Aborto, ritardo record per la relazione del ministero (quasi un anno). Questionario online delle associazioni per raccogliere i dati
- Postato il 15 gennaio 2026
- Diritti
- Di Il Fatto Quotidiano
- 2 Visualizzazioni
Mentre ancora il ministero non ha consegnato al Parlamento la relazione sull’aborto del 2025 con un ritardo record di quasi un anno, le associazioni che si battono per l’accesso all’interruzione di gravidanza hanno diffuso un questionario per raccogliere informazioni sul territorio. “Se hai abortito tra il 2020 e il 2025 in Italia, entro i primi 90 giorni di gestazione, questo sondaggio è rivolto a te”, si legge nel testo dell’iniziativa a cui è possibile partecipare fino al 22 gennaio, volto intercettare cosa succede a partire dalla scoperta di essere incinta fino allo svolgimento della procedura di interruzione volontaria di gravidanza, chirurgica o farmacologica. Un percorso che, fino ad oggi, non è stato tracciato dal sistema di rilevamento Istat dedicato, come previsto dalla legge 194, al monitoraggio delle interruzioni di gravidanza in Italia. Il questionario, curato e diffuso da Period Think Tank, Pro-choice RICA e Laiga 194 con il supporto di Semia – Fondo delle Donne, si compila online. “Sappiamo che un sondaggio di questo tipo non ha valore statistico, ma a noi interessa far emergere la problematica, sollecitando le istituzioni ad indagarla in modo preciso e farsene carico – dice Giulia Sudano, di Period Think Thank. – Stiamo già collaborando positivamente con l’Istituto superiore di sanità e con l’Istat per l’aggiornamento del tracciato con cui si raccolgono i dati relativi all’applicazione della legge 194. Questa iniziativa va nella stessa direzione”.
“Nella nostra esperienza il percorso per accedere all’interruzione volontaria di gravidanza può allungarsi sia nel tempo che nelle distanze da percorrere – dice Roberta Lazzeri, della rete Pro-choice – Lo vediamo nelle storie delle persone che si rivolgono a noi per avere informazioni e supporto”. È il caso ad esempio di Arianna che a ilfattoquotidiano.it ha denunciato la sua esperienza. Residente in un paese della provincia di Taranto, quando scopre la gravidanza è di sei settimane: l’aborto sarebbe molto precoce e il metodo farmacologico è quello più indicato, stando anche a quanto indicato da Pro-choice. Arianna, a quel punto, si rivolge al Centro donna presso l’ospedale di Taranto: lì, denuncia, le dicono che non fanno il farmacologico e la indirizzano all’ospedale di Castellaneta. “Da Castellaneta mi dicono di andare al consultorio di Ginosa“, continua, “per avere il certificato. Lì mi hanno dato appuntamento dopo una settimana. Al consultorio mi hanno fatto il certificato, e ho dovuto aspettare 7 giorni. A Castellaneta sono andata tre volte, 2 per le pillole e 1 per il controllo. I consultori rimasti aperti nella provincia non hanno più la ginecologa e in tutta la provincia è rimasto un solo ospedale con la ginecologia”. In totale, Arianna racconta di aver dovuto correre circa 650 km per poter procedere con l’interruzione di gravidanza.
I tassi di mobilità passiva, ovvero di chi effettua l’interruzione volontaria di gravidanza in una provincia diversa rispetto a quella di residenza, variano molto tra le regioni, tra il massimo tasso nel Molise, dove solo il 55,3% delle IVG sono “stanziali”, e il minimo della provincia autonoma di Bolzano, dove solo il 2,4% sono “emigrate in altra regione o nella stessa” (dati Istat 2023). Si può immaginare facilmente come possano aumentare le difficoltà per chi non può contare su reti di supporto o sull’approvazione di persone familiari e amiche, per chi non può allontanarsi da casa perché magari ha figli piccoli o anziani da curare, o per chi non può lasciare il posto di lavoro.
L'articolo Aborto, ritardo record per la relazione del ministero (quasi un anno). Questionario online delle associazioni per raccogliere i dati proviene da Il Fatto Quotidiano.