Parco eolico di Isola del Cantone, un clausola medievale potrebbe fermare il progetto
- Postato il 25 marzo 2026
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- Di Genova24
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Genova. L’opposizione al progetto del parco eolico “Isola del Vento” si arricchisce di un nuovo e particolare capitolo che affonda le sue radici nell’antica storia amministrativa del territorio dell’alta valle Scrivia. A mettere nero su bianco il tutto, l’Associazione isolese ambientalista (Aia) che ha depositato un fascicolo di oltre 60 pagine presso gli uffici tecnici di Regione Liguria, impegnati nella valutazione di impatto ambientale per la costruzione del nuovo impianto, sollevando criticità e portando alcune “rivelazioni” che potrebbero avere un effetto dirompente sull’iter di approvazione del progetto e che potrebbero riverberarsi anche sulle autorizzazioni già concesse per il “gemello” Parco Popein.
La questione centrale riguarda la natura giuridica di alcuni terreni situati sul crinale tra Isola del Cantone e Voltaggio. Secondo quanto emerso dall’analisi dei mappali, infatti, la strada di accesso necessaria per il cantiere attraverserebbe otto particelle gravate da “usi civici”. Si tratta di antiche “comunaglie”, terre che i marchesi Spinola, signori di Pinceto, donarono alla comunità locale in epoca medievale per garantire ai frazionisti diritti di pascolo e di raccolta della legna. Tali aree, essendo soggette a vincoli della soprintendenza per ragioni storico-culturali, godono di una tutela particolare. L’Aia contesta al proponente di aver trattato queste particelle come proprietà private, avviando procedure di esproprio ordinarie anziché seguire l’iter di “desmanializzazione” richiesto per i beni di proprietà collettiva.
Ma la strada di accesso al futuribile parco Isola del Vento dovrebbe essere, stando alle carte progettuali, la stessa del futuro e già approvato parco Popein: una caratteristica sottolineata dagli stessi proponenti come valore aggiunto per la nuova valutazione, ma che di fatto potrebbe diventare un fattore ostativo per la realizzazione di entrambi gli impianti.
Il frazionamento del progetto come “escamotage” procedurale
Un’ulteriore accusa centrale mossa dall’Aia riguarda la natura stessa della presentazione dei due parchi, “Costa Popein” e “Isola del Vento”, descritta come un “artificioso frazionamento di un unico disegno industriale”. Secondo l’associazione, il proponente avrebbe diviso il progetto originale — la cui potenza complessiva di 36 MW richiederebbe per legge una Valutazione di impatto ambientale (Via) di competenza nazionale — in due lotti distinti da 18 MW ciascuno. Questa scelta è stata interpretata come un espediente per declassare l’iter autorizzativo a livello regionale, evitando così i controlli più rigorosi previsti dalla normativa statale per i grandi impianti.
L’Aia sottolinea come l’utilizzo di infrastrutture comuni, a partire dalla stessa strada di accesso, confermi l’unitarietà sostanziale dell’opera, rendendo il “vizio procedurale” un elemento potenzialmente invalidante per l’intero iter.
L’impatto visivo e le fotosimulazioni dell’Aia
L’associazione ha inoltre prodotto e depositato una propria serie di fotosimulazioni per sopperire a quelle che definisce “gravi lacune e sottostime nella documentazione fotografica” presentata dal proponente. Secondo l’Aia, i rendering originali non restituirebbero la reale percezione d’ingombro delle torri e non considererebbero adeguatamente l’effetto cumulativo derivante dalla vicinanza dei due parchi.
Sotto il profilo dell’impatto paesaggistico, i Comuni maggiormente interessati dalla vista delle macchine risultano essere Isola del Cantone e Voltaggio, i cui territori verrebbero segnati dalla presenza di aerogeneratori alti circa 180 metri. Particolare preoccupazione viene inoltre espressa per le frazioni di Pinceto, Serre’ e Borlasca, dove la presenza a vista di tutte le 8 torri dei due parchi altererebbe radicalmente lo skyline storico e naturale dei crinali.
Dubbi sul reale potenziale eolico
Infine, un altro punto delle osservazioni riguarda l’analisi tecnica della ventosità del sito. L’Aia contesta le stime fornite dal proponente, ritenendole basate su presupposti eccessivamente ottimistici che non rifletterebbero le reali condizioni meteorologiche dell’area.
Secondo l’associazione, infatti, ci sarebbe una possibile sottostima dei periodi di scarsa ventilazione, che porterebbe a gonfiare artificialmente le previsioni di produzione energetica annua. Da qua ne deriverebbe l’assenza di una reale convenienza nel rapporto tra i costi ambientali e i benefici energetici attesi.