Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Alemanno libero, la prima dichiarazione è una balla: “Sono innocente, in carcere per un reato abolito”. Ma non è vero

  • Postato il 24 giugno 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 6 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
Alemanno libero, la prima dichiarazione è una balla: “Sono innocente, in carcere per un reato abolito”. Ma non è vero

“Rifarei tutto perché sono innocente e non dovevo stare qua. Sono innocente rispetto ai fatti che mi sono stati contestati e il reato per cui sono qua è un reato che è stato abolito, traffico di influenze per abuso d’ufficio”. Appena uscito dal carcere di Rebibbia, Gianni Alemanno prova subito a truccare la narrazione della sua vicenda giudiziaria, affermando, di fronte a una selva di telecamere, di aver scontato ingiustamente oltre un anno di reclusione per una condotta ormai diventata legittima in base alla legge Nordio del 2024. L’affermazione, però, è platealmente falsa e già smentita dai giudici della Corte d’Appello di Roma e poi della Cassazione, a cui l’ex sindaco della Capitale si era rivolto tentando di far cancellare la sua condanna a un anno e dieci mesi per traffico d’influenze illecite.

Per capire la questione bisogna partire, appunto, dalla condanna. Al termine di uno dei processi nati dall’inchiesta “Mondo di mezzo”, Alemanno era stato giudicato responsabile di aver svolto, in qualità di sindaco, una mediazione illecita a favore di Salvatore Buzzi, adoperandosi – in cambio di denaro – per fare ottenere un trattamento di favore al “re delle cooperative” nel rimborso dei crediti da parte di due società pubbliche (Eur e Ama). Poi però la legge firmata dal ministro della Giustizia ha svuotato il reato di traffico d’influenze, rendendo punibile la mediazione dei “faccendieri” solo se finalizzata a commettere un reato: ma quel reato, quando c’era, era quasi sempre l’abuso d’ufficio, cancellato dalla stessa legge. Di fatto, quindi – come denunciato da moltissimi addetti ai lavori – anche il traffico di influenze è diventato inservibile nella maggioranza dei casi.

La difesa dell’ex ministro di Alleanza nazionale aveva provato ad approfittare del colpo di spugna, sostenendo che il reato-fine della mediazione, cioè far pagare Buzzi prima degli altri creditori in violazione di legge, fosse un abuso d’ufficio ormai depenalizzato. Di conseguenza anche il “faccendiere”, cioè Alemanno, non sarebbe stato più punibile e la sua condanna avrebbe dovuto essere cancellata con effetto retroattivo, in base ai principi del codice penale. I giudici però hanno respinto l’istanza, ritenendo che la corsia preferenziale garantita a Buzzi rientri nel campo di applicazione di un’altra fattispecie: il cosiddetto “peculato per distrazione”, introdotto nel luglio 2024, quasi in contemporanea all’approvazione della legge Nordio per coprire un vuoto lasciato dall’abuso d’ufficio, consentendo di continuare a punire chi destina soldi pubblici a un uso diverso da quello previsto dalla legge, pur senza appropriarsene. A “pretendere” l’intervento era stato il capo dello Stato Sergio Mattarella, dietro minaccia di non firmare l’abrogazione dell’abuso d’ufficio: senza il nuovo reato, infatti, l’Italia avrebbe rischiato una procedura di infrazione in sede europea.

Proprio quella norma-tampone, qualche mese dopo, si è rivelata decisiva per tenere in piedi la condanna di Alemanno. Nel febbraio 2025, infatti, la Cassazione ha confermato la linea della Corte d’Appello di Roma – a cui l’ex sindaco si era rivolto chiedendo la revoca della sentenza – riconoscendo la continuità tra il nuovo e il vecchio reato: “La finalità illecita perseguita attraverso la condotta dell’Alemanno, avente ad oggetto l’utilizzazione di risorse pubbliche per pagare debiti in violazione della normativa sui pagamenti della pubblica amministrazione, già sussumibile nella fattispecie dell’abuso d’ufficio, continua oggi ad assumere rilievo penale nella misura in cui (…) esprimeva l’intento di realizzare una destinazione dei beni ad un uso diverso da quello previsto da specifiche disposizioni di legge”. Insomma, i favori di Alemanno a Buzzi erano reato prima ed sono reato anche adesso. In quanto all'”innocenza”, i giudici sono stati di un altro avviso.

L'articolo Alemanno libero, la prima dichiarazione è una balla: “Sono innocente, in carcere per un reato abolito”. Ma non è vero proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti