Neonata rapita, Rosa Vespa era in grado di intendere e volere

Il Quotidiano del Sud
Neonata rapita, Rosa Vespa era in grado di intendere e volere

Nuova pagina nel caso della neonata rapita nella clinica del Sacro Cuore a Cosenza, l’esito della perizia su Rosa Vespa sottolinea che la stessa «non era in uno stato mentale tale da determinare una infermità di mente tale da escludere la capacità di intendere e di volere, neppure in misura grandemente scemata».


Quando ha deciso di entrare nella clinica Sacro Cuore di Cosenza e rapire la neonata figlia di Valeria Chiappetta, il 21 gennaio 2025, Rosa Vespa era in grado di intendere e di volere. Lo riportano nella loro perizia, i periti incaricati: si tratta di Michele Di Nunzio (psichiatra, psicoterapeuta, specialista in Criminologia Clinica e Psichiatria Forense, docente all’Università Lumsa di Roma), Gabriella Bolzoni (psicologa e criminologa) e Roberta Costantini (psicoterapeuta e psicologa giuridica), che sottolineano come sia “possibile affermare che la signora Rosina Vespa nel momento in cui ha commesso il fatto-reato non era in uno stato mentale tale da determinare una infermità di mente tale da escludere la capacità di intendere e di volere, neppure in misura grandemente scemata”.


Secondo quanto si legge, “la volitività di Rosa Vespa si è mostrata coerente con il suo progetto di famiglia ‘idealè dal quale non ha mai deflesso nel corso di 9 mesi. In quei suoi particolari 9 mesi di gravidanza immaginaria ha assegnato a se stessa un ruolo nel quale si è immedesimata”. Gli esperti poi sottolineano come, “il funzionamento relazionale appare condizionato da tratti dipendenti, con paura dell’abbandono, bisogno di accudimento e orientamento delle scelte al mantenimento del legame affettivo”. Nella perizia viene poi come “si può confermare che la signora Rosina Vespa si è determinata compos sui (lett. ‘padrona di sé’, ndr) sia prima che dopo l’azione anti-giuridica. Infatti, le circostanze all’interno delle quali si è mossa fino a porre in essere il fatto-reato l’hanno vista sempre aderente al piano del reale rispetto al quale si è saputa misurare con la dovuta circospezione, una adeguata scaltrezza, una avveduta prudenza”.


Rosa Vespa “era senz’altro sostenuta – si legge ancora – da uno stato emotivo e passionale: emotivamente sospinta dall’incalzare delle richieste del marito impaziente di vedere finalmente il figlio già nato da alquanti giorni e passionalmente protesa a realizzare il suo sogno di diventare madre. Ma tali condizioni emotive e passionali non sono assurte a livelli di alterazione psicopatologica in quanto non vi sono state né deficitarietà previsionali, né deflessioni della attuazione, né inefficienze decisionali, né sbavature nel comportamento rispetto agli ostacoli che ha incontrato per la realizzazione, né distrazioni circa l’obiettivo, insomma nessun errore nella organizzazione dell’azione, né incertezze volitive che l’abbiano fatta deflettere dallo scopo”

Il Quotidiano del Sud.
Neonata rapita, Rosa Vespa era in grado di intendere e volere

Autore
Quotidiano del Sud