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A Savona il congresso della medicina, quale sarà il ruolo del medico internista nella nuova riforma della sanità ligure?

  • Postato il 11 maggio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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A Savona il congresso della medicina, quale sarà il ruolo del medico internista nella nuova riforma della sanità ligure?

Savona. Nel percorso gestionale del malato complesso il ruolo dell’internista risiede nell’applicare un approccio sistematico, multidimensionale, individualizzato, in cui vengono superati i limiti insiti nel concetto di malattia, e il paziente nella sua globalità riveste un ruolo cardine. Si viene così delineando la medicina della complessità che elabora una valutazione integrata delle singole patologie coesistenti nello stesso individuo e che tiene in considerazione l’interazione tra loro sul piano clinico.

L’internista è il medico gestore del paziente complesso portatore di multi morbidità che affianca capacità olistiche e culturali all’acquisizione di competenze tecniche evolute nella gestione del paziente critico. L’approccio dell’internista alla complessità si propone quindi di individuare tra i determinanti delle patologie quelli in grado di esercitare un ruolo chiave nell’influenzare lo stato di salute dell’individuo in modo da identificarne le priorità e pianificare una strategia terapeutica mirata. Ruolo dell’approccio sistematico è, quindi, acquisire conoscenze che possano permettere di gestire un paziente complesso nella sua globalità e che possano fornire le basi per creare un modello di assistenza di grado di realizzare strategie di cura personalizzate. La formazione dell’internista deve essere pertanto una formazione a 360° che interessi i vari ambiti della medicina.

Nel corso della XI edizione del congresso “Giornate savonesi in medicina” si sono affrontate diverse tematiche che hanno affrontato i vari ambiti di azione dell’internista per una gestione appropriata delle più comuni patologie mediche.

Tra i vari temi toccati si è parlato anche del ruolo della medicina interna nel nuovo assetto sanitario ligure. “E’ importantissimo rivalorizzare le medicine interne anche in virtù della nuova riforma sanitaria – afferma il direttore generale di ATS Liguria, Marco Damonte Prioli – la medicina interna rappresenta un trait d’union tra casi ad alta complessità fino ad arrivare ad un’ospedale di comunità. Rappresenta dunque un percorso che i nostri pazienti devono avere all’interno delle strutture sanitarie”.

Siamo una Regione anziana e il tipo di assistenza che diamo ci deve far cambiare il modello sanitario e la medicina interna è uno dei principali attori di questo cambiamento – aggiunge -. E’ uno dei principali attori della presa in carico dei pazienti cronici (e nella nostra Regione sono presenti in numero molto alto) e deve spingerci a creare nuovi modelli di presa in carico dove la medicina interna deve farla da protagonista”.

Ricordiamo però che ci sono anziani che non necessitano di un ricovero in rianimazione ma che la degenza nei reparti di medicina interna, per come sono strutturati oggi, potrebbe non essere la soluzione adeguata. Il 21% dei ricoveri in terapia intensiva sono prevenibili. Il 10-15% necessita di un setting a più elevata intensità di cura. Più di ogni altra struttura sanitaria, i reparti di medicina interna generano gli errori che portano a decessi prevenibili.

Ci sono dunque pazienti a bassa complessità clinica ma ad elevata complessità assistenziale. L’area critica all’interno delle medicine interne potrebbe essere quella via di mezzo che diminuirebbe i decessi. Le aree critiche potrebbero ospitare open space con 4 posti letto con tende divisorie, una centrale di monitoraggio multi parametrico interna, un carrello per le procedure ed le urgenze dedicato, una checklist di farmaci e delle procedure affissa nel carrello e un ventilatore per NIV (sistema ventilatorio di natura meccanica a pressione positiva che si sostituisce all’utente nelle varie fasi degli atti respiratori).

“I livelli di complessità dei pazienti, le professionalità e le tecnologie che abbiamo a disposizione ci permettono di strutturare delle aree critiche, all’interno delle medicine interne, che permettono di lavorare in stretta sinergia con le rianimazioni. Questo collegamento evita che i pazienti, che non hanno necessità di stare più del dovuto nei reparti di rianimazione, possano transitare in un reparto che garantisca la complessità delle cure di cui hanno bisogn,o senza dover togliere il posto a coloro che necessitano della rianimazione”.

“Il fatto di aver sviluppato in questi anni le professionalità necessarie, di avere le tecnologie che permettono di monitorare i pazienti, il fatto di formare sia la parte tecnica, che infermieristica che medica all’assistenza di questi reparti sta rappresentando veramente un punto fondamentale nel percorso che deve andare dalla rianimazione fino alla medicina di area critica e infine alla dimissione”.

In questo percorso di cambiamento della presa in carico del paziente non si può non includere le Case della Comunità. La dottoressa, Monica Cirone, direttrice dell’Area 2 savonese dunque non esclude la possibilità di inserire un medico della medicina interna presso queste strutture: “E’ importante iniziare ad immaginare l’integrazione tra le Case di Comunità e gli ospedali, dunque, questa figura potrebbe fare da collante. L’idea di potersi collegare con l’ospedale proprio grazie alla figura dell’internista è importante”.

“E’ possibile pensare anche al passaggio dell’internista presso le Case della Comunità anche per quanto riguarda le consulenze o la telemedicina – spiega – si può pensare di creare dei canali di consulenza con l’internista sapendo che i pazienti che, in questo momento, afferiscono alle Case della Comunità sono pazienti che necessitano di un intervento di questo tipo”.

Alla base di tutto la formazione, anche per l’eventuale medico internista che potrebbe fare da supervisore: “Lavorare sulla formazione è fondamentale – continua la dottoressa Cirone – stiamo pensando di inserire la figura del geriatra all’interno delle Case della Comunità. E’ importante costruire un nuovo modello organizzativo che si prenderà cura del paziente a 360°”.

Per quanto riguarda i dati, nel mese di aprile, gli accessi solo per quanto riguarda il medico di medicina generale sono stati (in totale nell’Area2) 1700: “Dato incoraggiante significa che la cittadinanza sta capendo l’importanza delle Case della Comunità”, conclude la direttrice.

Autore
Il Vostro Giornale

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