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25 Aprile e antifascismo, polemica in Regione. L’opposizione: “Disgusto per una narrazione revisionista”

  • Postato il 23 aprile 2026
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  • Di Genova24
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25 Aprile e antifascismo, polemica in Regione. L’opposizione: “Disgusto per una narrazione revisionista”
Generico aprile 2026

Genova. Esplode la polemica sul 25 Aprile in Liguria. Stavolta accade con due giorni d’anticipo, in occasione della seduta solenne del Consiglio regionale in vista della festa della Liberazione. Nel mirino le dichiarazioni del presidente della Regione Stefano Balleari, che a margine della giornata ha definito “anacronistico” parlare di fascismo e antifascismo, ma anche l’orazione ufficiale tenuta da Giovanni Orsina, politologo e professore ordinario dell’università Luiss di Roma, che ha provato a spiegare perché questo “evento indiscutibilmente fondativo della Repubblica italiana” sia ancora considerato divisivo. L’opposizione reagisce con “sincero disgusto” e parla di “narrazione revisionista e assolutoria dei crimini del fascismo”.

Balleari: “Anacronistico parlare di fascismo e antifascismo”

Ogni anno siamo qua con un po’ di tensione – ha detto Balleari nell’intervista prima delle celebrazioni in aula -. Continuare a parlare di fascismo e antifascismo oggi mi sembra anacronistico. In quest’ottica si finisce per avere scontri che non portano buoni risultati da nessuna parte”. Poi l’invito a “guardare verso il futuro” e a “cercare di vedere tutto ciò che unisce e non cercare il pelo nell’uovo per vedere ciò che divide”. Durante il discorso in aula il presidente ha riconosciuto che da quella data è nata l’Italia democratica, ma ha fatto anche appello al “coraggio della verità storica, tutta intera” citando l’eccidio della Benedicta insieme a quello di Porzûs, dove partigiani morirono per mano di altri partigiani.

L’orazione del professor Orsina e i diversi “antifascismi”

Orsina, dichiarandosi in premessa “liberale”, ha offerto una lettura degli “scontri” citati da Balleari interrogandosi sul concetto di “antifascismo“. Secondo il professore ne esistono due interpretazioni “molto diverse”. La prima “minimalista“, che consisterebbe “nella difesa delle garanzie democratiche e liberali, del governo rappresentativo e dei diritti di libertà”. La seconda “massimalista” che vedrebbe il fascismo come “baluardo di un ordine tradizionale e capitalista” e la sua antitesi come “fondamento di una trasformazione profonda degli equilibri politici e culturali e della struttura sociale del paese”. A questi elementi si sarebbe aggiunto, durante la Guerra fredda, anche l’anticomunismo, aggiornato nel 1994 da Berlusconi “sulla base dell’argomento per il quale, malgrado sia finito il comunismo, non sono però finiti i comunisti”.

A mio avviso l’Italia i conti col fascismo in realtà li ha fatti eccome, e lo dimostra proprio la larga adesione degli italiani ai valori democratici e liberali – aggiunge Orsina -. Mi pare che proprio in questo consista il fare i conti con un passato tirannico: l’adesione concreta e contemporanea a valori che ne sono l’opposto. Poi, certo, si può sempre fare di più e di meglio. Attenzione però a svalutare i risultati che abbiamo conseguito sognandone di maggiori e migliori: un antico nostro vizio nazionale”.

L’indignazione dell’opposizione: “Grave offesa alla memoria della Resistenza”

Sulle barricate l’opposizione, che prima non ha applaudito Balleari (tranne Selena Candia di Avs e Gianni Pastorino della Lista Orlando) e poi si è alzata dai propri banchi non appena Orsina ha concluso l’orazione. “Il 25 Aprile non è una ricorrenza qualsiasi. È il giorno in cui l’Italia celebra la Liberazione dal nazifascismo, il sacrificio di chi ha lottato per restituirci libertà, dignità e democrazia. È una data fondativa della nostra Repubblica, che dovrebbe unire e non dividere. Per questo esprimiamo il nostro sincero disgusto per quanto avvenuto durante il Consiglio solenne della Regione Liguria”, esordisce la nota unitaria del centrosinistra.

