Tentacoli dei clan di Cirò e Cariati in Germania, chieste 9 condanne
- Postato il 4 febbraio 2026
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Tentacoli dei clan di Cirò e Cariati in Germania, chieste 9 condanne

Nove condanne e due assoluzioni chieste dal pm nel processo contro la ‘ndrina di Cariati e il “locale” di Cirò e le ramificazioni in Germania
CATANZARO – Il pm Antimafia Elio Romano ha chiesto nove condanne e due assoluzioni nel processo col rito abbreviato scaturito dall’inchiesta che nell’aprile scorso portò all’operazione Boreas, con cui furono colpite le ramificazioni in Germania della ‘ndrina di Cariati e del più potente “locale” di Cirò. La pena più elevata, a 11 anni di reclusione, è quella proposta per Giorgio Greco (62), presunto capo della ‘ndrina di Cariati.
LE ALTRE RICHIESTE
Ecco le altre richieste:
- Gaetano Roberto Bruzzese, di 58 anni, residente in Germania: 10 anni.
- Olindo Celeste (42), residente in Germania: 10 anni.
- Alfonso Cosentino (46), di Cariati: 10 anni.
- Rocco Francesco Creolese (39), di Cariati: 8 anni.
- Giulio Graziano (59), di Cariati: 10 anni e 8 mesi.
- Antonio Mangone (37), di Cariati: assoluzione.
- Aldo Marincola (42), di Cirò Marina: 8 anni e 8 mesi.
- Cataldo Rizzo (54), di Cariati: assoluzione.
- Cataldo Scilanga (50), di Cirò Marina: 8 anni e 8 mesi.
- Antonio Russo (33), di Cariati: 2 anni.
IMPOSIZIONI AI RISTORATORI
Grazie alle indagini di una Squadra Investigativa Comune nell’ambito della cooperazione internazionale supportata dal progetto I Can, gli inquirenti ritengono di avere scoperto tutta una serie di attività illecite nel campo dell’importazione di prodotti alimentari. Ma anche truffe, sofisticazioni, reati tributari e di riciclaggio. Le indagini avrebbero anche accertato l’imposizione di prodotti alimentari provenienti dall’Italia a ristoratori e commercianti operanti in territorio tedesco. Uno scenario già messo a nudo dalla maxi inchiesta Stige, condotta negli anni scorsi contro la ‘ndrangheta cirotana.
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RICICLAGGIO NELL’IMMOBILIARE
Il radicamento dell’organizzazione mafiosa in Germania era tale che il clan riciclava i proventi in rilevanti investimenti immobiliari. Il boss cariatese Greco, in particolare, aveva acquistato terreni nella zona a sud di Fellbach poi adibiti a vigneti. Nelle intercettazioni alcuni imputati si vantavano di aver “rotto la testa con un crick” ai gestori di origine greca di un bar. Ma anche di aver incendiato un tennis club e una trattoria o di aver danneggiato una pinseria. O di aver squarciato le gomme delle auto parcheggiate davanti a una pizzeria.
PROVENTI ALLA CASA MADRE
Parte dei proventi estorsivi sarebbe stata poi recapitata in Italia o consegnata direttamente a Greco che, personalmente, si sarebbe occupato del trasporto. Illecita concorrenza con violenza e minaccia è il reato contestato al gruppo cariatese dedito a importare prodotti caseari, olio, vino e insaccati e preparati per il confezionamento delle pizze. Per far quadrare i conti la cricca evitava il pagamento dell’Iva. Il denaro sarebbe stato poi reimpiegato in maniera illecita anche in attività imprenditoriali con la complicità di professionisti.
DUE PROCESSI
Il troncone processuale del rito abbreviato si sta celebrando davanti al gup distrettuale di Catanzaro Massimo Forciniti.
Prosegue davanti al Tribunale penale di Crotone il processo col rito ordinario per un altro gruppo di imputati.
Tra i difensori impegnati nel processo gli avvocati Gianni Russano, Francesco Bastone, Sergio Rotundo, Raffaele Bruno, Ettore Zagarese e altri.
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