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In sintesi
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I suoi quadri più famosi li conoscono tutti, se non altro per averli visti sui libri di scuola: Marat assassinato nella vasca da bagno, il Giuramento della pallacorda, Napoleone che valica le Alpi sul suo cavallo bianco, l'auto-incoronazione di Bonaparte e Giuseppina. Non a tutti però viene subito in mente il nome del loro autore, Jacques-Louis David. Eppure, dietro a quel nome c'è il pittore che seppe trasformare la tela in un megafono del potere e il pennello in un'arma di storytelling.. Accademico
David era nato a Parigi nel 1748, in una famiglia della piccola borghesia, ma suo padre, commerciante di metalli, era morto in duello quando Jacques-Louis aveva solo nove anni. Allevato dagli zii, a scuola il ragazzo rivelò un talento precoce per il disegno, tanto che nel 1766 lo troviamo studente all'Accademia reale di pittura. Purtroppo era balbuziente e nei salotti, dove una battuta poteva far decollare o stroncare una carriera, non brillava certo per arguzia. «Niente ancora lo distingueva dalla folla di giovani pittori dell'Accademia», spiega lo storico dell'arte britannico Simon Schama nel suo libro Il potere dell'arte (Mondadori).. Nei quadri dell'epoca fanciulle seminude distese sul sofà si alternavano ai grandi personaggi della Storia e del mito: da una parte i pittori "caldi", che strizzavano l'occhio all'erotismo; dall'altra i "freddi" neoclassici, tutti virtù, virilità e moralismo. David pendeva dalla parte dei secondi. «Il calore», commenta Schama, «non sarebbe stato in cima alla lista delle qualità destinate a fare la fama di David. I suoi maggiori dipinti, piuttosto, fanno scorrere un brivido lungo la spina dorsale».. Grand Tour: passaggio obbligato
Un paio di gradini sopra la mediocrità, il giovane Jacques-Louis sfornava tele affollate di personaggi della storia antica che si muovevano tra architetture classiche. Tele comunque abbastanza buone da procurargli a 26 anni il prestigioso Prix de Rome. Era il 1775 e David con quel premio si pagò il Grand Tour d'Italia, tappa obbligata nella formazione degli intellettuali europei. Niente faceva pensare che 15 anni più tardi sarebbe diventato, armato di tavolozza e pennello, il pittore ufficiale della Rivoluzione francese.. Retorica e ghigliottina
Il primo indizio della sua futura carriera di artista-patriota risale al 1784, quando David presentò al Salon, la rassegna d'arte che si teneva al Louvre, Il giuramento degli Orazi. Era un quadro commissionato dalla corte di Luigi XVI ma, sottolinea Schama, «non assomigliava a nulla che si fosse visto in precedenza». La forza retorica del dipinto, che esalta come nessuno aveva fatto fino ad allora un giuramento patriottico, assicurò a David fama e favori ufficiali. Peccato che, appena cinque anni dopo, molti dei suoi estimatori sarebbero saliti sul patibolo rivoluzionario.. Tra loro c'era anche il famoso chimico Antoine Lavoisier, esattore delle tasse e responsabile delle forniture di armi e polvere da sparo alla città di Parigi. David gli aveva fatto un ritratto con la moglie nel 1788. L'anno dopo i parigini assaltavano la Bastiglia e durante il Terrore giacobino, nel 1794, Lavoisier fu ghigliottinato. Sulla sentenza di morte del Comitato di sicurezza rivoluzionario (la polizia politica creata da Robespierre) c'era anche la firma di David: aveva ucciso così, con un tratto di penna, il suo imbarazzante passato di pittore di corte.. Rosso sangue
La metamorfosi rivoluzionaria di David fu totale, ma non istantanea. Ancora nel 1792 accettò di ritrare Luigi XVI mentre insegna la neonata Costituzione monarchica al figlio: preparò sei disegni per il dipinto, che poi non realizzò. «All'inizio si limitò al ruolo di cittadino-artista», spiega Schama. Cominciò attaccando l'Accademia di cui aveva fatto parte e arrivò a scagliarsi contro la regina Maria Antonietta, dichiarando che nei giorni della rivolta di Versailles "il popolo avrebbe dovuto farne a pezzi la carcassa".