” Le parole del presidente del Consiglio Stefano Balleari rappresentano una grave offesa alla memoria della Resistenza, con interventi che hanno distorto il senso storico del 25 Aprile, alimentando una narrazione revisionista e assolutoria dei crimini del fascismo – continuano -. Non è accettabile che, proprio nel giorno in cui si ricorda la lotta contro il fascismo, non solo si scelga di polemizzare selettivamente contro una parte di quella storia, ignorando il contributo plurale e decisivo delle forze antifasciste che hanno reso possibile la nascita della democrazia italiana, ma addirittura si arrivi ad affermare che l’antifascismo è anacronistico. Ad essere anacronistico non è l’essere antifascisti, ma il fatto che chi non riesce a prendere con chiarezza le distanze dal fascismo presieda l’assemblea legislativa della Liguria. Oggi, più che mai, il significato del 25 Aprile è difendere la Costituzione, la democrazia e i valori antifascisti su cui si fonda la nostra Repubblica. Su questo non può esserci alcun passo indietro“.

Salis: “Divisivo? Lo dice chi vuole celebrare anche i morti di Salò”

Un’altra replica indiretta – poiché antecedente alle dichiarazioni di Balleari e alla seduta solenne del Consiglio regionale – arriva dalla sindaca Silvia Salis a margine dell’incontro con gli studenti a Villa Migone, teatro della storica resa del 1945: “Io non capisco in che modo sia alternativo celebrare la Resistenza e la Liberazione e guardare avanti. Non è che un’azione ti impedisce l’altra. Ecco, di solito questo tipo di considerazioni vengono da quelli che magari vogliono celebrare anche i morti di Salò oppure ritengono la Resistenza e la Liberazione argomenti divisivi. Noi non lo riteniamo, pensiamo che si possano fare entrambe le cose senza nessun problema. Poi, se a qualcuno questo dà fastidio, ce ne faremo una ragione“.

Il riferimento di Salis in realtà è alle frasi del presidente del Senato Ignazio La Russa: “Quando ero ministro della Difesa, nessuno mi obbligava, ma andavo a rendere omaggio al monumento che c’è al cimitero di Milano ai partigiani e portavo una corona, poi andavo al Campo 10 dove sono sepolti molti ignoti, diversi caduti della Repubblica Sociale italiana. Ci andavo in forma privata perché secondo me era un momento doveroso di una pacificazione che, almeno quando si parla di coloro che hanno dato la vita, mi sembra doverosa. E lo rifarei”.

A proposito di questo, nel recente passato a Genova si era scatenata una bufera su Sergio Gambino, all’epoca consigliere comunale di Fratelli d’Italia oggi nel gruppo misto, che nel 2018 aveva partecipato a una commemorazione per i morti di Salò a Staglieno con la fascia tricolore in rappresentanza del Comune. Negli anni successivi non sono mancati fischi e contestazioni all’indirizzo di Giovanni Toti e Marco Bucci durante i discorsi ufficiali in piazza Matteotti il 25 aprile.

I commenti del centrodestra

“Oggi celebriamo i valori fondanti della nostra democrazia in un’aula che rappresenta tutti i liguri – scrivono in una nota i gruppi consiliari Vince Liguria e Orgoglio Liguria invitando a non strumentalizzare la ricorrenza -. Il 25 Aprile è una festa di libertà che appartiene a ogni cittadino. Ricordare il sacrificio di chi ha lottato contro la dittatura nazifascista per la nostra autodeterminazione è un dovere istituzionale che ci spinge, ogni giorno, a lavorare con responsabilità per il bene della nostra regione. Ricordiamo che il nostro capoluogo, Medaglia d’oro al valor militare, è stato protagonista assoluto della Liberazione. Quel coraggio e quella determinazione sono iscritti nel Dna della nostra terra e devono essere la bussola per affrontare le sfide del presente”. “Il consiglio solenne di oggi testimonia una Liguria che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici, unita nel rispetto della storia e dei valori di libertà che non hanno colore, ma solo il battito orgoglioso della nostra comunità”, concludono.

Autore
Genova24

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