Aikido, a Tovo San Giacomo esaminati i bambini della Polisportiva del Finale: l’Obi colorata come simbolo degli obiettivi raggiunti
- Postato il 11 febbraio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Domenica 8 febbraio si è svolto nella palestra Comunale di Tovo San Giacomo, uno Stage di Aikido, inserito nel calendario italiano dei raduni dell’Associazione di Cultura Tradizionale Giapponese Aikikai d’Italia, durante il quale numerosi bambini della Scuola Aikido di Finale Ligure, Tovo San Giacomo e Garlenda, Sezione della Polisportiva del Finale, hanno sostenuto un esame per il passaggio di grado. L’esame viene fissato spesso durante uno stage ufficiale, in quanto il passaggio di grado e la consegna delle cinture (e successivamente dei diplomi), sono un momento fondamentale nella vita di un giovane Aikidoka cui viene data sempre molta attenzione, indipendentemente dal grado raggiunto.
L’OBI, (cintura), per i bambini è colorata, in modo da aiutarli a comprendere il grado e gli obiettivi raggiunti. Un grado in più non è da interpretare come una vittoria, ma il riconoscimento di un percorso effettuato e al contempo una nuova responsabilità verso sé stesi e gli altri. I colori aiutano i bambini a visualizzare il cambiamento; per i bambini quindi la scelta è legata alla loro maggiore necessità di consapevolezza rispetto al proprio cammino di crescita; ciò non avviene per gli adulti, che indossano solamente cinture bianche o nere.
Lo stage di questa domenica è stato diretto dal Maestro Giampaolo Cenisio 6° dan (Responsabile dei dojo Aikikai di Finale e Garlenda), dal Maestro Roberto Vidimari 4° dan (Responsabile del dojo Aikikai di Tovo) e dalla Maestra Silvia Puppo 2° dan (Insegnante Gregario Aikikai). Coadiuvati da tre giovanissimi assistenti, hanno esaminato oltre 30 bambini. L’esame è durato un’ora e mezza, durante la quale i bambini sono stati divisi in gruppi per livello e hanno lavorato a rotazione con tutti gli insegnanti. Al termine è stato possibile l’accesso dei genitori per una breve Embukai, (dimostrazione), e per la cerimonia della consegna delle cinture.
“E’ sempre bello vedere l’attenzione e l’impegno che i bambini mettono durante la prova d’esame, a coronamento del lavoro svolto durante i mesi di allenamento che lo precedono, e i bambini, oggi, si sono impegnati davvero tanto”, dicono i Maestri, “qualcuno anche più del solito, tanto che una manciata di loro si sono visti assegnare un doppio livello. È anche apprezzabile lo sforzo che le famiglie fanno, per far rispettare ai ragazzi l’impegno preso. È importante partecipare assiduamente agli allenamenti e ai raduni; ed è fondamentale farlo con gioia. Salire sul tatami nella vita di un Aikidoka rappresenta ogni volta una scelta; una scelta che deve essere libera, ma anche corretta e consapevole, e soprattutto gioiosa” aggiungono.
“Negli ultimi anni abbiamo visto una crescita delle iscrizioni. In particolare, quest’anno, vediamo oltre all’incremento numerico anche un miglioramento di qualità degli allenamenti: cresce l’attenzione da parte delle famiglie verso quelle attività che insegnano l’onestà, la disciplina e il rispetto, pur lasciando spazio alla libertà di espressione”.
In oriente, nelle arti marziali, tutto ha un significato ed una coerenza particolare, a partire ad esempio dall’abbigliamento indossato durante gli allenamenti: il KEIKOGI, ovvero “abito (GI), per l’allenamento (KEIKO)”, utilizzato per praticare Aikido è costituito da un pantalone ed una giacca bianchi, uguali per maschi e femmine, e si indossa in modo che la parte sinistra si sovrapponga alla parte destra della giacca; deve essere immacolato quale simbolo di purezza.
Per gli adulti, l’OBI è solo bianca, (indipendentemente dal grado acquisito), in segno di uguaglianza, per poi diventare nera al conferimento dei gradi Dan. Gli Yudansha, “cinture nere”, indossano, anche l’HAKAMA, una caratteristica gonna-pantalone. Quest’ ultima può essere indifferentemente di un blu molto scuro (colore di tintura più tradizionale) o nera (colore più moderno). È singolare per noi occidentali il fatto che l’hakama sia asimmetrica: è caratterizzata infatti da 7 pieghe, 5 davanti e 2 dietro, la cui motivazione non è estetica. Praticare con essa indosso inizialmente è tutt’altro che facile, ma essa poi diventa parte dell’ Aikidoka stesso che a quel punto non se ne separa più.
Ciascuna delle 7 pieghe dell’Hakama corrisponde a un precetto che i samurai dovevano impegnarsi a seguire; la cura e l’attenzione con cui si deve ripiegare l’ hakama a fine lezione, fanno parte dell’allenamento dell’ Aikidoka, quasi a ricordargli che egli è impegnato nel perseguire la via del budo, (la via delle arti marziali). Allo stesso modo l‘etichetta e l’atteggiamento che si imparano in un Dojo, da quanto vi entri, dal saluto iniziale a quello finale, fino a quando esci sono insegnamenti che portano coraggio e integrità anche nella vita.
Le 7 virtù, o i 7 precetti, vanno letti considerando che i samurai non praticavano le arti marziali per diletto, ma per salvaguardare la loro vita o quella di altri e sono: YUKI (il coraggio), JIN (la benevolenza: è l’intensità del tuo allenamento che ti rende forte ed agile, ma questa tua potenza, non deve essere fine a se stessa, bensì usata per aiutare il prossimo), GI (la giustizia, integrità, correttezza), REI (l’etichetta, il comportamento: non occorre dimostrare che sei forte, non è questo che ti fa rispettare; devi essere rispettoso degli altri), MAKOTO (la sincerità, l’ onestà: non fare promesse ma agisci con sincerità ed onestà), CHUGI (la fedeltà, devozione) e MEIYO (l’onore, la dignità: le tue azioni sono il riflesso di ciò che sei realmente, non puoi fuggire da te stesso).
Se proviamo a rileggere in chiave moderna questo antico codice etico, possiamo facilmente accorgerci che, seppur nate in un contesto feudale, questi precetti offrono una guida preziosa ancora oggi per vivere con integrità, disciplina e coraggio nel mondo moderno. “Attraverso l’allenamento e la forza, (il samurai un tempo), l’Aikidoka oggi sviluppa empatia e la capacità di aiutare gli altri. Sono questi gli insegnamenti che la nostra Scuola Aikido vuole portare ai bambini e ai ragazzi”, concludono i Maestri.