Per avere più pace, forse, servono solo meno pacifisti alla vaccinara

  • Postato il 2 gennaio 2026
  • Di Il Foglio
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Per avere più pace, forse, servono solo meno pacifisti alla vaccinara

Al direttore - L’articolo di Micol Flammini, “Giù gli artigli da Zaporizhzhia”, pubblicato dal Foglio il 31 dicembre – nel quale si descrive come la città sia diventata “in questi quattro anni” di guerra il “rifugio degli ucraini in fuga dai territori occupati” dai russi – mi ha spinto a stabilire un parallelismo tra Stalingrado (Caricyn fino al 1925) e Zaporizhzhia, con un rovesciamento drammatico dei ruoli storici. A Stalingrado furono i russi dell’Unione sovietica a resistere all’avanzata dell’esercito nazista, trasformando la città sul Volga nel simbolo della lotta contro l’aggressione. Oggi, a Zaporizhzhia, l’immagine si capovolge: la Russia di Putin, erede formale dell’Unione sovietica che combatté il nazismo, appare nel ruolo dell’aggressore, mentre l’Ucraina difende il proprio territorio – e l’Europa – con la stessa ostinazione con cui i russi difesero Stalingrado. Il parallelismo non è una sovrapposizione perfetta, certo: contesti e dinamiche internazionali sono in parte diversi, ma la struttura morale del racconto presenta una sorprendente simmetria inversa. L’assedio, la volontà di annientamento, la resistenza disperata e insieme determinata: elementi che ieri definivano la resistenza dei russi contro Hitler oggi descrivono la resistenza degli ucraini contro il neoimperialismo autoritario del Cremlino. In questo senso, Zaporizhzhia diventa lo specchio ribaltato di Stalingrado, un luogo in cui la storia chiarisce ai suoi stessi protagonisti e, soprattutto, agli interpreti e lettori di essa – storici, intellettuali, politici, critici – chi oggi difenda la libertà e chi invece la minacci.

Alberto Bianchi

 

Paragone spericolato ma il senso è corretto. La Russia è il grande aggressore dell’Europa, dell’occidente, e difendersi dagli aggressori, con la forza della deterrenza, è l’unico modo per proteggere le nostre democrazie dai nuovi Hitler (il paragone è del capo dello stato, God bless) che minacciano la nostra libertà. Ha detto bene Sergio Mattarella il 31 dicembre: chi invoca la pace confondendo aggressori e aggrediti non fa il gioco della pace ma degli aggressori. “La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio. Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale”. Per avere più pace, forse, servono semplicemente meno pacifisti alla vaccinara. Buon 2026.

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Autore
Il Foglio

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