Alcaraz, non è Sinner il rivale più duro ma il tennis: "Mi angoscia sapere che ho altri 15 anni di carriera"
- Postato il 14 maggio 2026
- Di Virgilio.it
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
I sospetti e le paure, purtroppo, c’erano da un po’. Alimentate da voci, indiscrezioni, ma anche dagli stessi atteggiamenti di Alcaraz. Soprattutto dopo il clamoroso divorzio da coach Ferrero. Adesso a sdoganare quella che è una sempre più palese “insofferenza” verso il tennis è stato lo stesso Carlitos. In un’intervista a Vanity Fair, resa integrale dopo le anticipazioni dei giorni scorsi, irrompe con forza ed evidenza l’angoscia vissuta dal campione spagnolo di fronte a una prospettiva vissuta quasi una condanna: giocare a tennis per altri 12-15 anni. Lo sport del cuore, che gli ha dato fama, gloria e ricchezza, percepito come un “peso” opprimente.
- La noia di Alcaraz: "Non voglio diventare schiavo del tennis"
- La differenza tra Alcaraz, Sinner e i Big 3: Federer, Nadal e Djokovic
- La grande paura degli spagnoli: Carlos si ritirerà presto come Borg?
La noia di Alcaraz: “Non voglio diventare schiavo del tennis”
In un passaggio molto significativo dell’intervista, registrata a marzo (prima dell’infortunio che lo ha bloccato a Barcellona, tenendolo fuori di sicuro fino al Roland Garros), Alcaraz dice: “So che sto vivendo una vita da sogno, la vita che ho sempre sognato, ma a volte vorrei avere più tempo per me stesso, per fare le cose che farebbe un 22enne. Sono consapevole di avere ancora tanto davanti a me e cerco di non pensare ai 12 o 15 anni di carriera che mi restano perché mi opprime. Non voglio chiamarla vertigine, ma non voglio nemmeno finire per condurre una vita monotona che mi renda schiavo del tennis“.
La differenza tra Alcaraz, Sinner e i Big 3: Federer, Nadal e Djokovic
D’altro canto, c’è chi vive senza (troppi) problemi per il tennis, come Jannik Sinner o i leggendari Big Three: Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic, almeno fino a qualche anno fa. E chi, come Carlos Alcaraz, gioca quasi controvoglia. La “noia”, di cui qualcuno parlava vedendolo giocare, era drammaticamente vera. “Ci sono state volte in cui non mi sono fermato a riposare e questo mi ha portato a giocare male, a infortunarmi o… diciamo che non è finita bene”, ha aggiunto Carlos. “Credo che prendersi cura della propria salute mentale sia altrettanto importante, se non di più, che prendersi cura del proprio corpo”.
La grande paura degli spagnoli: Carlos si ritirerà presto come Borg?
In Spagna temono fortemente che Alcaraz possa ripetere la storia di Bjorn Borg, ritiratosi a 26 anni per sfuggire alle pressioni e alla monotonia della sua vita da atleta. “Ci sono record che voglio raggiungere e che sto perseguendo, ma più che altro per quando potrò guardare indietro alla fine della mia carriera e vedere cosa ho fatto e dove mi trovo rispetto agli altri”, ha concluso il murciano. “Devo ammettere che è bello vedere il proprio nome in certi posti, anche se siamo arrivati a un punto in cui i paragoni sono finiti. È bello sentirli, certo, ma io cerco sempre di mantenere il mio stile. È ciò che ho creato e ciò che ho perfezionato con l’allenamento; non ho copiato nessuno. La gente sa già che sono Carlos Alcaraz“.