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Abbandonato davanti al pronto soccorso di Salerno un uomo di 36 anni, è gravissimo. L’ipotesi di un incidente sul lavoro

  • Postato il 17 aprile 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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  • 3 min di lettura
Abbandonato davanti al pronto soccorso di Salerno un uomo di 36 anni, è gravissimo. L’ipotesi di un incidente sul lavoro

Un uomo di 36 anni, di origine indiana, è ricoverato da giorni in condizioni gravissime all’Ospedale Ruggi di Salerno. La sua vicenda, riportata dal quotidiano online Avanti!, potrebbe far ipotizzare a un caso di incidente sul lavoro non denunciato. Inizialmente si era parlato di un possibile abbandono davanti al pronto soccorso, ma gli accertamenti della polizia hanno chiarito che l’uomo sarebbe stato accompagnato da un familiare, poi allontanatosi. Il quadro clinico è grave: una forma avanzata di setticemia agli arti inferiori, tanto seria da richiedere anche il ricorso alla camera iperbarica. Gli investigatori non hanno ancora potuto ascoltare il paziente, e solo la sua testimonianza potrà chiarire se dietro le sue condizioni si nasconda un caso di sfruttamento lavorativo, in nero. Nel frattempo, sindacati e politica chiedono risposte. Il sospetto, tutt’altro che remoto, è che si tratti dell’ennesimo episodio legato alle condizioni disumane in cui operano molti lavoratori stranieri impiegati nei campi italiani.

Un precedente recente e tragico aiuta a comprendere il contesto. Nel giugno 2024, la morte del bracciante indiano Satnam Singh, avvenuta nelle campagne di Latina, scosse profondamente l’opinione pubblica. Singh perse un braccio in un incidente sul lavoro e, invece di ricevere immediata assistenza, fu abbandonato davanti alla propria abitazione, morendo poco dopo. Un caso emblematico di come, in certi contesti, la vita di un lavoratore possa essere considerata sacrificabile.

Le analogie tra le due vicende non sono ancora accertate, ma il contesto è noto. In alcune aree agricole italiane, soprattutto nel Mezzogiorno ma non solo, migliaia di lavoratori stranieri vivono e lavorano in condizioni estreme: turni massacranti, paghe ben al di sotto dei minimi contrattuali, assenza di tutele sanitarie e ricatto costante legato al permesso di soggiorno. Il fenomeno del caporalato continua a essere una piaga difficile da estirpare. I braccianti spesso dipendono da intermediari illegali che gestiscono reclutamento, trasporto e alloggi, creando una rete di sfruttamento che sfugge ai controlli. In questo sistema, anche un infortunio o una malattia possono trasformarsi in una condanna: denunciare significa rischiare il lavoro, il reddito e, in alcuni casi, la permanenza stessa nel Paese.

Quella indiana è una delle comunità indiane più numerose presenti in provincia di Salerno, che, al primo gennaio 2024, contava oltre 3500 residenti. Molti dei quali vivono tra Battipaglia, Eboli e Capaccio. Persone che lavorano soprattutto nei settori dell’allevamento di bufale e bovini e nell’agricoltura. Lo scorso luglio un 38enne indiano era stato ritrovato senza vita in un’azienda bufalina del comune di Serre (Salerno). Il cadavere era stato trovato nella vasca del letame.

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Il Fatto Quotidiano

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