Ticket per la Fontana di Trevi, la presidente delle guide turistiche: “Stanno vendendo ai turisti un bene patrimonio Unesco”
- Postato il 3 febbraio 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Sia ben chiaro: il problema non sono i 2 euro in sé, anzi 2 euro sono nulla per chi programma un soggiorno a Roma, avrebbero potuto anche essere 5. Il problema fondamentale del ticket introdotto per la Fontana di Trevi è che si tratta di un luogo pubblico e aperto. Per questo non è affatto vero che il biglietto gioverà ai romani (che non pagano), al contrario sono i romani che stanno rinunciando a una piazza che sarà completamente deturpata e snaturata. È un precedente pericolosissimo, si chiude uno spazio pubblico in funzione dei turisti, cioè si ragiona sugli spazi pubblici in funzione dei turisti e non dei romani. Ce ne rendiamo conto?”. Isabella Ruggiero è presidente di AGTA, Associazione Guide Turistiche Abilitate, il più grande sindacato di guide turistiche a Roma e critica aspramente la decisione del Comune di Roma. “Inoltre”, aggiunge, “quella è un’opera barocca, che si regge sulla compenetrazione tra la piazza e la fontana, se tu le dividi uccidi l’opera stessa. La magia del barocco sta proprio in questo, nel fatto che tu cammini e quasi entri dentro la fontana, è questa la meraviglia, l’assenza del confine tra realtà e opera d’arte, il rapporto tra natura e artificio. Di questo passo allora potranno chiudere la scalinata di piazza di Spagna o Piazza Navona e chissà se poi rimarranno sempre gratuite per i romani”.
Anzitutto: ci sono aspetto positivi in questa scelta?
Se avessimo un zoom e potessimo vedere solamente la parte vicina alla fontana e l’invaso, escludendo tutto il resto, vedremmo meno persone di quando la fontana era completamente aperta al pubblico. Ma – al di là del fatto che la limitazione non è necessariamente sinonimo di vera tutela – questo “fermo immagine” non rispecchia la realtà del luogo. Da quando esiste il contingentamento per l’accesso all’invaso, introdotto già da un anno, la situazione è peggiorata: gli spazi si sono ulteriormente ristretti ed è diventato estremamente complicato anche solo attraversare la piazza. E si sono create file lunghissime per accedere alla fontana, file che non erano mai esistite.
E l’aspetto economico?
Ovviamente, che il Comune abbia più soldi è un fatto positivo. Non è quello però il modo e il luogo da cui ricavarli. E poi bisogna vedere a cosa serviranno. A mio avviso vengono date dal Comune informazioni fuorvianti su cosa questi milioni andranno a finanziare. Innanzitutto, l’apertura gratuita di alcuni musei per i romani, hanno detto. Invece già prima tutti i musei comunali erano gratuiti per i residenti di Roma e dell’area metropolitana e per gli studenti universitari grazie a una tessera, la Mic card, che costa solo 5 euro l’anno. In sostanza, al di là delle parole, non cambia quasi nulla. E poi vorrei ricordare un’altra cosa.
Quale?
Quando fu introdotta e poi aumentata la tassa di soggiorno, il Comune assicurò che i soldi sarebbero stati usati per migliorare i servizi per il turismo. In realtà, l’impiego delle risorse è rimasto sempre un’incognita e da tante parti si lamenta la mancanza di informazioni precise. Il Comune dice che si useranno gli incassi dalla Fontana di Trevi per la tutela e la manutenzione del nostro patrimonio. Ci auguriamo che per tali entrate il Comune renda poi nota la destinazione con totale trasparenza.
Cosa pensa invece della tassa introdotta per il Pantheon, 5 euro?
