Alassio e Laigueglia piangono la scomparsa di Antonio Stalla (Tonino)
- Postato il 10 febbraio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Alassio. E’ mancato all’età di 96 anni Antonio Stalla, detto “Tonino”, ultima storica staffetta partigiana alassina, tra i fondatori della celebre squadra antincendio di Laigueglia. Ne danno notizia le tre figlie Nadia, Norma e Nicla e la nipote Sofia. Uomo dalla tempra di altri tempi, si è spento questa notte nel suo letto di casa accanto al nipote e “figlio” maschio Alessio Marri. Raggiunge così la moglie Maria Pia Panciroli, defunta a Savona nel 2024, conosciuta nel 1957 presso l’ex sala da ballo “L’onda” di Laigueglia, oggi attuale ristorante “Il Ghè”, con la quale aveva celebrato le nozze di diamante per i 60 anni di matrimonio insieme.
Segretario del PCI, portò negli anni Settanta il partito a pochi voti dalla vittoria comunale a Laigueglia, in quello che era considerato uno storico feudo democristiano. Prima della sua dipartita Giancarlo Garassino, ex vice sindaco ed ex dirigente Dc con incarichi regionali e figura storica del borgo saraceno, pur non condividendone le ferme convinzioni e posizioni di sinistra ne aveva apertamente riconosciuto la correttezza, la passione politica e il rispetto istituzionale. Lavoratore e camminatore instancabile, riassumeva in sé la saggezza delle vecchie generazioni: cacciatore, coltivatore, da pescatore abile fiocinatore.
In occasione della ricorrenza del 25 aprile 2020 nel corso di una intervista all’agenzia Dire a cura di Rachele Bombace aveva raccontato la terribile esperienza vissuta negli anni del fascismo. Figlio di Virgilio Stalla, medaglia d’oro alla Resistenza. Arrestato 4 volte, torturato e incarcerato tra gli altri nel lager di Merello di Spotorno da cui partivano i treni diretti ad Auschiwtz. Visse la fame dopo che nel 1936, ad appena 6 anni, vide il padre arrestato dall’Ovra per produzione di materiale ciclostilato clandestino di matrice antifascista, che portó alla devastazione della tipografia alassina di famiglia da parte della polizia segreta fascista.
Il padre Virgilio morì giovanissimo di infarto al rientro nella propria casa devastato dai pestaggi e le torture subite, costringendo il figlio Antonio a caricarsi giovanissimo la responsabilità economica di tutta la famiglia. Fin da piccolo ribelle, tanto da rifiutarsi di seguire le lezioni di etica fascista, concluse nel finale dell’intervista ancora riscontrabile on line sul sito della Dire: “Qualsiasi democrazia, financo la peggiore, era e sarà sempre meglio della migliore delle dittature”.