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Alla Biennale di Venezia 2026 serrata dei padiglioni per sciopero pro Palestina. La mappa delle proteste

  • Postato il 8 maggio 2026
  • Attualità
  • Di Artribune
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  • 5 min di lettura
Alla Biennale di Venezia 2026 serrata dei padiglioni per sciopero pro Palestina. La mappa delle proteste

La realtà ha fatto irruzione nella Biennale d’Arte 2026. Il terzo giorno di pre-apertura, nel fiume di tartine e flûte delle giornate VIP che precedono l’apertura ufficiale, è partito uno sciopero che, per tutta la giornata dell’8 maggio, coinvolge proprio la 61esima Esposizione d’Arte. La coalizione di protesta, anticipata da una prima azione collettiva durante l’apertura e da una crescente presenza di manifestanti, unisce la lotta per la dignità lavorativa del mondo della cultura a quella per i diritti umani .

La protesta di Anga in Biennale

La guida della protesta è di Anga, la Art Not Genocide Alliance che dal 2024 chiede l’esclusione di Israele dall’Esposizione d’Arte e che lo scorso marzo ha inviato a tal proposito una lettera formale alla Fondazione della Biennale firmata da centinaia di partecipanti (inclusi molti dei padiglioni nazionali), senza mai ricevere risposta. “Perché si stende un tappeto rosso ai piedi di uno stato responsabile di genocidio, apartheid e pulizia etnica?”, dicono da Anga. La partecipazione di Israele è stata promossa e protetta dalla Fondazione: dopo mesi di proteste, la giuria della Biennale ha annunciato che Israele (come la Russia, con cui condivide la condanna per crimini contro l’umanità della Corte Internazionale di Giustizia) non avrebbe corso per i Leoni; dopo le crescenti ingerenze di governo, la giuria si è dimessa in blocco a dieci giorni dall’apertura e Israele è stato reintegrata come concorrente ai premi.

Eccetto per pochi artisti, come la grande Gabrielle Goliath, il dissenso è stato quindi lasciato alle realtà esterne alla Biennale. Un meccanismo che si è ribaltato l’8 maggio, quando i padiglioni hanno cominciato a chiudere uno dopo l’altro per mancanza di personale e sono comparsi intorno e sopra molte opere d’arte, tra Giardini e Arsenale, una serie di manifesti per denunciare il genocidio palestinese.

Lo sciopero dei lavoratori della cultura e la resistenza della Biennale

La protesta, anche su esempio delle grandi piazze dell’autunno 2025, si è allargata al mondo della cultura tutta, coinvolgendo realtà come Biennalocene e Mi Riconosci? che da anni lavorano per portare attenzione sulle cattive condizioni di lavoro nel settore, e con loro si sono schierati i sindacati Adl Cobas, Usb Lavoro privato e Cub.

Il risultato è stato un massiccio sciopero aziendale, che ha coinvolto in primis la Fondazione La Biennale, non senza tensioni: “Stamattina il Padiglione UK era chiuso per sciopero, ma abbiamo appreso che il personale è stato sostituito per garantirne l’apertura. Un gesto scorretto, che depotenzia e invisibilizza la protesta di lavoratrici e lavoratori che dicono no al genocidio, all’economia di guerra e alla violenza sistematica. Questa è la risposta degli enti internazionali al dissenso”, testimoniano da Biennalocene. “Come se non bastasse, Fondazione La Biennale con un comunicato ha fatto sapere che i suoi dipendenti non sono compresi nello sciopero: falso. La proclamazione è stata inoltrata all’amministrazione e copre tutti i dipendenti. Quella di Biennale è solo un’intimidazione.

Un’azione collettiva di ampia portata per protestare le condizioni lavorative nella cultura

Nello sciopero sono state coinvolte, oltre alla Fondazione, anche una ventina di aziende tra gestori in appalto di servizi interni alla mostra (tra cui biglietteria e bookshop) e società che gestiscono padiglioni nazionali ed eventi collaterali. “La Biennale è un coacervo di precarietà e sfruttamento del lavoro culturale, condizioni ulteriormente aggravate dall’economia di guerra e dalla militarizzazione di un Paese complice del genocidio”, hanno dichiarato da Mi Riconosci. “Contratti poveri e inadeguati al settore, false P.IVA e zero accesso al welfare sono la norma, a cui si aggiungono condizioni di lavoro critiche, come temperature estreme e assenza di servizi igienici in molti dei padiglioni”.

Il manifesto della protesta in Biennale

Diffuso prima dell’azione di protesta – organizzata davanti all’Esedra dei Giardini alle 16.30 – un piccolo manifesto ha raccolto alcune delle domande più frequenti che, in buona e cattiva fede, hanno risposto alla mobilitazione di Anga negli scorsi anni e mesi. A loro, sempre sul comunicato, ha risposto la coalizione, tenendo conto delle risposte istituzionali alle numerose contestazioni montate insieme alla tensione pre-Biennale. Viene spiegata, per esempio, la motivazione dietro una protesta specifica per Israele, cioè la concentrazione di energie per l’ottenimento di una concreta pressione politica – per non parlare del fatto che ad affrontare l’altro grosso tema, cioè la partecipazione della Russia, ci hanno pensato le Pussy Riot e Padiglione Ucraino -; il rifiuto del dialogo all’interno del sistema corrente, “perché il dialogo non è neutrale se condotto all’interno di un’oppressione sistematica”; la scelta di un’azione di protesta invece di un boicottaggio in toto; e infine il rifiuto della sovrapposizione di antisemitismo e antisionismo.

Giulia Giaume

L’articolo "Alla Biennale di Venezia 2026 serrata dei padiglioni per sciopero pro Palestina. La mappa delle proteste" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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