Referendum, in Calabria la sinistra batte un colpo
- Postato il 24 marzo 2026
- Referendum Costituzionale
- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Referendum, in Calabria la sinistra batte un colpo

Al referendum costituzionale la Calabria boccia la riforma con il 57% di No. Affluenza in calo e voto in linea con il trend nazionale
ANCHE in Calabria vince il no al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. E in maniera anche più netta rispetto al risultato nazionale. Se in Italia a bocciare la riforma è stato il 53,7% degli elettori, con un’affluenza alle urne del 58,9% (record per i tempi in cui viviamo, ma al precedente referendum costituzionale del 2016 al voto andò il 65,48%), in Calabria il distacco è ancora più netto: la partita finisce 57 a 43.
REFERENDUM, IN CALABRIA AFFLUENZA BASSA
Con un’affluenza più bassa del trend nazionale (48% circa) e poco più giù rispetto alle ultime politiche, quando alle urne si recò il 51% degli aventi diritto. In termini assoluti l’affluenza è anche più bassa delle ultime regionali (il raffronto percentuale qui non ha senso perché la platea degli elettori è diversa, dal momento che per il referendum sono scorporati gli italiani all’estero): a ottobre scorso andarono alle urne poco meno di 815mila calabresi, tra ieri e domenica lo hanno fatto poco più di 710mila. Per una volta, in una tornata referendaria, la Calabria segue il vento che spira nel Paese e non va in direzione contraria. E non è stavolta roccaforte del centrodestra e di Forza Italia in particolare.
A REGGIO VINCE IL SI
La vittoria è abbastanza diffusa – con l’unica evidente eccezione di Reggio Calabria – e a trainarla è la provincia di Cosenza, in linea con la sua tradizione di provincia rossa. Anzi, Cosenza spicca tra i migliori risultati per il no con il suo 63,74%. Meglio fa solo Firenze, con il 65%. La vittoria è diffusa nel cosentino, il sì strappa pochissimi, piccoli, comuni: Roseto, Amendolara, Paludi, Santa Domenica Talao, Fiumefreddo, San Pietro in Amantea.
REFERENDUM IN CALABRIA, LA DECISA VITTORIA DEL NO
La vittoria del no è decisamente netta anche a Catanzaro (59,5%), Crotone (58,23%), Vibo Valentia (56,99%). Anche in questi casi il sì la spunta in pochi centri. Nel crotonese a Umbriatico, Cutro, Isola Capo Rizzuto. In provincia di Catanzaro prevale a Magisano, San Sostene, Gizzeria. Qualche bandierina in più il sì la piazza nel vibonese: Mileto, Zungri, Capistrano, Sorianello, Soriano Calabro, San Gregorio d’Ippona, Monterosso, Stefanaconi. C’è pure un pareggio, a Simbario: 184 voti a testa. Il centrodestra può rifarsi, magra consolazione, con la provincia di Reggio Calabria, che non dismette il ruolo, neanche in questo caso, di roccaforte del centrodestra. Il sì, nel reggino, si attesta sul 53%, con una geografia del voto variegato.
LE IMPLICAZIONI LOCALI DEL VOTO IN CALABRIA
In chiave politica, questo voto, ha ora implicazioni locali? Sarebbe piuttosto azzardato avventurarsi in una simile lettura. Perché la vittoria del no è stata netta e diffusa sul territorio nazionale. Il sì si è imposto solo in Lombardia, Veneto e Friuli. Il resto è un prevalere di no, con divari più o meno larghi. Il più ampio in Campania, dove il no vince con il 65%. E subito dopo non arrivano regioni storicamente rosse, ma due regioni a guida centrodestra: Sicilia (con quasi il 61% e l’affluenza più bassa d’Italia, con il 46%) e Basilicata (60%). La geografia politica che era uscita fuori dalle ultime regionali è più che ribaltata.
OGNI ELEZIONE HA LE SUE SPECIFICITÀ
Nei fatti, però, ogni elezione ha le sue specificità. Ancor di più un referendum costituzionale. Il fronte del no, in queste settimane ha fatto campagna insistendo su due messaggi principali: «Difendiamo la Costituzione» e «difendiamo l’autonomia dei magistrati». Due temi a cui sono molto sensibili gli elettori di centrosinistra che, evidentemente, non sono rimasti sordi alla chiamata di partiti e comitati. Neanche in Calabria. In seconda battuta (o in prima, probabilmente) il referendum non è stato un voto sulla riforma, ma un voto sul governo Meloni. Che ha motivato, a quanto pare, più i suoi oppositori che i suoi sostenitori e ha incrociato il voto di protesta.
LE ANALISI SUI FLUSSI ELETTORALI
Le prime analisi sui flussi elettorali circolate nelle scorse ore – di taglio nazionale, ma visto il trend diffuso del voto verosimilmente applicabili anche per la Calabria – hanno tirato fuori dei dati interessanti. I partiti del no hanno mostrato maggiore compattezza rispetto a quelli del sì. E non si tratta solo del chiacchierato, già prima delle urne, disimpegno della Lega. Secondo le elaborazioni Swg per La7 l’8% degli elettori di Fratelli d’Italia e altrettanti per Forza Italia hanno votato no, il 14,1% degli elettori Lega ha bocciato la riforma del proprio governo. Nel Pd solo il 5% dei suoi elettori ha scelto sì. YouTrend, nelle elaborazioni per Sky, dice che un elettore del sì su cinque ha dichiarato di aver votato per sostenere il governo. Ma un elettore del no su tre ha dichiarato di aver votato per bocciarlo.
REFERENDUM, LE FORTI MOTIVAZIONI DEL FRONTE DEL NO
Al netto di numeri e interpretazioni, il fronte del no ha mostrato una maggiore motivazione in questa campagna ed è stato capace di mobilitare la base. E di mobilitare anche chi da anni magari professa l’astensione. Secondo le stime YouTrend, il 57,7% di chi non ha votato alle Europee 2024, ma stavolta si è presentato al seggio per il referendum, ha votato no. In Calabria potrebbe essersi registrata una dinamica simile. Nella regione in cui a ottobre 454mila elettori hanno scelto il governo di centrodestra, nella tornata referendaria registriamo invece 403mila voti per il no e 300mila e poco più per il sì, che sono più o meno gli stessi voti presi da Meloni nel 2022.
IL NO HA SUPERATO I VOTI DEL CENTROSINISTRA DI TRIDICO
Il no, invece, ha superato sia i voti del centrosinistra di Tridico (regionali) che quelli cumulati di Letta e Conte delle politiche del 2022. A fronte, peraltro, di un calo dell’affluenza in termini assoluti, come visto: si è passato da 815mila votanti delle regionali a 710mila circa. Ne derivano due considerazioni: che Occhiuto ha pescato in un elettorato ben più ampio di quello di riferimento e che stavolta gli elettori del centrosinistra – anche i delusi che da anni disertono le urne – sono andati ai seggi. E forse questo, in chiave locale, qualche implicazione ce l’ha. Ci dice che la Calabria per il centrosinistra non è perduta. Certo è che il suo elettorato avrà bisogno nelle prossime tornate – dalle amministrative alle Politiche – di potersi identificare, come accaduto ora con temi che aveva a cuore, in coalizioni, programmi e leader credibili.
Il Quotidiano del Sud.
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