“23 marzo 2026 – per la Costituzione antifascista”. La mia giornata da ricordare
- Postato il 25 marzo 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Domenica mattina, mentre mettevo il segno sul No e ripassavo con cura la matita sulla X, mi è tornato in mente mio padre, in una vecchissima fotografia. Avrà avuto diciannove anni; forse fu scattata mentre era partigiano, o forse quella foto era stata scattata subito dopo la guerra. I capelli mal tagliati, senza camicia, magro, con addosso pantaloni larghi e logori. E quel sorriso appena accennato, trattenuto, come di chi aveva visto troppo per concedere un sorriso davvero radioso all’obiettivo.
Ho pensato a lui, e a tutti quei ragazzi che ottant’anni fa hanno messo in gioco la propria vita. Mio padre rischiò di essere fucilato a diciannove anni. E come lui hanno rischiato in tanti, che hanno liberato questo Paese dal nazifascismo, rendendo possibile la scrittura di quella Costituzione antifascista che ancora oggi custodisce la nostra democrazia.
Non è retorica, è memoria.
Forse è anche per questo che, nelle ore successive, sentivo addosso una tensione difficile da scrollarmi di dosso. Andando al lavoro continuavo a pensare ai dati sull’alta affluenza, ai sondaggi che davano il Sì in vantaggio. Mio marito ha provato a sdrammatizzare: “Ho sbirciato il profilo X di Matteo Salvini: ha rotto il silenzio elettorale per sostenere il Sì. È un auspicio fausto: vincerà il No”. Ne abbiamo riso, ma io non riuscivo a liberarmi da una sensazione cupa, tanto che avevo perfino scritto un post affrettato, già rassegnato al peggio.
Al centro antiviolenza ho incrociato una giovane collega che risiede in Sardegna, si chiama Ester, e, quasi per bisogno di conferma, le ho chiesto se fosse andata a votare. “Certo”, mi ha risposto, “come rappresentante di lista”. Dopo quella risposta ho pensato che c’era già qualcosa che contrastava il mio pessimismo.
Eppure, durante la giornata, tra le chat con le amiche e le notizie che continuavano ad arrivare, il quadro sembrava sempre lo stesso: pronostici, analisi, commenti spesso trionfanti da parte di chi sosteneva il Sì. Anche alcune letture mi avevano inquietata. Giornalisti filogovernativi che prevedevano una vittoria del Sì: “È fatta”. Tutto contribuiva a costruire l’idea di un esito appeso a un filo, di un testa a testa tra il Sì e il No che avrebbe reso infinita l’attesa dell’esito finale. Alle tre, quando si sono chiusi i seggi, ho deciso di spegnere tutto. Computer, telefono. Non volevo assistere minuto per minuto a quell’attesa. Mi sono data un tempo: riaccendere alle cinque.
Nel frattempo ho portato l’auto a lavare e mi sono preparata al peggio. Poi, arrivata l’ora, ho acceso il telefono, sono andata direttamente sulla home page del Fatto Quotidiano e ho tirato un gran sospiro di sollievo. “No oltre il 54% . Gli italiani salvano la Costituzione. Respinto l’assalto alla magistratura: sconfitta per Meloni“. Il 54% degli italiani aveva detto No, i Si fermi al 47%. Uno stacco finale di 7 punti: altro che testa a testa.
Ho riletto il titolo per qualche secondo, come se dovessi accertarmi che fosse vero. Poi è arrivato il messaggio di un’amica: a Ravenna, chi aveva votato No stava festeggiando in piazza dell’Unità. L’ho raggiunta. Abbiamo brindato con vino rosso, mangiato patatine e, una volta tanto, abbiamo gioito tutti insieme. C’erano magistrati in pensione, sindacaliste, attiviste dei centri antiviolenza, avvocati e avvocate, persone che negli anni hanno difeso diritti, lavoro, dignità. Circolava la stessa commozione, quasi incredula, davanti a quella percentuale che diceva molto più di un dato.
Ci siamo guardati e, senza bisogno di dirlo troppo, abbiamo capito che questo Paese riesce ancora a proteggere la Costituzione, nonostante tutto: la propaganda massiccia del Governo, che ha spacciato per miglioramento del sistema giudiziario una torsione dell’equilibrio dei poteri che avrebbe creato le condizioni per controllare la magistratura.
L’arroganza e la protervia di chi ci governa hanno meritato questa lezione. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio e Giusi Bartolozzi, la sua capo di gabinetto — quella che cenava nel ristorante di un prestanome dei Senese con Delmastro — hanno perfino ammesso, sguaiatamente, che sarebbe stata una mossa per togliersi la magistratura dai piedi. Il primo, lo scorso novembre, ai giornalisti aveva dichiarato: “Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro nel momento in cui andassero al Governo. Mai più invasioni di campo dei pm”, come se il potere fosse qualcosa da spartire tra partiti e la Costituzione un intralcio. La seconda aveva tuonato, qualche giorno fa, durante una trasmissione — Il Punto, dell’emittente locale siciliana Telecolor —: “Così ci togliamo dai piedi la magistratura. Sono un plotone di esecuzione”.
Parole prive di freni e di pudore, in una delle peggiori campagne elettorali, costellata di menzogne e propaganda populista volta a solleticare vendette contro la magistratura. Manipolazioni che parlano alla pancia, che spingono a votare sempre contro qualcuno, alla ricerca continua di un nemico: immigrati, magistrati, attivisti che protestano contro lo sterminio in Palestina, studenti e studentesse che contestano, bollati dalla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, come “poveri comunisti”. Con quel “poveri” che rivela lo sprezzo classista del prossimo.
Ed è stata proprio la fascia degli elettori più giovani quella in cui i No hanno raggiunto la percentuale più alta, dando una lezione alla protervia di chi occupa poltrone con un atteggiamento padronale. C’è ancora speranza in questo Paese, ed è sempre una scoperta bellissima.
Prima di tornare a casa mi sono fermata a prendere dei pasticcini. Ho chiesto alle commesse di scegliere un buon prosecco e mi hanno detto che avrebbero festeggiato anche loro: “finalmente una gioia”. A casa, dopo cena, abbiamo brindato. Ho preso il tappo di sughero della bottiglia e vi ho scritto sopra: 23 marzo 2026 – per la Costituzione antifascista. Ho detto a mia figlia che lo dovrà conservare perché anche questa sarà una giornata da ricordare.
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