Nell'autunno del 1792 si arrivò allo showdown tra radicali e moderati: i primi, cioè i giacobini di Robespierre, presero le redini del potere e David fu costretto a schierarsi. «Fece il grande passo, fu eletto deputato all'Assemblea e durante il processo a Luigi XVI votò per la condanna a morte del suo ex mecenate», racconta Schama. Ovviamente tenne ben nascosti i sei disegni preparatori per il ritratto del re. Infine, quando Robespierre impose la dittatura, David si schierò al suo fianco.. La repubblica cercava un immaginario in cui identificarsi e David glielo mise a disposizione sotto forma di dipinti celebrativi, tra cui Il giuramento della pallacorda, e "santini" dei martiri della rivoluzione. Al suo talento retorico mancava però un cadavere eccellente per trasformarsi in propaganda di vero impatto. Il 13 luglio 1793 la girondina Charlotte Corday pugnalò Marat, fornendo a David quello che gli serviva per dipingere la prima icona laica dell'età moderna: La morte di Marat. . Icona laica
Marat, giornalista e accanito cacciatore di controrivoluzionari, era "l'Amico del popolo" ma era anche amico di David. Il pittore fu tra gli ultimi a vederlo vivo e supervisionò l'imbalsamazione del cadavere dell'uomo politico, esposto per tre giorni nella torrida estate parigina. Non bastava. «Molti giacobini dicevano che per vendicare l'assassinio che aveva voluto far sparire Marat bisognava rendere l'Amico del popolo per sempre presente non solo alla memoria, ma anche alla vista», spiega Schama. «Era il compito del dipinto di David: rendere eterno Marat il Martire, farne una sacra icona della repubblica».. In appena tre mesi, la "Pietà repubblicana" fu pronta. Il grande quadro venne esposto nel cortile del Louvre (dove David aveva il suo studio fin da quando era pittore di Luigi XVI) e riprodotto in mille copie a stampa, distribuite in tutta la Francia. La morte di Marat è un capolavoro dell'arte, ma anche una colossale montatura. «È la trasfigurazione di un paranoico le cui ore più felici erano quelle passate a scovare e mandare a morte veri traditori, ma anche patetici relitti dell'antico regime». Un persecutore che diventa santo: da questo punto di vista, il quadro di David è una pietra miliare nella storia della propaganda di regime.. Gran cerimoniere
Nei mesi successivi, i più sanguinari del Terrore, Jacques-Louis alternò il lavoro di membro del Comitato di sicurezza a quello di "maestro cerimoniere" della repubblica: disegnò le nuove toghe dei magistrati e realizzò una gigantesca statua allegorica del Popolo. Soprattutto diresse la Festa dell'Essere supremo, una coreografia oceanica degna della Corea del Nord, con un coro di vergini e 200mila persone raccolte attorno a una collina su cui Robespierre, l'Avvocato del popolo, rendeva omaggio alla Saggezza.. Alimentando la megalomania di Robespierre, David ne accelerò involontariamente la fine. Quando però l'Avvocato del popolo mise il collo sotto la lama della ghigliottina, Jacques-Louis la scampò, anche se aveva pubblicamente dichiarato che lo avrebbe seguito volentieri sul patibolo. Fu arrestato, si difese dicendo di avere salvato molti dalla morte (in parte era vero) e presentò come memoria difensiva un autoritratto in cui appariva più ingenuo e innocente di quello che era. Funzionò.. Al servizio di Napoleone
Scottato, David si allontanò dalla politica. Ma solo finché un altro "uomo forte" bussò alla porta del suo studio: Napoleone Bonaparte. «David si mostrò più che pronto a ritrarre Napoleone come un nuovo Carlo Magno e Annibale fusi in un'unica persona, mentre valica le Alpi», scrive Schama. Il cavallo rampante, la posa da conquistatore, lo sguardo fiero piacquero così tanto che Bonaparte ne chiese tre versioni: il pennello di Jacques-Louis aveva creato un'altra icona del potere.. Con la nascita dell'impero (1804), David diventò premier peintre ufficiale. Era famoso e aveva decine di allievi, ma le sue tele erano ormai stanchi esercizi di stile. «Gli enormi dipinti napoleonici sono triti rifacimenti di vecchi capolavori», spiega Schama. «David concluse la sua carriera di propagandista in una misera parodia di se stesso». Quando Napoleone gli ordinò di aggiungere nel mega-quadro dell'incoronazione imperiale la madre Maria Letizia Ramolino (assente all'evento perché detestava Giuseppina), David non fece una piega. In fondo, aveva "aggiustato" la Storia altre volte.. Esilio eterno
Il finale? Triste e solitario. La polizia bonapartista lo mise sotto osservazione perché un suo allievo fu coinvolto in una congiura contro Napoleone. Forse per questo David fu perdonato dal nuovo re di Francia, Luigi XVIII, quando l'imperatore venne esiliato all'Elba. Ma dopo la fuga di Bonaparte, i Cento giorni e la definitiva sconfitta di Napoleone a Waterloo, la Restaurazione fu implacabile: chi era compromesso con la rivoluzione o con il bonapartismo andava espulso.. David passò i suoi ultimi dieci anni a Bruxelles, così vicino eppure così lontano da Parigi. Morì il 29 dicembre 1825, lo imbalsamarono e poi lo seppellirono lì. Né lui né La morte di Marat, che si era portato dietro nel lungo esilio, tornarono mai più in Francia..
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