Su quella anche all’interno della nostra categoria c’erano opinioni diverse. In quel caso il museo è statale, i soldi finiscono al ministero della Cultura, quindi si suppone li usino per finanziare il restauro e la gestione dei monumenti; e se pure li usassero per assumere storici dell’arte o custodi per lavorare nelle soprintendenze andrebbe benissimo, vista la cronica mancanza di personale. Comunque il Pantheon era già un sito con orari di apertura e chiusura, con una entrata e uscita: un luogo quindi che non è stato stravolto dall’obbligo del biglietto. Ben più grave è sdoganare l’idea che una piazza diventi un sito a bigliettazione.
Sui social network le persone sostengono che all’estero i siti si paghino e di più che in Italia.
Mi faccia rispondere a questa obiezione perché non ne posso più di sentirla. A parte il fatto che non è sempre vero – il British Museum per esempio è gratuito – ma comunque all’estero si paga per entrare dentro chiese, case storiche, luoghi ben delimitati già di per sé. Non mi viene in mente una situazione analoga a Trevi che sia a pagamento. Se le amministrazioni vogliono trarre maggiori introiti dal patrimonio culturale, ci sono vari strumenti di cui si può discutere, ma studiando una programmazione e una strategia su vari fronti, cosa per la quale abbiamo offerto ampia disponibilità da tempo e mai raccolta. C’è poi un altro aspetto preoccupante e aberrante. Il fenomeno del “secondary ticketing”.
Di che si tratta?
Del proliferare immediato di tutti quei soggetti, tour operator, agenzie etc, che guadagnano su questi fenomeni. Infatti già da qualche giorno sul web si vendono i biglietti per Trevi a 10 euro. Un prezzo che magari include il servizio di accoglienza di una persona che ti aspetta lì, ma comunque il biglietto è sempre lo stesso, quello da 2 euro. Si creeranno poi fenomeni di “skip the line” ovviamente non regolari e contro le norme, che già abbiamo in piazza del Pantheon e al Colosseo. E ancora un altro problema: il biglietto è ‘open’.
In che senso è un problema?
Se avessero davvero voluto contrastare gli assembramenti non avrebbero dovuto mettere un biglietto aperto, che vuol dire che si può andare in qualunque giorno e qualunque orario. Per limitare i numeri serve la bigliettazione a numero chiuso, altrimenti non sai quante persone arriveranno. E siccome lo staff dovrà limitare comunque i numeri, in alta stagione si creeranno file terribili anche per i possessori di biglietto. Su altri elementi sospendo il giudizio e aspetto di vedere come andrà.
Quali?
Nell’ultimo anno, durante la sperimentazione, le transenne venivano tolte la sera e così la Fontana era completamente libera. Nelle comunicazioni è stato detto che la sera l’accesso sarà libero. Speriamo che la sera vengano lasciati aperti i varchi e che ci si possa riavvicinare naturalmente alla Fontana come era una volta. Anche sulla “estetica” e sull’impatto della recinzione non posso esprimermi perché quella che vediamo ora non è quella definitiva, che sarà fissa. Però si tratta in ogni caso di una delimitazione fisica all’interno di un bene Unesco.
Insomma, a suo parere questa misura limita o no il cosiddetto overtourism?
No. Anzitutto, se si limita l’invaso nella parte bassa, vuol dire che si avrà un caos maggiore nella parte di sopra, potrebbe essere un inferno peggio di adesso. Ma soprattutto se si vuole fronteggiare quello che viene definito eccesso di turismo – che secondo me non esiste: esistono solo le città ben governate e quelle mal governate – allora serve una politica più complessa. Siamo nel 2026 e ancora ci sono i tavolini in mezzo alle strade autorizzati dall’emergenza Covid, inoltre non si fanno politiche di limitazione degli affitti brevi e tanto altro. Perché? Forse per non fare fastidio a tante categorie di romani che votano? Molto più facile, allora, fare cassa sulle spalle dei turisti. Il prezzo da pagare però mi sembra troppo alto: stanno “vendendo” una parte di città per legittimarne la trasformazione in uno sfondo per foto ad uso e consumo dei turisti.
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