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Accise carburante, benzina e diesel costano di più: quanto aumenta il pieno

  • Postato il 4 luglio 2026
  • Di Panorama
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Accise carburante, benzina e diesel costano di più: quanto aumenta il pieno

Da oggi, sabato 4 luglio, fare benzina o gasolio torna a costare di più. Non si tratta di un nuovo shock improvviso del petrolio, né di una corsa incontrollata dei listini internazionali, ma della fine dell’ultimo sconto sulle accise deciso dal Governo per contenere il prezzo dei carburanti nei mesi più complicati della crisi energetica. Una misura nata come intervento straordinario, poi prorogata e progressivamente ridotta, che ora arriva al capolinea e riporta il conto direttamente sui tabelloni delle stazioni di servizio.

L’aumento atteso è di circa 6,1 centesimi al litro, perché lo sconto fiscale residuo era ormai sceso a 5 centesimi, che diventano poco più di 6 con l’effetto dell’Iva. Tradotto nella vita quotidiana significa che un pieno da 50 litri costa intorno a 3 euro in più rispetto ai giorni scorsi. Una cifra che, presa singolarmente, può sembrare contenuta, ma che diventa immediatamente più pesante per chi usa l’auto tutti i giorni, per i pendolari, per le famiglie con più vetture, per gli autotrasportatori, per gli artigiani e per tutti quei lavoratori che non possono semplicemente scegliere di lasciare il mezzo in garage.

Perché finisce lo sconto sulle accise

Il taglio delle accise era stato introdotto in una fase in cui il mercato petrolifero si muoveva su livelli molto più tesi e il Brent, il riferimento internazionale del greggio, viaggiava su quotazioni elevate, alimentate dalle tensioni geopolitiche e dai timori sulle forniture. All’inizio lo sconto era molto più consistente, pari a 24,4 centesimi al litro, poi il Governo lo ha ridotto a tappe, fino all’ultima versione da 5 centesimi al litro per benzina e diesel.

La ragione è soprattutto di bilancio. Ogni proroga costa centinaia di milioni alle casse dello Stato e l’intero pacchetto di interventi sulle accise ha già superato i due miliardi di euro. Il Governo, dunque, punta a uscire dalla logica emergenziale e a tornare al sistema ordinario, contando sul fatto che il prezzo del petrolio sia rientrato su livelli più gestibili rispetto ai picchi dei mesi scorsi.

Il ragionamento dell’esecutivo è semplice: se il barile si raffredda, il mercato deve assorbire il calo e trasferirlo più rapidamente ai consumatori, senza rendere permanente uno sconto fiscale nato per fronteggiare una fase eccezionale. Non a caso il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha richiamato le compagnie petrolifere alla necessità di adeguare più velocemente i prezzi alla discesa delle quotazioni internazionali.

Quanto costano benzina e diesel da oggi

Con la fine dello sconto, la benzina in modalità self sulla rete ordinaria si porta intorno a 1,86 euro al litro, mentre il gasolio si avvicina a 1,94 euro al litro. In autostrada, dove i prezzi sono tradizionalmente più alti, la verde può arrivare intorno a 1,95 euro al litro, mentre il diesel può tornare sopra quota 2 euro.

La differenza non sarà identica in ogni distributore, perché i prezzi alla pompa dipendono anche dalle politiche delle singole compagnie, dalla zona, dalla rete ordinaria o autostradale, dalla modalità self o servito e dai tempi con cui ogni impianto aggiorna i listini. Ma la direzione è chiara: il beneficio fiscale sparisce e il prezzo finale torna a incorporare l’intero peso dell’accisa.

Per gli automobilisti il calcolo più immediato è quello del pieno. Su un serbatoio da 50 litri l’aggravio è di circa 3,05 euro; su 60 litri si sale a circa 3,66 euro. Non è una stangata paragonabile ai momenti peggiori della crisi energetica, ma è comunque un aumento che arriva all’inizio di luglio, cioè nel pieno delle partenze estive, quando milioni di italiani si mettono in viaggio e quando ogni variazione dei carburanti diventa immediatamente più visibile.

L’effetto sui consumi e sulla spesa quotidiana

Il prezzo dei carburanti non riguarda soltanto chi fa rifornimento. Benzina e diesel incidono direttamente sugli spostamenti privati, ma anche indirettamente su una lunga catena di costi: trasporto merci, logistica, consegne, attività professionali, turismo, commercio. Per questo ogni aumento alla pompa viene percepito come un segnale più ampio sul costo della vita, soprattutto in una fase in cui molte famiglie continuano a misurare con attenzione la spesa mensile.

La fine dello sconto sulle accise, quindi, non è solo una notizia tecnica di politica fiscale. È una notizia di servizio, perché modifica da subito il prezzo pagato al distributore, e insieme è un test politico, perché misura la capacità del Governo di accompagnare l’uscita dagli interventi straordinari senza alimentare nuove tensioni sociali.

La partita, ora, si sposta sui prossimi giorni. Se il prezzo del petrolio resterà stabile e le compagnie trasferiranno rapidamente i ribassi delle quotazioni sui listini, l’aumento provocato dalla fine dello sconto potrebbe essere assorbito senza nuovi interventi. Se invece benzina e diesel dovessero tornare a correre, la pressione per una nuova proroga o per misure mirate potrebbe riaprirsi rapidamente.

Per il momento, però, il messaggio per gli automobilisti è uno solo: da oggi il pieno costa di più, non per un nuovo aumento del greggio, ma perché finisce l’ultimo scudo fiscale che negli ultimi mesi aveva tenuto artificialmente più bassi i prezzi alla pompa.

Autore
Panorama

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