Adriana Poli Bortone: "Il tatuaggio dell'Msi me lo porto nell'aldilà e andrò al 25 aprile..."
- Postato il 21 aprile 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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Adriana Poli Bortone: "Il tatuaggio dell'Msi me lo porto nell'aldilà e andrò al 25 aprile..."
Solare come sempre. Una vita vissuta con amore per le sue idee. A quasi 83 anni si prende le sue soddisfazioni politiche. Altrimenti oggi Adriana Poli Bortone non farebbe il sindaco a Lecce, dove è amata. Ha fatto “scandalo” per un tatuaggio davvero piccolo con la scritta Msi sul polso. E che sarà mai. Schiamazzi a sinistra, l’ex sindaco Salvemini (Pd) che gioca a fare l’indignato, beccandosi lo sfottò dei militanti di Gioventù Nazionale del territorio che in una vignetta gli aprono le porte dell’ufficio patenti di democrazia...
E dicono del gesto della Poli Bortone: «Ostentiamo con orgoglio il tatuaggio dedicato al Movimento Sociale Italiano. Ostentiamo con orgoglio il voler fissare per sempre, sulla propria pelle, la ragione di un impegno politico che ha avuto come leader del tempo Giorgio Almirante e Pino Rauti. Rispettiamo il significato storico di quella sigla che il sindaco ha deciso di incidere sulla sua pelle». Ma non solo ed è importante che a dirlo siano giovani: «Parlate di democrazia e Costituzione e dimenticate che l’Msi fece la chiara scelta di inserirsi nella vita democratica della Repubblica». Adriana - come la chiamano tutti- ha predicato bene nella sua vita.
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Ma che mi hai combinato?
«Veramente penso di aver fatto una cosa ovvia e naturale. Mi avvio alla fase finale della mia vita e ho voluto decidere di portare nell’aldilà anche ciò che ho fatto all’inizio della mia esistenza».
Con un tatuaggio che ti invidio...
«Sai, non era la prima volta che andavo al Tatoo Fest nella mia città. E appena mi hanno rivista mi hanno chiesto se volessi un’incisione. Esitavo per timore del dolore, e invece tutto è andato più che bene. È un tatuaggio piccolo un centimetro, sul polso, e c’è scritto Msi». (Anche se al telefono si avverte che le brillano gli occhi, le batte il cuore).
E i tatuatori come hanno reagito?
«La verità? Ho visto gran sorrisi, erano tutti contenti e felici».
Eppure oggi basta un tatuaggio con la scritta “Msi” per aprire un caso politico-mediatico di dimensioni incredibili...
«No, stanno solo esagerando, è il solito richiamo alla mia storia personale e politica».
Che vuoi dire Adriana?
«È gente che non si rende conto che siamo quasi precipitando nella terza guerra mondiale e strillano per un mini tatuaggio. Ma io so di aver militato in un partito non eversivo. Almirante ci insegnò il rispetto della dignità e della libertà di pensiero delle persone. E la democrazia non dovrebbe conoscere censure».
Quindi il problema non è il gesto, ma chi lo interpreta come uno scandalo?
«Certo, è involuzione culturale vera. Si devono conoscere realmente le cose, io l’ho vissuto quel partito e non c’era nulla di strano nel suo vivere in democrazia».
Una volta si invocava il taglio delle mani ai ladri... oggi basta un tatuaggio per il tribunale social?
«Appunto, anche se voglio sperare non fisicamente. Ma non si illudano perché pure io ho la mia quota resistenza. Fisica...».
Quando hai deciso di farti incidere quel Msi sulla pelle non hai pensato alle reazioni?
«L’ho fatto convintamente, senza preoccuparmi delle reazioni. Anche perché nella mia vita ho sempre rispettato le opinioni altrui e pretendo che lo si faccia anche con me. Diciamo che alcune reazioni sono state sproporzionate, segno di un clima culturale intollerante».
Intollerante verso il gesto o verso il fatto che quella storia non sia stata rimossa?
«Per un centimetro? La realtà è che la storia non vogliono rimuoverla, altrimenti di che parlano, poveretti, di antifascismo e basta? Da queste cose si vede quanto la cultura di sinistra abbia un orizzonte molto limitato. Ormai sopravvivono e basta...».
Quindi niente 25 aprile sabato prossimo?
«E perché? Dovrebbe essere una giornata di pacificazione nazionale. Esistevano le ragioni e purtroppo i morti dall’una e dall’altra parte. Sono sempre andata a manifestazioni istituzionali e continuerò a farlo».
Il 25 aprile la festa di tutti? E la Costituzione è di tutti?
«Partecipo regolarmente. Non entro nel pensiero dell’Anpi, del resto non mi sono mai nascosta con la mia storia e dovrei farlo ora?».
Ma chi ti critica oggi sa che il Msi è stato un pezzo della storia politica italiana?
«Non lo vogliono sapere. La storia scritta da una parte non è mai piaciuta. Come se il Msi non avesse dato un apporto notevole alla democrazia, accettando il metodo democratico, riportando proprio alla democrazia quei vecchi combattenti di allora che preferirono la lotta politica con i comizi e non con il fucile».
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Sembra incredibile...
«Lo sanno benissimo, ma fanno finta di dimenticarlo. Un problema loro, più psicologico che politico. Del resto non sono mai andati al governo con il voto democratico. Ma solo con gli accordi di Palazzo e fuori dal Parlamento. Fammelo dire: l’elezione diretta dei sindaci la inventammo noi; e ricordo ancora Almirante a quei funerali e Pajetta a quelli del nostro leader. Altra storia».
E quando nel ‘94 diventasti ministro del Msi come la presero?
«E fui anche il primo ministro di quel governo- unica donna - ad andare in Grecia. “Chissà che succede”, mi dissero. Tornai carica di regali...».
È la tua biografia che oggi torna nel dibattito pubblico?
«Non lo so. Certo è che un dibattito da perditempo, con tutto quel che c’è da fare pure nei comuni».
Quanta gente hai reso felice con quel gesto?
«Tanta. Scrivono, mi abbracciano...».
E che scrivono?
«Evviva il coraggio, evviva l’appartenenza».
I giovani della destra di oggi come hanno letto questa polemica?
«Con orgoglio, hanno anche pubblicato una vignetta sull’ex sindaco, spedendolo idealmente all’ufficio patenti di democrazia...».
Quale morale ricavi da questa polemica?
«Quella che dovrei ringraziarli, gli avversari politici. Mi hanno fatto il regalo di poter riparlare di un periodo glorioso come quello del Msi e di una figura straordinaria come Giorgio Almirante».
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