Ad Albenga l’incontro “Strega sempre: la violenza contro le donne nel tempo” con Antonella Forte

  • Postato il 6 febbraio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Generico febbraio 2026

Albenga. Il Centro Antiviolenza Artemisia Gentileschi ha organizzato per lunedì 9 febbraio l’evento “Strega sempre: la violenza contro le donne nel tempo”, con la presentazione, da parte dell’autrice Antonella Forte, di due suoi libri “La strega di Triora” e “Le sorelle della notte”, nei quali si tratta la persecuzione di donne, considerate streghe.

L’evento si divide in due parti: uno al mattino, presso il liceo Bruno di Albenga, quando l’autrice incontrerà gli studenti e gli insegnanti e uno al pomeriggio, alle 17, presso l’Auditorium San Carlo, aperto al pubblico.

Moderatrice dell’incontro sarà la dottoressa Tiziana Minacapilli e lettrice di alcuni brani dei due libri, sarà Donata Marchesini, entrambe dell’associazione Cosavuoichetilegga.

Questo evento è realizzato con finanziamento Ministeriale (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) concesso per l’anno 2024 ai sensi dell’art. 72, primo comma del D. Lgs. N. 117 del 2017 s.m.i.).
La caccia alle streghe, che ha insanguinato l’Europa e il nord America tra il XV e il XVIII secolo, ha rappresentato una forma estrema di violenza di genere, con una grande maggioranza di vittime donne (la stima – anche documentata da carte processuali – è di 40.000-60.000 vittime giustiziate). Questo fenomeno è considerato, dagli storici, come il modo per punire, controllare, reprimere, donne che non erano conformi ai ruoli sociali loro assegnati e spesso si associava la figura della donna al demonio.

La persecuzione contro le donne coinvolgeva in particolare le anziane, le nubili, le vedove o le emarginate, perché considerate più inclini a cedere alle tentazioni del diavolo (e questo è un retaggio della tentazione di Eva nel paradiso terrestre). Erano perseguitate le levatrici, le guaritrici che usavano erbe e rimedi naturali, perché conoscevano bene il corpo umano ed erano capaci di guarire.

Questa persecuzione era uno strumento di controllo sociale e fu molto intensa durante i periodi di crisi (le guerre, le pestilenze, la Riforma e la Controriforma) e serviva a ristabilire un ordine patriarcale. Le donne accusate di stregoneria venivano torturate, umiliate pubblicamente e infine bruciate sul rogo (o impiccate, a seconda della regione), dopo aver confessato a seguito di torture incredibili; le poverette venivano sottoposte a procedimenti sommari, di stampo inquisitorio e non avevano diritto di difesa. Tra le concause della medievale caccia alle streghe è stata individuata anche la cosiddetta accumulazione primitiva, ossia la privatizzazione delle terre comuni, considerata come antesignana del futuro capitalismo.

A questa, si affianca la progressiva creazione di una nuova morale, di derivazione religiosa, e dunque di una nuova redistribuzione dei ruoli tra uomini e donne. Una vera e propria riorganizzazione sociale di stampo patriarcale. “Lo sviluppo del capitalismo iniziò con una guerra alle donne”. In pratica, le donne vennero confinate nel lavoro domestico non retribuito, venne legittimata la loro subordinazione agli uomini sia in famiglia che fuori dalla famiglia. Si costruì, così, un ordine patriarcale specifico che perdura ancora oggi. Le persecuzioni che conosciamo, grazie ai documenti dei processi alle donne, ma anche grazie all’iconografia fornita dal mondo dell’arte, erano non solo di tipo fisico.

Accanto alle torture, alle esecuzioni pubbliche, al clima di sospetto che avvelenò la vita di quegli anni, anche la lingua subì delle modifiche. Per esempio, la parola “gossip”, con la quale noi oggi indichiamo il pettegolezzo, inizialmente indicava l’amicizia tra donne. C’era proprio una sorellanza tra donne, come testimoniato anche nel libro “Le sorelle della notte” della nostra relatrice Antonella Forte. Questa sorellanza non poteva avere spazio nella società patriarcale che si stava creando, e possiamo ben ricordare che nel Medioevo la maggior parte delle attività femminili erano di natura collettiva e, negli strati sociali inferiori, le donne si riunivano in comunità compatte di aiuto. Le donne avevano una grande indipendenza: la loro vita e il loro lavoro era condiviso con altre donne; lavori domestici ma anche il parto erano condivisi esclusivamente con altre donne. Anche in campo medico le capacità curative delle donne venivano viste come doti demoniache. L’eliminazione di questi gruppi di donne, favorì gli uomini, che si appropriarono di moltissime attività che fino a quel punto erano state femminili. La persecuzione delle streghe cancellò, dunque, una ben radicata cultura comunitaria.

Però, andiamo oltre la storia e arriviamo ai giorni nostri. ll fenomeno della caccia alle streghe, infatti, non è purtroppo circoscritto ai libri di storia: secondo le Nazioni Unite, ancora al giorno d’oggi ogni anno migliaia di persone vengono accusate di stregoneria, emarginate, uccise e torturate in più di 50 Paesi, soprattutto in Africa, nel Sud-Est asiatico, in Papua Nuova Guinea, in America Latina e in India. In Arabia Saudita, la stregoneria è punita con la pena di morte; in Ghana esistono i Witch Camps, dove relegano centinaia di donne considerate streghe; in India, tra il 1999 e il 2013, vi sono stati 2.300 omicidi, a seguito di accuse di stregoneria. Tant’è che nel 2021 le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione per porre fine a violenze basate su accuse di stregoneria.

Nel nostro mondo occidentale, la frase delle femministe “siamo le nipoti delle streghe che non siete riusciti a bruciare” era diventato un vero e proprio motto per rivendicare l’indipendenza e la forza delle donne, motto che ben precisava che la caccia alle streghe aveva tentato di sradicare l’autonomia delle donne. Per molti, la violenza di genere nei giorni nostri è una sorta di punizione verso donne che cercano di affrancarsi da ruoli tradizionali.

Autore
Il Vostro Giornale

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