Alla Scala la fiaba diventa realtà con la Prima de “La Bella addormentata” dedicata a Giorgio Armani: il bacio finale tra Nicoletta Manni e Timofej incanta il pubblico

  • Postato il 27 dicembre 2025
  • Cultura
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Vanno in scena il sogno, la purezza, l’invidia, le meraviglie della fiaba con tutti i suoi personaggi ed elementi: principi e principesse, re e regine, fate e streghe, incantesimi capaci di trasformare il sentimento nascente di una fanciulla in una notte profonda senza luna, i miracoli dell’amore che risvegliano al mondo e a sé stessi. “La Bella addormentata nel bosco”, su musica di Čajkovskij (diretta da Kevin Rhodes,) titolo inaugurale della nuova stagione di balletto del Teatro alla Scala (fino al 13 gennaio, ma è già quasi sold out), alla sua Prima dedicata a Giorgio Armani, ha letteralmente incantato il pubblico.

Anzi, lo ha ‘rapito’, trasportandolo in una dimensione di bellezza e perfezione che nemmeno a spettacolo finito si è dissolta, quando l’étoile Nicoletta Manni e il primo ballerino Timofej Andrijashenko, in coppia nei ruoli principali di Aurora e del Principe Désiré ma insieme anche nella vita, si sono baciati sul proscenio fra gli applausi scroscianti. La versione coreografica scelta per aprire una stagione davvero intrigante per il calibro dei nomi invitati e la varietà degli stili proposti, nell’allestimento creato da Franca Squarciapino per la Scala nel 1993 che rievoca la corte di Versailles, è di Rudolf Nureyev. La compose nel 1966, la danzò con Carla Fracci e poi con Liliana Cosi nel 1969. La storia di questo balletto si incrocia a più riprese con la storia di Rudolf Nureyev, che nel 1989 così commentava “Quando mossi i miei primi passi a Ufa, il mio maestro, che aveva fatto parte del Balletto del Kirov, mi ripeteva sempre che ‘La Bella addormentata nel bosco’ era ‘il balletto dei balletti’. E non vedevo l’ora di danzarlo. Fu proprio con il Kirov che, più tardi, scoprii quanto fosse meraviglioso. La Bella addormentata nel bosco di Pëtr Il’ič Čajkovskij e Marius Petipa rappresenta in effetti l’apogeo del balletto classico: la danza qui dimostra di essere veramente un’arte maggiore”.

E’ il balletto più sontuoso e sognante, quasi il “balletto per eccellenza”: un titolo chiave nella vita artistica del grande ballerino sovietico. Della coreografia originale di Petipa, Nureyev mantiene la straordinaria purezza, così come l’aveva appresa al Kirov, ma gli dona un respiro teatrale e drammatico nuovo. La coreografia è articolata e composita tale da rivelare le sfumature psicologiche dei personaggi. sfumature che luccicano come i riflessi cangianti degli abiti da sera dello stilista a cui è stata dedicata la Prima del balletto. Sul palcoscenico si dipinge un sogno. Prende forma come un disegno, crolla, rinasce. Primo fra tutti a spiccare è il sentimento del Principe. Il suo assolo del secondo atto sulle note del violino nella sala del palazzo vuota è struggente, come è incontenibile la gioia di Aurora ansiosa di scoprire la vita all’inizio del primo atto. E che dire del celebre adagio della rosa in cui è corteggiata da quattro pretendenti che le offrono omaggi floreali? Nicoletta Manni è impeccabile per naturalezza e precisione anche in quel passaggio così difficile.

La versione di Nureyev, pur richiedendo agli artisti grandissima padronanza tecnica, mette in evidenza la bravura di ogni elemento del corpo di ballo e di ogni solista Accanto ad Aurora e a Désiré molti sono i personaggi che affascinano in questo balletto già ricco di colori, accenti, momenti divertenti e poetici. Fra tutti la fata cattiva Carabosse, (la splendida Francesca Podini), e fate buone, L’Uccello Blu e la Principessa Fiorina (Darius Gramada con Linda Giubelli fantastici), il Gatto con gli Stivali e la Gatta Bianca, i cavalieri, le amiche della principessa.

Al successo dell’opera “Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk” che ha inaugurato la nuova stagione lo scorso 7 dicembre, si aggiunge questo. A conferma che la Compagnia scaligera rappresenta l’eccellenza internazionale anche per versatilità: padroneggia perfettamente il classico, il neoclassico e il contemporaneo. Il prossimo titolo di balletto? A fine gennaio doppio appuntamento al Piermarini con il Gala Fracci, alla sua quinta edizione nell’anno che coincide con i 90 anni dalla nascita della grande stella italiana.

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Il Fatto Quotidiano

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