Sanremo, la serata cover e il Mondo di Brunori

Il Quotidiano del Sud
Sanremo, la serata cover e il Mondo di Brunori

Sanremo 2026, serata cover, trionfano Ditonellapiaga e TonyPitony, ma Brunori Sas con Maria Antonietta e Colombre con “Il mondo” è il momento più alto dell’Ariston


Il bacio censurato, forse sì forse no, tra Levante e Gaia, è pur sempre il festival della Repupplica delle famiglie, una zoommata ad allargare a casaccio ci sta. Come scrive Gaetano Moraca nella sua Minutaglie in tema di “approximation era”, «Comunque sia andata la storia, a me viene in mente una sola parola per descriverla: approssimazione». Il ritorno sul palco del vincitore morale della scorsa edizione, il Dario nazionale e calabrese. Che non guasta. Confesso l’emozione per Gianni e Pietro, di cognome fanno Morandi. Il salto sul divano per Occhi di Gatto con Bambole di Pezza e Cristina D’Avena, che dietro grandi donne ci sono altre grandi donne. Niente, TonyPitony continua a lasciarmi indifferente ma è una cosa mia perché piace e vince, quindi amen andiamo in pace. Le zippe Grignani-Laura Pausini. Un momento cult che ci sta sempre al Festival. Anche in uno moscio come questo. Leo Gassmann con Aiello su “Era già tutto previsto” di Cocciante. Altro no, solo Cocciante può cantare Cocciante, e la versione risulta un grosso nì, malgrado le buone intenzioni.

LA SERATA COVER O DELLA LITURGIA A SANREMO


C’è una serata, nel calendario liturgico del Festival di Sanremo, che ha quel retrogusto antico, eppur l’ho riconosciuto, delle domeniche in famiglia: quella delle cover. Tutti sappiamo le canzoni, tutti abbiamo un’opinione, tutti diventiamo, anche chi “adesso giura” di non seguire il festivàl, in giudici feroci sebbene sentimentali. Il 27 febbraio 2026, la quarta serata della 76esima edizione ha fatto esattamente questo: ha riportato il Teatro Ariston alla sua funzione più antica e più vera. Quella di specchio.
E in quello specchio, venerdì sera, si è riflessa la faccia più bella del cantautorato italiano contemporaneo.

BRUNORI, MARIA ANTONIETTA E COLOMBRE, TRE ALCHIMISTI NELLA NOTTE DI SANREMO

Lo dico senza infingimenti di sorta o retorica spiccia, Brunori Sas, Maria Antonietta e Colombre con “Il Mondo” di Jimmy Fontana sono il momento più alto della serata. Non il più spettacolare, non il più gridato, non quello con le luci migliori. Il più alto.
Tre artisti che si conoscono da prima che il pubblico li conoscesse. Brunori ha prodotto il primo disco di Maria Antonietta, Colombre ha lavorato al suo secondo e terzo album, e adesso Maria Antonietta e Colombre sono coppia nella vita oltre che sul palco, sono saliti all’Ariston con la leggerezza di chi non ha niente da dimostrare e, proprio per questo, hanno dimostrato tutto.
«Tre artisti, tre musicisti, tre esseri umani che hanno fatto sì che non solo il mondo ma neanche il cuore si fermasse mai un istante», scrivono le pagelle di Sky TG24, usando la parola giusta: alchimisti.
“Il Mondo” di Jimmy Fontana è una di quelle canzoni che ci appartengono, è una questione di patrimonio genetico italiano, me la cantava mia nonna, l’ho sentita da bambina uscire dai jukebox in luoghi che oggi non esistono più. Nelle serate d’estate di un tempo che fu. Riprenderla è un rischio che somiglia a riscrivere un classico di letteratura senza che nessuno te lo abbia chiesto. Eppure loro l’hanno fatto con una grazia tale che il brano è tornato a essere quello che era nel 1965 e qualcosa di più. Una canzone sull’immutabilità del mondo di fronte alla fine dell’amore, cantata da tre persone che invece il mondo lo abitano con una certa cura.

