A Venezia una mostra per celebrare i 100 anni dalla nascita del grande artista Gastone Novelli 

  • Postato il 17 gennaio 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
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A cento anni dalla nascita di Gastone Novelli (Vienna, 1925 – Milano 1968) Ca’ Pesaro propone una retrospettiva con sessanta opere sistemate nelle otto sale del piano nobile. L’artista, protagonista innovativo della pittura italiana post-bellica, aperto all’Informale, al Neodadaismo e alla poesia visionaria del Novecento, si inserisce in quell’ambito che sventaglia sulla tela qualcosa che si avvicina a un racconto per figure del tutto aniconiche. Dove prevalgono graffitismi, alfabeti di libera invenzione, privi di qualsiasi rigore geometrico.  

Gli anni più intensi di Gastone Novelli in mostra a Ca’ Pesaro a Venezia 

Il percorso di questa antologica si sofferma sul periodo più intenso della produzione di Novelli, dal 1957 al 1968. La mostra inizia con i lavori informali degli anni de L’Esperienza Moderna, rivista fondata con Achille Perilli nel 1957. Continua con le opere dei primi Anni Sessanta, in cui l’artista raggiunge la sua caratteristica coesistenza tra linguaggio visivo e verbale. Presentando quindi i lavori dal più evidente significato etico e politico, selezionati da Novelli per la sua sala personale alla Biennale di Venezia del 1968.  

Bisogna ricordare che l’autore ha partecipato alle due Biennali veneziane più discusse della storia: quella del 1964, con dieci lavori, sei dei quali in mostra, che vide il prevalere contestato della Pop Art; e quella del dissenso appunto, del 1968 con quattordici opere, di cui nove visibili ora a Ca’ Pesaro. Affidandosi a quella poetica che utilizza la tela come un supporto o una matrice su cui imprimere, cancellare, stratificare. Poetica che si affida a elementi fisici e mentali che privilegiano la compresenza di materia segno gesto scrittura. Il ricorso al linguaggio verbale che rivela attenzione per la poesia e la letteratura è sostenuto dal dialogo con la pittura di Cy Twombly.  

Le opere di Gastone Novelli in mostra a Venezia 

Per una narrazione che pretende una lettura prolungata nel tempo, Novelli utilizza frasi che si spezzano spesso. Tracciate con grafie disomogenee, a volte estrapolate dalla carta stampata, come in Per ricordare la vita che vengono isolate o coperte da cancellature. Sono superfici coperte da grumi di lettere, immagini embrionali, brandelli di citazioni. Ma poi quei frammenti di parole li trascrive direttamente sulla tela, graffiandola. Come in Nascondersi vale la pena. Sono luoghi della mente, luoghi imprecisati direbbe Manganelli, che rimandano, forse, ai ritmi sequenziali di una schermata cardiologica. Magari l’imprecisione segnica è tracciata immergendosi in un percorso oniroide e semiconscio. Ma non si tratta di un codice cifrato. Novelli vuole attirare gli occhi dell’osservatore, invitandolo a leggere, a sillabare come bambini quelle frasi sminuzzate ma non del tutto illeggibili, che sono iscritte sulle tele. 

A Ca’ Pesaro anche documenti e nuove acquisizioni per raccontare il linguaggio aniconico di Novelli  

La mostra inoltre comprende una selezione di materiale documentario che mette in risalto l’intensa esistenza intellettuale dell’autore, con i suoi vari interessi e le relazioni che tenne con amici artisti, intellettuali e scrittori. 

Infine, è da segnalare l’ingresso nelle collezioni civiche di due opere donate dagli eredi: Era glaciale del 1958, importante testimonianza della trasformazione dell’informale con l’inserimento dei segni narrativi; una sorta di manifesto che annuncia il linguaggio magico, come definito da Novellis stesso, e Allunga il passo amico mio del 1967. 
 
Fausto Politino 

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Autore
Artribune

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