Referendum giustizia, così la riforma frenerà i personalismi dei pm
- Postato il 17 febbraio 2026
- Giustizia
- Di Libero Quotidiano
- 3 Visualizzazioni
Referendum giustizia, così la riforma frenerà i personalismi dei pm
Confesso di essere amareggiato perché lo sbandamento di Nicola Gratteri svilisce l’opera spesso coraggiosa di questo pubblico ministero, prima contro la ’ndrangheta e ora contro la camorra. Certamente anche nel caso dell’attuale capo della procura di Napoli ha pesato la mancanza di un sistema giudiziario equilibrato, e ciò ha provocato privazioni della libertà personale per molti cittadini risultati poi innocenti, ma questo non cancella radicalmente un impegno mirabile contro una criminalità particolarmente pericolosa. Veder sprecare questi meriti grazie a un’incontrollata deriva demagogica, dunque amareggia. Ma oltre a questo sentimento quel che preoccupa è che i vaniloqui gratteriani consolidano la tendenza di diversi inquirenti, neppure motivati da emergenze civili, a cercare più che prove, consenso, a sostituirsi, non interessati ad applicare la legge definita dalla Costituzione e dal Parlamento, ai legislatori democraticamente eletti. E così ogni giorno spuntano nuove inchieste allo sbando, oggi giorno emergono protagonismi di pm che vorrebbero sostituirsi agli amministratori pubblici, agli organismi sindacali, alle istituzioni della nostra democrazia. Di questa realtà la causa non sono solo l’ambizione del singolo e la mancanza del senso del limite, tutto ciò non nasce solo da carenze psicologiche personali ma dal difetto strutturale di un sistema giudiziario che alla dialettica tra accusa, difesa e giudici super partes, ha sostituito il corporativismo di una magistratura unificata e per di più organizzata con logiche di correntismo politico, finendo in troppi casi per trasformare quelli che dovrebbero essere sacerdoti del diritto consapevoli che la propria indispensabile autorevolezza nasce anche dallo stile non solo dal potere, in influencer scatenati avidi di popolarità da acquisire in ogni modo possibile.
Siamo coscienti che il potere tende a corrompere non solo con i soldi ma anche con la sfrenatezza delle ambizioni e che il potere assoluto tende a corrompere assolutamente, e sappiamo anche come la storia, al di là della volontà dei singoli, abbia fornito a una magistratura organizzata in modo corporativo non solo il sacro vincolo dell’indipendenza ma anche il frutto avvelenato dell’irresponsabilità. E così mentre tanti magistrati continuano a essere, in quella patria del diritto che è l’Italia, ottimi servitori della legge, la struttura istituzionale unita ai vuoti di potere che si sono succeduti nella Seconda repubblica ha spinto non pochi togati a cercare e a praticare ruoli impropri.
[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46319397]]
Ma come mai costituenti così sapienti come quelli che hanno posto le basi della Repubblica, hanno costruito un sistema così difettoso? Oltre alla sapienza, come si sa, nello scrivere le regole fondamentali di uno Stato, conta la storia, e quando si trattò di affrontare la questione del sistema giudiziario, destra e sinistra furono d’accordo nel mantenere un ordine pur definito dal regime fascista per non introdurre elementi di tensione nei rapporti con i magistrati, da aggiungere a quelli che la nascente guerra fredda di per sé produceva nella nostra società. La saggezza dei costituenti si dimostrò però quando per bilanciare il rischioso superpotere rappresentato da un’organizzazione ipercoproporativa della magistratura, si trovarono rozzi ma efficaci strumenti (l’immunità parlamentare e le amnistie semplificate) per proteggere gli istituti della sovranità popolare. Ma quando finì la guerra fredda, di fronte a uno sbandamento del sistema politico, la sacra Costituzione che non deve essere mai “toccata”, fu “toccata” e vennero quasi azzerate immunità e amnistie, e il temuto strasbordare di una potenza corporativa senza più bilanciamenti, strasbordò. Questa è la base dei personalismi à la Gratteri che hanno segnato gli ultimi decenni della vita repubblicana, e l’unico rimedio è assumere un ordinamento giudiziario analogo a quello di tutte le grandi liberaldemocrazie con un Csm per i giudici, un Csm per i pubblici ministeri, il sorteggio per eliminare correnti iperpoliticizzate e un’Alta corte disciplinare che garantisca l’indipendenza di giudici e pm, ma non la loro irresponsabilità.
[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46334744]]
Continua a leggere...