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24 Ore di Le Mans, come si allenano i piloti per sopravvivere ad una corsa estrema

  • Postato il 15 maggio 2026
  • Altri Sport
  • Di Virgilio.it
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24 Ore di Le Mans, come si allenano i piloti per sopravvivere ad una corsa estrema

Conto alla rovescia alla 24 Ore di Le Mans 2026 che partirà sabato 13 giugno alle ore 16:00. Non stiamo parlando soltanto di una gara, ma di un test umano prima ancora che sportivo. Perché guidare per un’intera giornata, alternando velocità superiori ai 300 km/h, pioggia, notte, traffico e stanchezza mentale, significa spingersi oltre il concetto tradizionale di motorsport. È proprio da qui che nasce una delle curiosità più affascinanti dell’endurance racing, quella di come si preparano davvero i piloti a una corsa di 24 ore? Dietro il glamour della griglia di partenza e la leggenda del Circuit de la Sarthe esiste anche un mondo fatto di nutrizione controllata, sonno programmato, allenamenti specifici e recupero mirato. Oggi, affrontare Le Mans significa vivere come un atleta olimpico, con il battito cardiaco di un pilota di aerei militari.

Prepararsi per mesi

Uno degli errori più comuni è pensare che la preparazione inizi pochi giorni prima della gara. In realtà, i piloti endurance lavorano tutto l’anno sulla resistenza fisica e mentale. Lo spiegava già nel 2014 Mathias Beche, pilota Rebellion Racing, raccontando come la preparazione per Le Mans richieda mesi, se non anni di lavoro continuo. L’obiettivo principale è costruire un corpo capace di sopportare stress prolungati.

Durante un singolo stint, che può protrarsi anche due ore consecutive, il pilota perde liquidi costantemente, subisce temperature elevatissime nell’abitacolo e affronta accelerazioni laterali che mettono sotto pressione collo, schiena, gambe e braccia. In curva la sua testa può arrivare a pesare fino a sei volte più del normale, per non parlare del peso sulla schiena che si amplifica notevolmente in frenata. Per questo gli allenamenti non si limitano alla palestra tradizionale. I piloti alternano cardio, ciclismo, corsa, nuoto e sessioni dedicate al rafforzamento cervicale. Nelle categorie Hypercar moderne, il collo resta infatti una delle aree più sollecitate, specialmente nelle curve ad alta velocità del settore Porsche e lungo le frenate della Mulsanne.

Dormire, una strategia

A Le Mans il sonno non è un lusso, è una tattica e spesso anche una scommessa. I piloti lavorano già nei giorni precedenti sulla gestione del ritmo circadiano. Alcuni modificano gradualmente gli orari del sonno durante la settimana della gara, cercando di abituare il corpo a restare lucido durante la notte. Secondo diversi piloti intervistati dall’organizzazione della 24 Ore, l’obiettivo è arrivare al sabato con una riserva energetica più ampia possibile, dormendo anche nove o dieci ore per notte nei giorni precedenti.

Poi arriva la gara vera e lì tutto cambia. Durante la corsa il sonno viene spezzettato in micro-sessioni. Alcuni riescono a dormire appena 20 minuti, altri accumulano un’ora complessiva in tutta la notte. I power nap diventano fondamentali, sonnellini brevissimi che permettono al cervello di recuperare lucidità senza entrare in una fase di sonno profondo. La fascia oraria più critica viene racchiusa tra le 2:30 e le 5 del mattino. È il momento in cui il corpo umano tende naturalmente al calo massimo di attenzione. Nicolas Lapierre, veterano dell’endurance, lo definì senza mezzi termini: “Quel turno è terribile“.

Nutrizione, mangiare poco ma continuamente

Anche il cibo cambia completamente durante una 24 ore. Non sono previsti pasti abbondanti o alimentazione tradizionale, a Le Mans tutto viene studiato per evitare sonnolenza, problemi digestivi o cali energetici. La dieta dei piloti si basa principalmente su carboidrati semplici da assimilare rapidamente come pasta, riso, pollo, tacchino, banana e snack controllati. Gli alimenti acidi vengono spesso evitati per ridurre problemi gastrici durante gli stint.

L’idratazione

Durante una singola gara endurance un pilota può perdere anche diversi chili di liquidi. Il sudore viene monitorato, analizzato e compensato con bevande personalizzate preparate dai fisioterapisti del team. Alcune squadre utilizzano anche analisi specifiche per valutare composizione del sudore e fabbisogni individuali. La gestione dei liquidi è fondamentale non solo per la performance fisica, ma soprattutto per mantenere la concentrazione mentale. Perché a Le Mans basta un attimo di calo per compromettere una gara costruita in venti ore perfette. Nel pre e durante la gara, i piloti procedono a una lenta e costante idratazione di acqua con meno sali. Mentre nel dopo gara, per reintegrare i sali persi, l’idratazione è ipertonica, con una maggiore presenza di sali. Da rimarcare il fatto che i piloti durante lo stint, se non perfettamente idratati, possono avere meno riflessi e lucidità e di conseguenza più propensi a commettere errori.

Il ruolo invisibile dei fisioterapisti

Nell’endurance moderno i fisioterapisti sono diventati quasi importanti quanto gli ingegneri. Durante la 24 Ore seguono i piloti in ogni momento, preparano pasti e bevande, gestiscono il recupero muscolare, coordinano stretching e riscaldamento prima degli stint. Alcuni team utilizzano persino tecniche di luminoterapia per aiutare il corpo a restare vigile durante la notte.

Quando un pilota scende dall’auto, la procedura è quasi sempre identica. Un debrief tecnico immediato, reintegro liquidi, piccolo pasto, massaggio muscolare e tentativo di recupero psicofisico prima dello stint successivo. In pratica, Le Mans funziona proprio come una maratona spezzata in blocchi ad altissima intensità.

La vera sfida

La parte più difficile, però, spesso non è fisica, è mentale. Guidare di notte a oltre 300 km/h significa entrare in una dimensione quasi irreale. La visibilità cambia completamente, i riferimenti spariscono e il traffico tra Hypercar e GT rende ogni sorpasso una situazione critica. Molti piloti raccontano che il momento più pesante non arriva durante la guida, ma durante l’attesa. Guardare i propri compagni in pista, aspettare il turno successivo e convivere con la tensione costante consuma grandi energie. Per questo, oggi la preparazione psicologica è centrale. Tecniche di respirazione, visualizzazione e controllo dello stress vengono ormai integrate regolarmente nella routine dei team più competitivi.

Una volta terminata la gara, il corpo di un pilota entra in una fase completamente diversa, devono recuperare da una combinazione estrema di deprivazione del sonno, stress nervoso e disidratazione. Alcuni festeggiano immediatamente, altri spariscono per giorni. Il recupero completo può richiedere quasi una settimana, soprattutto dopo edizioni particolarmente dure dal punto di vista climatico.

Emerge così la vera natura della 24 Ore di Le Mans, non una semplice corsa automobilistica, ma una prova totale di resistenza umana. Perché se in F1 conta la velocità e nei rally conta l’adattamento, a Le Mans conta tutto insieme: velocità, lucidità, strategia, sonno, alimentazione e controllo emotivo. Forse è proprio tutto questo che rende la 24 Ore ancora oggi la gara più affascinante del motorsport mondiale.

Autore
Virgilio.it

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