Termovalorizzatore in Valbormida, risposta al parere favorevole del sindacalista della Fit Cisl
- Postato il 4 marzo 2026
- Lettere
- Di Il Vostro Giornale
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Valbormida. In merito al parere favorevole del sig. Causa all’installazione di un impianto di termovalorizzazione in Val Bormida, innanzitutto, non ho gradito, tra gli altri, il passaggio dove si cita testuale: “Ultimamente, abbiamo letto alcuni articoli di soggetti di varia estrazione e natura che, secondo noi, non conoscono la differenza tra una discarica e un termovalorizzatore, tra un biodigestore e un’isola ecologica o tra un impianto di stoccaggio e uno di riciclo del rifiuto differenziato”.
Mi rivolgo a Lei, Sig. Causa. L’uniformare tutti i “soggetti” che si esprimono a una pletora di ignoranti denota un certo grado di presunzione. Quand’anche fosse vero, tale ignoranza è dettata da chi, preposto ad informare, non fornisce gli strumenti necessari alla conoscenza puntuale dei progetti, dei sistemi, degli impatti e dei vantaggi delle opere proposte – o più spesso imposte.
La politica e le associazioni sindacali, spesso dotate di propulsione autonoma e quasi mai condivisa o comparata, dovrebbero organizzare incontri a ripetizione, atti a condividere e ad informare metodicamente la popolazione.
Tali seminari dovrebbero necessariamente essere partecipati simultaneamente dalle varie parti antagoniste in modo da favorire la crescita di opinioni tra i cittadini “ignoranti”, i quali appunto “ignorano” la materia del contendere, semplicemente perché non tutti siamo addetti al settore o progettisti.
Se devo essere sincero, sono convinto che buona parte della “ignoranza” in materia di gestione dei rifiuti coinvolga anche la classe politica, tanto di area maggioritaria quanto di opposizione, semplicemente perché non in possesso degli strumenti tecnici necessari. Ed ecco lì, pertanto, che ci si muove a proclami, post e frasi ad effetto, senza invece promuovere tavoli tecnici bipartisan partecipati.
Le aree Italiana Coke alle quali Lei fa riferimento sono solo una delle ipotesi in essere. È vero che nei decenni hanno comportato occupazione e contributo al benessere economico della zona, ma la gestione del trasporto del carbone è risultata non sostenibile: il Governo, o chi per esso, non ha più ritenuto interessante ripristinare la linea di trasporto delle Funivie.
Ed ecco che, nell’epoca in cui anche un semaforo rosso deve essere “green”, si assiste al proliferare di centinaia di mezzi pesanti insistenti sulla statale del Cadibona. Pertanto, perché i cittadini dovrebbero essere tranquilli in merito a nuovi insediamenti che necessitano di grossa movimentazione di materiali?
Lei fa riferimento all’implementazione del trasporto ferroviario a discapito di quello su gomma: ebbene, quali sono i progetti di potenziamento davvero concreti? Anche i “vagonetti” dovevano essere ripristinati – proclami caduti nel nulla.
Lei fa riferimento alla Val Bormida come area idonea a retroporto: certo, lo sarebbe, ma le condizioni di cui sopra lo impediscono. Non abbiamo infrastrutture; abbiamo solamente una strada statale satura e una rete autostradale allucinante. Come si favorisce lo sviluppo senza infrastrutture? I cittadini hanno già sentito “il poi faremo”, ma non l’hanno mai vissuto.
I nuovi posti di lavoro, diretti e da indotto, sono annoverabili in quante unità? Questo dato non emerge, eppure è facilmente quantificabile: come mai?
La valutazione di impatto ambientale è stata mai seriamente proposta e spiegata ai cittadini? I vantaggi economici e di urbanizzazione sono mai stati chiaramente condivisi?
Io sono un progettista, conosco il mondo dei rifiuti e dei trattamenti e non sono contrario all’evoluzione dell’alienazione dei materiali di risulta delle attività umane. Storgo il naso, però, quando sento o leggo informazioni vaghe e incomplete o il contrario delle stesse. Storgo il naso quando ai progetti manca una testa e una coda. Storgo il naso quando a parlare non sono gli addetti ai lavori.
Pertanto, mi piacerebbe – come penso piacerebbe a molti cittadini – che prima di individuare aree si provvedesse ad informare puntualmente la cittadinanza senza colori politici o ideologie, semplicemente informando le persone con l’ausilio di incontri partecipati contemporaneamente dai “pro” e dai “contro”.
Per quanto concerne gli impianti esistenti in altre parti d’Italia, spesso insistono su territori meglio dotati in infrastrutture, più facilmente raggiungibili.
Ringrazio
Ing. Luca Caviglia