Abbassare il tetto all’uso del contante sarebbe una spintarella gentile all’onestà. Ma il governo ha provato ad alzarlo

  • Postato il 8 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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A tutti noi credo che durante la giornata capiti di fare acquisti da qualche parte. Da osservatore, ho notato che ormai la stragrande maggioranza degli acquisti avviene usando il bancomat o strumenti analoghi. Il contante sta sparendo nelle transazioni economiche quotidiane, grandi o piccole. E questa è una tendenza internazionale. Ci stiamo avviando, più o meno silenziosamente, a quella che gli studiosi chiamano a cashless economy, cioè un’economia senza l’uso del contante.

Perché la gente sta abbandonando spontaneamente la carta moneta? Per tanti motivi spiegati dall’economia comportamentale, ma sostanzialmente per un fattore di comodità e di sicurezza.

Mentre i cittadini scelgono i pagamenti elettronici, la politica italiana si muove in senso contrario. La proposta di Fratelli d’Italia, poi naufragata, era di portare la soglia a 10.000 euro. Quando è diventata premier il limite era di soli 2.000 euro con tendenza al ribasso, e ora l’idea era di aumentarlo di cinque volte. La situazione europea da questo punto di vista è molto variegata, ma economie vicine alla nostra, come Francia e Spagna, hanno un limite molto basso, appena 1.000 euro. Fa eccezione la Germania dove non c’è alcun limite.

Comunque, anche l’Unione Europea ha imposto nuove regole sui pagamenti in contanti che tutti gli stati membri dovranno rispettare entro il 2027, portando la soglia massima a 10.000 euro. Diciamo che Meloni si sta adeguando anticipatamente alla normativa europea, raro caso a destra di europeismo.

Nella proposta di aumentare la soglia di uso del contante il partito della premier, suo principale sponsor, ha usato sempre il tema, pur legittimo, della libertà. L’argomento è interessante perché la domanda fondamentale è la seguente: libertà per chi? Non certo per i cittadini che scelgono di usare giornalmente i pagamenti elettronici. Probabilmente di questo la premier non si accorge perché, dato il suo ruolo, non va mai a fare la spesa. Allora possiamo dire che la presunta libertà riguarda essenzialmente gli operatori economici che, in teoria, possono in questo modo occultare una parte rilevante dei loro redditi. E, in effetti, è quello che accade. Il contante spinge, come un motore turbo, l’evasione fiscale. Diciamo che se parliamo di libertà, allora la libertà che il contante tutela è quella di evadere le tasse. Il contrario, cioè la tracciabilità, non è detto che risolva questo problema, ma almeno è un forte deterrente.

Come evidenziato ancora nella Relazione sull’economia non osservata del 2025, a trainare il fenomeno dell’evasione in Italia è quella dell’Iva e quella, sempre gigantesca, del reddito dei lavoratori autonomi. E questo non da ora, ma ormai da alcuni anni. La prima è stata, per fortuna, ridotta con la fattura elettronica, mentre limitare l’uso del contante contrasterebbe la seconda. Se solo si potesse ridurre a livelli accettabili l’evasione totale, che supera i 100 miliardi annui, molti problemi della finanza pubblica potrebbero essere facilmente risolti. Non si tratta di farla sparire, missione impossibile probabilmente, ma di ridurla a dimensioni fisiologiche come negli altri paesi europei.

L’abbassamento della soglia del contante aiuterebbe nella direzione di ottenere dei comportamenti virtuosi, come ampiamente dimostrato in teoria e in pratica. Gli economisti parlerebbero di una spintarella gentile all’onestà.

Perché il partito di Meloni insiste nel perseguire una strada che tende a premiare i comportamenti opportunistici dei singoli a scapito degli interessi collettivi? Difficile da capire, anche perché non si tratta di fare interventi costosi, difficili da realizzare, complessi oppure rivoluzionari. Si tratta semplicemente di seguire l’esempio di altri paesi, in cui l’evasione è più bassa della nostra anche per questo motivo. Qui, più che l’interesse della gente comune che ama la tracciabilità, la politica nostrana sembra seguire interessi corporativi. La corporazione degli evasori fiscali è molto potente e nemmeno il governo Meloni ne ha scalfito il potere, anzi si sta muovendo nella direzione opposta.

Oltre al danno però, c’è anche la beffa. Coloro che si rifiutano, con l’evasione, di pagare le tasse legittime sono anche quelli che, in forza dei modestissimi Isee, invocano a gran voce sussidi pubblici. E questa è l’altra faccia, sempre più evidente, della crisi della finanza pubblica. Qualche milione di italiani infedeli (peraltro sempre i soliti e facilmente individuabili) non paga le tasse, ma è sempre più esigente nel pretendere prestazioni sociali per il basso reddito (fittizio). Una politica lungimirante dovrebbe difenderci da questi predoni dello stato sociale e invece li incoraggia in vari modi.

Insomma, per quanto riguarda la lotta all’evasione fiscale, questa finanziaria della premier Meloni non fa nessun passo avanti. I cittadini onesti che pagano del tutto le tasse, magari controvoglia perché elevate, sono presi in giro anche dalla sovranista Meloni. Sulla questione del contante, come su molte altre del resto, la classe politica è lontanissima dalla gente. Forse è anche per questo che molti hanno perso molta fiducia nella politica e disertano le urne in attesa che qualcosa finalmente cambi, anche in Italia.

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Il Fatto Quotidiano

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