Addio a Manninger: il portiere della Juventus nella notte della standing ovation per Del Piero al Bernabéu
- Postato il 16 aprile 2026
- Di Virgilio.it
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È morto a 48 anni Alex Manninger, ex portiere di Juventus e Arsenal, in un incidente stradale nei pressi di Salisburgo. Nel corso della carriera ha affiancato grandi campioni: in bianconero ha giocato con Gianluigi Buffon e Alex Del Piero. È stato spettatore diretto del momento in cui è nato il ciclo vincente costruito da Antonio Conte.
Una delle sue notti più memorabili resta quella del 5 novembre 2008 allo stadio Bernabéu, quando fu titolare nella vittoria della Juventus per 2-0 contro il Real Madrid. In quella gara Del Piero firmò una doppietta e ricevette la standing ovation del pubblico madridista. Per Manninger fu una partita vissuta in presa diretta: titolare per il forfait di Buffon, arrivò il contatto vero con il livello più alto del calcio europeo.
- Il Bernabéu e la notte di Del Piero
- Il giorno in cui la Juventus diventò il suo punto d’arrivo
- Dentro lo spogliatoio con Buffon, il numero uno
- La Juventus che stava per diventare dominante
- L’eredità di Alex Manninger
Il Bernabéu e la notte di Del Piero
Il 5 novembre 2008 al Santiago Bernabéu, Alex Manninger è titolare della Juventus (in divisa gialla) in una delle notti più importanti della sua carriera. Champions League, fase a gironi. Manninger schierato dal 1′ al posto dell’infortunato di Buffon. È una gara di altissima pressione al Bernabéu, una delle trasferte più difficili d’Europa con la Juve a caccia del primo o del secondo posto del girone per qualificarsi alla fase successiva.
È il Real di Ramos e Cannavaro, Guti e Van Nistelrooy ma, soprattutto, il Real di Raul.
La Juve è schierata in difesa con Mellberg, Legrottaglie, Chiellini e Molinaro; centrocampo a quattro con Marchionni, Sissoko, Tiago e Nedved. Attacco affidato a Del Piero e Amauri.
I bianconeri vanno a segno due volte con una doppietta di Del Piero, decisivo nel primo tempo sugli sviluppi di una ripartenza e su punizione nella ripresa. L’esultanza con la linguaccia era già stata sdoganata.

La linguaccia di Del Piero dopo la rete su punizione al Real Madrid che archivia la pratica: è il 5 novembre 2008 e la Juventus ha battuto i Galacticos al Bernabeu per 2-0 in una gara del girone di Champions League
I bianconeri resistono alla pressione del Real e portano a casa una vittoria pesante. Manninger disputa un incontro da sufficienza abbondante: non subisce gol e gestisce tanto l’ordinario quanto lo straordinario, soprattutto nell’assalto finale delle Merengues.
Nei minuti di recupero della ripresa, Del Piero viene sostituito e riceve la standing ovation del Bernabéu: la ricambia con un applauso rivolto a tutto il pubblico. Dirà nel post partita che, per un calciatore, il riconoscimento del tifo avversario è tra i più belli.
Per Manninger, quella notte rappresenta il contatto diretto con il massimo livello del calcio europeo.
Il giorno in cui la Juventus diventò il suo punto d’arrivo
Nel 2008 Manninger arriva alla Juventus già a 30 anni, dopo una carriera costruita tra Austria, Inghilterra e Italia in club importanti come Salisburgo, Arsenal, Torino, Fiorentina, Bologna e diverse esperienze in altri club di Serie A. Per lui è un punto d’arrivo e insieme un nuovo inizio: la Juventus rappresenta il livello massimo della sua idea di calcio.
Per Manninger, l’Italia è sempre stata un punto di arrivo. Cresciuto in Austria, vicino culturalmente e geograficamente, aveva già visitato l’Italia da ragazzo e visto la Serie A come un obiettivo naturale. L’approdo alla Juventus è la realizzazione di quel percorso ideale.
Dentro lo spogliatoio con Buffon, il numero uno
Alla Juventus, Manninger si trova davanti Gianluigi Buffon, che non era ancora il miglior portiere del mondo ma aveva già tutte le caratteristiche per diventarlo e blindare i pali dei bianconeri. Il rapporto tra i due diventa quotidiano: osservare Buffon significa per Manninger imparare ogni giorno da un professionista integerrimo.
Il lavoro del portiere, per Manninger, si costruisce soprattutto in allenamento. Buffon diventa un riferimento assoluto, non solo tecnico ma anche umano, per mentalità, leadership e cura dei dettagli. Tra i numerosi ricordi in memoria di Manninger, anche Buffon, negli istanti immediatamente successivi alla notizia del decesso, lo ha abbracciato con un post toccante e personale su Instagram.
[iol_placeholder type="social_instagram" id="DXMikEDjFqH" max_width="540px"/]La Juventus che stava per diventare dominante
Alla Juventus, Manninger entra in uno spogliatoio ricco di campioni. Il rapporto con Buffon è centrale, soprattutto nei momenti in cui l’austriaco ricopre il ruolo di vice. Manninger apprezza dell’azzurro anche la cultura del lavoro quotidiano: preparazione fisica, prevenzione e attenzione ai dettagli, elementi fondamentali del metodo Juventus.
L’arrivo di Antonio Conte segna una svolta. Manninger aveva già conosciuto Conte a Siena; alla Juventus ritrova la stessa identità: disciplina, intensità e mentalità vincente. Con giocatori come Chiellini, Barzagli, Bonucci e Del Piero nasce un gruppo destinato a dominare.
Lo scudetto vinto dalla Juventus, in procinto di aprire un ciclo, nel 2012 rappresenta un momento importante anche per Manninger, che vive da dentro la crescita di un gruppo destinato a segnare un’epoca.
L’eredità di Alex Manninger
In Italia, Manninger viene soprannominato “Geppetto”, come Moreno Torricelli, anche per il suo passato da falegname prima del calcio professionistico. Ha sempre raccontato con parole di forte apprezzamento la professione a cui si è riavvicinato anni dopo, quando il calcio è diventato parte del passato.
Il percorso di Manninger alla Juventus è stato quello di un portiere che ha saputo farsi trovare pronto, lavorare nell’ombra e crescere accanto ai migliori per incidere nella loro crescita. La sua carriera è il racconto di un calcio di disciplina, lavoro e rispetto dei ruoli: valori che ha tutelato fino alla fine.