Addio Mazzola, leggenda dell'Inter e juventino mancato per merito della madre: con Rivera ha fatto la storia dell'Italia
- Postato il 19 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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Nuovo lutto nel mondo del calcio, si è spento in nottata Sandro Mazzola, leggenda dell’Inter e della Nazionale, a novembre avrebbe compiuto 84 anni. Figlio di Valentino, storico capitano del Grande Torino che morì nella tragedia di Superga nel 1949 lasciandolo orfano di padre sin da giovanissimo, seppe superare le difficoltà di portare un cognome così pesante fino a vincere tutto con la Grande Inter di Moratti.
Il debutto in serie A
“Si giocava di sabato, il problema era che io dovevo andare a scuola e avevo tre interrogazioni decisive per non essere bocciato. Quando in settimana dissi mia madre che sabato avrei giocato lei non ne voleva sapere, insistette per dirmi di andare a scuola. Uscita la notizia che Moratti aveva deciso di far giocare noi ragazzi, i miei compagni di squadra fecero di tutto per farmi giocare, così andai a parlare al preside e gli chiesi un permesso, dicendogli che sarebbe potuta essere l’unica partita in Serie A”. Sandro Mazzola di partite ne collezionò invece 572 con 162 reti complessive. Il suo palmarès con il club nerazzurro parla chiaro: 4 Scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Quella del debutto in A, da ragazzino della Primavera, ha ha una storia speciale, ripercorsa in queste parole dette a “Il bianconero”.
Le parole della madre
“La convinsi e mi diede l’ok per andare a giocare. Non solo, riuscii a trovare anche un biglietto in tribuna per il professore di matematica che voleva venirmi a vedere. Era emozionatissimo. Immaginatevi un ragazzino di 18 anni di fronte a Boniperti, Charles, Sivori e gli altri. C’è stato un momento mi sembrava che il cuore neanche battesse dall’emozione. Nel momento in cui uscimmo dal tunnel e in campo c’erano già i giocatori della Juve, con lo stadio pieno che incitava i bianconeri. Ricordo che in quel momento mi si avvicinò Boniperti, dicendomi che era tifoso di mio padre e lo andava a vedere agli allenamenti per imparare da lui. Per me quelle frasi sono state un grande orgoglio”.
Finì 9-1 per la Juve con 6 gol di Sivori, per l’Inter segnò Mazzola su rigore. Il primo gol tra i professionisti: “Quando segnai quasi non ci credevo. Al momento di andare sul dischetto avevo una paura tremenda, dovevo tirare un rigore a Mattrel, il portiere della Juve. Così presi la rincorsa alla sinistra del pallone, per poi calciare di destro; sento che un giocatore avversario dietro di me indicava al portiere la direzione dove buttarsi, ed era proprio quella nella quale volevo calciare. Così cambiai idea all’ultimo e riuscii a spiazzarlo. I bianconeri mi avevano cercato alla fine di quella stagione. Così io andai a casa per dirlo a mia madre, che però fu categorica: ‘Ringrazi e rifiuti – mi disse – il figlio del capitano del Torino non può giocare con quella maglia, tuo padre si rivolterebbe nella tomba”.
La carriera di Mazzola
Scoperto da Benito Lorenzi, storico attaccante nerazzurro detto “Veleno” e lanciato da Giuseppe Meazza, esplose con Helenio Herrera. Divenne l’eroe del primo trionfo della Grande Inter, la Coppa dei Campioni, strappata al Real Madrid al Prater viennese (27 maggio 1964) e non si fermò più. Gol agli argentini dell’Independiente che regala all’Inter la prima Coppa Intercontinentale, gol al Liverpool nella semifinale dell’anno di dopo in Coppa Campioni vinta di nuovo, gol all’Independiente per la seconda Coppa Intercontinentale.
L’altro grande amore fu l’azzurro. Il debutto in Nazionale arrivò il 12 maggio 1963 a San Siro nel 3-0 inflitto al Brasile di Pelé, siglato anche da una sua trasformazione dal dischetto. Dopo la cocente delusione dei Mondiali del 1966 contro la Corea del Nord, Mazzola divenne il leader dell’Italia di Valcareggi che ebbe l’apogeo con gli Europei vinti nel ’68 e i Mondiali di Mexico ’70, quelli della “Partita del Secolo” finita 4-3 con la Germania ma anche quelli delle polemiche infinite per la staffetta con Gianni Rivera e i celebri 6’ riservati al 10 rossonero nella finale col Brasile. Bilancio per il Baffo: 70 gettoni e 22 gol in azzurro mentre la rivalità Mazzola-Rivera proseguì per 20 anni di derby infuocati.
Il legame con l’Inter proseguì in veste dirigenziale, in particolar modo da direttore sportivo chiamato da Massimo Moratti, parentesi intervallata dalle esperienze operative con Genoa e Torino. Tra i successi principali del suo operato dietro la scrivania spicca in particolare l’ingaggio di Ronaldo “Il Fenomeno” nell’estate del 1997, ma anche dopo aver lasciato la società rimase tifosissimo di quei colori e ha sempre seguito e commentato le vicende dell’Inter.
L’Inter è stato il primo club a ricordarlo con un post commosso: “C’è chi entra nella storia. E poi c’è chi diventa la storia stessa dell’Inter. Da ragazzo nerazzurro a simbolo eterno, Sandro Mazzola ha attraversato generazioni, vincendo, emozionando e tramandando l’amore per questi colori”. Poi tutto il mondo del calcio si è unito al cordoglio per la scomparsa del grande campione.