Alassio, il “miracolo” del 40%: più spiagge libere senza toccare i concessionari. E nel conto finiscono anche gli scogli
- Postato il 14 agosto 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Alassio. Mentre a Spotorno si riduce il numero degli stabilimenti balneari da 34 a 25 per portare al 40% la quota di spiagge libere e libere attrezzate, e a Laigueglia si premiano gli aspiranti concessionari disposti a rinunciare a metri di sabbia in favore di residenti e turisti, ad Alassio va in scena una sorta di “miracolo urbanistico”.
Ovviamente anche la Città del Muretto, che da qualche anno “vanta” il titolo di località con le spiagge più care d’Italia, deve fare i conti con il 40% di spiagge libere richiesto dalla Regione. Nella Baia del Sole, però, si punta a raggiungere l’obiettivo senza toccare i concessionari. Un piccolo capolavoro di equilibrio: aumentano le spiagge libere, mentre le storiche concessioni restano tutte al loro posto. O quasi. Ma su questo torneremo tra poco.
Il contrasto con i vicini di casa di Laigueglia e con Spotorno è lampante. Il Comune guidato da Mattia Fiorini ha scelto la linea dura: nel nuovo PUD gli stabilimenti passano da 34 a 25, con nove in meno nell’assetto previsto per restituire – non senza polemiche – una parte dell’arenile alla collettività. Laigueglia ha scelto invece “la carota”: nel nuovo bando mette sul piatto fino a 20 punti per chi rinuncia a una “fettina” di arenile e la destina alla libera fruizione, occupandosi anche di pulizia e sorveglianza. Insomma, un impegno non da poco.
Alassio no. Alassio adotta la terza via, quella che potremmo definire “della calcolatrice”.
Prima del nuovo PUD, la realtà dei fatti diceva che le spiagge libere, comprese le 8 Spiagge Libere Attrezzate (SLA, ndr) gestite dal Comune, coprivano complessivamente circa il 25% della costa alassina. Un numero comunque lontano dai parametri fissati dalla legge regionale.
Come si è arrivati allora al fatidico 40% approvato nel nuovo Piano delle spiagge a fine luglio?
La risposta non si trova sulla battigia, ma dentro le mappe dell’ufficio tecnico. Per far quadrare i conti senza “dichiarare guerra” ai balneari, il Comune ha semplicemente trasformato in “spiaggia libera” tre lidi comunali, ma anche le scogliere artificiali e i massi accessibili al mare.
Ad esempio, nel computo che porta al 40% di spiagge libere e libere attrezzate ad Alassio è finita anche la massicciata che si trova poco dopo una delle più grandi spiagge libere della città, sulla Passeggiata Cadorna. In pratica, abbiamo un tratto di spiaggia libera sabbiosa che confina con gli scogli sul mare e, subito dopo, con una massicciata. È quest’ultima a essere stata inserita nel conteggio delle aree libere, in un tratto che arriva fino al porto di Alassio, poco più avanti.
Un’area particolare, quindi, fatta esclusivamente di scogli, che sarà resa più facilmente accessibile. È, a tutti gli effetti, un’area balneabile libera secondo la legge regionale. Ma qui, tra gli scogli, dimenticatevi paletta e secchiello.
Stesso discorso per alcune scogliere vicino al Torrione di Alassio, dove già oggi i turisti appoggiano i loro teli da mare. Anche queste aree vengono considerate balneabili libere e rientrano quindi a pieno titolo nel 40% previsto dai parametri regionali.
A rivendicare questa scelta e a respingere le critiche di chi accusa l’amministrazione di aver lasciato a chi non può permettersi una spiaggia privata “poco più di uno scoglio” come spiaggia libera, e comunque “uno spazio inadeguato sotto il profilo dei servizi”, è lo stesso sindaco Marco Melgrati, ai microfoni di IVG: “Per arrivare al 41% abbiamo messo anche le scogliere piatte verso il porto, che dovremmo attrezzare con le scalette per accedere al mare, ma parliamo di scogliere usufruibili per una lunghezza di circa un centinaio di metri”.
“E poi – sottolinea il primo cittadino alassino -, abbiamo tolto tre stabilimenti balneari (Bagni Adelasia, Cadorna e Ponente, ndr) che al Comune rendevano ben 200 mila euro l’anno. Per queste tre spiagge, non potendo partecipare come Comune alle gare, invece di metterle all’asta e farle diventare private abbiamo deciso di trasformarle in SLA”.
Sulla carta, quindi, ad Alassio il conto torna. Per chi va al mare, però, la realtà potrebbe essere un’altra. Ci sarà sicuramente chi preferisce gli scogli alla sabbia, ma una scogliera, anche se piatta e accessibile, resta una scogliera. Può essere conteggiata come “area balneabile” dai parametri regionali, ma non è la stessa cosa di una spiaggia libera di sabbia, dove piantare un ombrellone e stendere un asciugamano. E questo ad Alassio si trova soprattutto in centro, dove gli spazi di spiaggia libera sabbiosa sono limitati. Chi cerca una vera spiaggia libera (e minimamente spaziosa) deve spostarsi verso ponente o verso levante.