COVER E SANREMO, LA SERATA PIÙ LUNGA E ALCUNE CERTEZZE, TIPO DARIO BRUNORI

Questo Sanremo 2026 ha mostrato, nella sua notte più lunga, una serie di cose. Precise e definite. Che esiste una generazione di cantautori che ha imparato a stare sul palco senza che il palco li cambi. Brunori Sas ne è il simbolo più compiuto, dalle noci sull’albero, alla scirubetta, al suo studio prove che è ancora nei pressi dell’Unical, che nel 2026 gli conferirà una laurea honoris causa. Non è un dettaglio biografico. È una postura.
Che le coppie, quelle vere, quelle che si amano al di là dei riflettori, portano sul palco qualcosa che non si compra e non si mette: la fiducia. Maria Antonietta e Colombre lo sanno da più di dieci anni.
E che “Il Mondo” di Jimmy Fontana, nel 2026, gira ancora. Perché il mondo, come cantava Fontana, non si è fermato mai un momento, va avanti lo stesso. Ma certe volte, come in certe notti all’Ariston, con le persone giuste, sembra quasi che possa fermarsi un attimo a sentire.

BREVISSIMO RIASSUNTO DELLE ALTRE COVER


La quarta serata del Festival si è aperta con un medley di Laura Pausini, co-conduttrice insieme a Carlo Conti e alla luminosa Bianca Balti, tornata all’Ariston a un anno dalla diagnosi di cancro al seno per raccontare, come lei stessa ha spiegato, “un anno di forza ed energia”, e si è chiusa con la proclamazione del vincitore.
A trionfare è stato il duetto di Ditonellapiaga e TonyPitony con “The Lady is a Tramp”. E di questo vi dice benissimo Maria Assunta Castellano, la nostra donna all’Ariston che di Tony ha fatto un culto. Sul podio anche Sayf e Arisa.

ARISA O DEI FISCHI PER LA MANCATA VITTORIA


Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma e “Quello che le donne non dicono” è stata la grande emozione della prima parte della notte. Voce come strumento di emozione pura, il coro che faceva venire i brividi, quelli buoni, quelli che cerchi e che raramente trovi.

UN PO’ DI QUEER CULTURE SUL PALCO, CRISTINA D’AVENA E BAMBOLE DI PEZZA


Le Bambole di Pezza con Cristina D’Avena hanno portato il punk rock all’Ariston con “Occhi di gatto” versione hard rock anni ’80, pelle nera e chitarre elettriche. Assurdo, liberatorio, generazionale. Tutti noi abbiamo ringraziato. Millennial e no.
Nayt con Joan Thiele ha scelto De André, “La canzone dell’amore perduto”, e lo ha fatto con rispetto e coraggio. De André è sempre un rischio, dicono i più esperti. Nayt e Joan Thiele il rischio lo hanno vinto.
Fulminacci con Francesca Fagnani ha costruito intorno a “Parole parole” di Mina e Alberto Lupo la versione 2.0, con i ruoli scambiati. Idea brillante, realizzazione quasi all’altezza.

COVER, DOPO BRUNORI, L’EMOZIONE PER I MORANDI


Tredici Pietro con papà Gianni Morandi ospite a sorpresa che ha commosso l’Ariston intero. Papà Gianni sul palco col figlio: nessun artificio, solo una storia d’affetto che la musica sa raccontare meglio delle parole.
Sayf con Alex Britti e Mario Biondi su “Hit the Road Jack” è stato showman puro: tre generazioni, un ritmo impossibile da fermare, il pubblico in piedi.
Levante con Gaia e “I Maschi” di Gianna Nannini: sorellanza dichiarata, il bacio finale che ha fatto discutere i social per tutta la notte, la misura della distanza percorsa dal 1987 a oggi. Dicono che il bacio fosse concordato. Non importa: era bello lo stesso. Anche a distanza. Per chi l’ha visto e per chi non c’era.

QUALCHE DELUSIONE, ALMENO PER ME


Qualche delusione. Grignani con Luchè ha finito per rubare la scena al concorrente, nel modo peggiore. La frecciata di Grignani a Laura Pausini ha fatto più rumore della canzone. Samurai Jay con Belén Rodriguez, lei sul palco utile come il glutine nella dieta di chi non lo tollera, per usare una metafora efficace sentita in sala stampa.

QUELLO CHE LE COVER NON DICONO


La serata delle cover è lo specchio più fedele di un’edizione. Lì dove la canzone inedita può nascondere o esaltare, la cover svela: come canti quando non puoi nasconderti dietro la novità, come scegli quando hai tutta la storia della musica italiana davanti.

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