Melito Porto Salvo, ultracentenaria maltrattata in Rsa: Arrestato Oss
- Postato il 6 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Melito Porto Salvo, ultracentenaria maltrattata in Rsa: Arrestato Oss

Ultracentenaria maltrattata in Rsa, i Carabinieri hanno arrestano un operatore a Melito Porto Salvo. Denunciate altre cinque persone per gravi negligenze.
MELITO DI PORTO SALVO (REGGIO CALABRIA) – Doveva essere un luogo di cura, protezione e sollievo. Si è trasformato, invece, in un teatro di vessazioni e umiliazioni degradanti. I Carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo hanno interrotto un incubo durato mesi all’interno di una Residenza Sanitaria Assistenziale del reggino, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per un operatore socio-sanitario. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, non si ferma al singolo arresto: altre cinque persone, tra infermieri professionali e colleghi dell’arrestato, sono state denunciate a piede libero. Le accuse, a vario titolo, sono pesantissime: maltrattamenti e abbandono di persone incapaci.
IL SOSPETTO DELLE FIGLIE SULLA RSA E L’AVVIO DELLE INDAGINI A MELITO PORTO SALVO CHE HANNO EVIDENZIATO COME LA ULTRACENTENARIA VENIVA MALTRATTATA
Tutto ha avuto inizio nel settembre 2025. Una delle figlie dell’anziana vittima, una donna ultracentenaria, ha iniziato a notare strani lividi sul corpo della madre. Non solo segni fisici: l’anziana mostrava un’insolita reticenza e un clima di profondo terrore durante le visite dei familiari. La denuncia presentata ai militari della Sezione Operativa ha fatto scattare un’attività investigativa complessa, supportata da intercettazioni ambientali e telecamere nascoste, che hanno squarciato il velo di omertà all’interno della struttura. Le immagini e gli audio raccolti dagli investigatori avrebbero così documentato condotte che il Gip ha definito come una sistematica violazione della dignità umana. Gli abusi avvenivano nei momenti di massima vulnerabilità, come durante l’igiene personale o il cambio dei presidi sanitari. Secondo quanto ricostruito, l’operatore arrestato non si limitava alle aggressioni verbali e fisiche, ma sarebbe arrivato a compiere gesti di inaudita crudeltà, come strofinare lenzuola sporche di urina sul volto della vittima. In altre circostanze, l’indagato avrebbe rivolto all’anziana offese atroci, arrivando persino ad augurarle la morte mentre la donna, completamente indifesa, chiedeva aiuto.
ABBANDONO E NEGLIGENZA: LA SOLITUDINE NEL BUIO
L’inchiesta ha fatto emergere anche un quadro di negligenza da parte degli altri indagati. Le telecamere hanno filmato operatori che: Lanciavano il pannolone pulito sul letto senza provvedere al cambio. Lasciavano l’anziana al buio, intimandole di “arrangiarsi da sola” nonostante la sua palese impossibilità motoria. Ignoravano sistematicamente le richieste di assistenza, condannando la vittima a un profondo stato di sofferenza fisica e morale.
L’intervento dell’Arma ha messo fine a un clima di paura persistente, restituendo la donna alle cure della famiglia e di strutture idonee. L’operazione ribadisce la priorità investigativa data alla tutela degli anziani, spesso vittime silenziose di contesti assistenziali privi di controllo. È doveroso precisare che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Pertanto, tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Il Quotidiano del Sud.
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