chivu, che riapre il dibattito su ambizioni e obiettivi. Segnali, più che dichiarazioni: abbastanza per capire che le prossime settimane diranno molto.

Allegri, la sfida al Verona e le parole di Gabbia

“Nelle ultime quattro partite abbiamo perso tre volte senza segnare e domani è una gara importante per cercare di tornare alla vittoria. Il Verona è una squadra fisica e ancora viva, bisogna tornare a fare le cose in modo ordinato. Con l’Udinese non lo abbiamo fatto e ora dobbiamo evitarlo. Mancano sei partite e domani è un match importante per raggiungere l’obiettivo, bisogna giocare a calcio con serenità facendo una partita di compattezza e ordine” – così Allegri ha aperto la conferenza stampa

Il tecnico ha risposto anche alle frasi di Gabbia che si è espresso in favore della permanenza di Max: “Mi hanno fatto piacere le sue parole. Siamo arrivati a questo punto tutti insieme, io posso aiutarli solo a farli perdere ogni tanto. La società anche è vicina. I finali di stagione sono sempre importanti, a novembre nessuno parla di obiettivi, poi da marzo si incomincia a farlo. Bisogna fare un altro passettino. I ragazzi hanno bisogno di serenità per rifare quello che hanno sempre fatto. Chi fa 24 partite senza perdere ha dei valori. Ora abbiamo tutti a disposizione ora l’obiettivo totale deve venire in primo piano rispetto a quelli personali”.

I fischi a Leao come crescita

Allegri ha parlato anche dei fischi di San Siro a Leao: “Gli sono serviti, ha capito che nella vita non sempre tutte le cose vanno per il meglio. Questa cosa può farlo crescere. Ha fatto una buona settimana di allenamento. Sono convinto che gli attaccanti torneranno a segnare. Per prima cosa però ripeto bisogna ritrovare l’ordine. Con l’Udinese non siamo stati neanche un minuto schierati in fase difensiva e non deve succedere”. Sul futuro di Maignan, Modric e Rabiot, legato alla sua permanenza: “Io so solo una cosa. In questo momento tutte le forze vanno concentrate sull’obiettivo finale.

Tutti quelli che lavorano a Milanello devono pensare a questo. Al di sopra di tutto ci sta sempre il club Milan, sopra presidenti, dirigenti, allenatori, giocatori. Tutti dobbiamo lavorare per il club. Per me i miei giocatori sono i migliori di tutti e loro devo sostenere anche me e lo hanno fatto. Questa estate la società ha lavorato bene, abbiamo ottimi calciatori, con alcuni straordinari e questa è una buona base. Per rinforzare questa base bisogna andare in Champions. Gli step sono due: prima andare in Champions e poi programmare il futuro

Allegri e il futuro come ct dell’Italia

Sulla sconfitta del Como e la lotta al terzo e quarto posto: “Non hanno vinto loro, ma ci sta la Juve a tre punti e la Roma a 6. 63 punti non bastano per andare in Champions, quindi bisogna fare dei punti. Dopo il Verona penseremo alla Juve, uno step alla volta, due partite insieme non ce le fanno giocare”. Sull’ipotesi ct della Nazionale, Allegri è stato chiaro ma non troppo sbottonato: “In queste settimane stanno parlando tutti, gli unici che non parlano sono i miei amici di Livorno. Ma è normale. Tutti gli anni si arriva a questo periodo dove si dice “quello va di lì”. Ma è bello per questo, altrimenti non si parlerebbe nei Bar. Una cosa che conta è il risultato finale, attraverso le prestazioni. Ora noi abbiamo un obiettivo chiaro e bisogna arrivarci.

Se devo rassicurare i tifosi sul futuro? La mia storia da allenatore parla chiaramente, ho fatto 4 anni al Milan, 8 alla Juve, i cambiamenti non fanno parte del mio Dna. Mi piace lavorare nelle aziende e anche ora il Milan come azienda va resa competitiva e sostenibile”.

Come far crescere il Milan

“Che passi deve fare il Milan per crescere? Una società di calcio deve essere competitiva e sostenibile ma tutto ruota intorno al risultato, è semplice. Se fai risultato la società diventa più forte, il brand Milan è tra i più importanti al mondo ma dipende dal risultato. Noi abbiamo una responsabilità, oltre a fare bel gioco dobbiamo posizionare il Milan in Europa. Semplificando la cosa, tutto ruota intorno al risultato. Basti pensare che quando si perde si sta male una settimana” – ha spiegato Allegri.

Poi ha proseguito: Cosa deve migliorare nella società? La forza sta nel riconoscere e lavorare sui propri limiti, se si riconosce questo si possono ottenere risultati migliori. Ci sono dei dati in Champions che dicono che le prime 4 sono le prime del fatturato. Se non ci arrivi con le forze economiche bisogna avere una strategia, consapevoli dei limiti che possiamo avere che possono diventare punti di forza. Lavorare sui limiti non è una vergogna. Il margine d’errore rispetto a uno che può spendere 300 è diverso. Tu che spendi 20 o 50 hai un margine d’errore minore. L’ambizione del Milan deve essere vincere la Champions, ma la realtà è un’altra”.

Gli incontri con la società

Sugli incontri con la società, Allegri è stato netto: “Si parla dell’annata, ma poi si parlerà dopo aver raggiunto l’obiettivo, che può arrivare anche all’ultima giornata. Se domani non dovessimo vincere non vorrebbe dire aver perso la possibilità di andare in Champions. Poi è normale che se su 4 partite ne perdiamo 3 ci facciamo delle domande. Ma domani l’unica cosa a cui pensare è vincere la partita. Il rischio è perdere certezze ma non deve succedere. Perché non dico voglio restare e perché la società non dice Allegri sarà il nostro allenatore l’anno prossimo? L’ho detto anche prima, la mia storia di allenatore dice che sono stato a lungo sulle panchine. Ho avuto la fortuna di aver fatto parte di due grandi società. Io sono legato al Milan. Sono partito qui dalla stagione 2025-2026 ma il pensiero deve essere già al 2026-2027 e questa estate bisognerà pensare al 2027-2028. Però bisogna arrivare in Champions”.

Sui parametri zero da poter cogliere, come Bernardo Silva, Goretzka, Lewandowski: “Al mercato ci pensa la società, io o solo indicazioni. In questo momento non serve a niente parlare di mercato, sono contento della rosa del Milan. A fine stagione si faranno valutazioni, magari alcuni giocatori vorranno andar via”.

La risposta a Chivu e l’esempio Juve

Chivu la scorsa settimana ha ironizzato dicendo che l’Inter si è qualificata in Champions, mandando una frecciatina ad allenatori come Allegri che hanno sempre allontanato la parola scudetto dai loro microfoni. Allegri però non se l’è presa: “Devo fargli i complimenti, sta facendo un ottimo lavoro ed è vicino all’obiettivo. Vincere lo scudetto al primo anno è un grande orgoglio. Fuga dalla responsabilità parlare solo di Champions? No, dipende dalla situazione e contesto. All’Inter è normale che si puntasse allo scudetto dopo averlo perso per un punto. Hanno fatto anche due finali di Champions. Ogni anno bisogna migliorare, quando sono stato in cima, come quando ero alla Juve, non ho mai detto ‘lottiamo per la Champions’, ma ho sempre parlato di scudetto. Poi ovviamente quando lavori al Milan l’ambizione deve essere sempre quella di fare il massimo, ma poi bisogna fare i conti con la realtà”.

Autore
Virgilio.it

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