L'oro di Federica Brignone nel Super G delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026
- Postato il 12 febbraio 2026
- Di Il Foglio
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L'oro di Federica Brignone nel Super G delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026
Che bello avere Fede. Quella di Federica Brignone non è solo una medaglia d’oro nel Super G, la quinta di questa Olimpiade che assomiglia sempre di più a una marcia trionfale. Dentro l’oro di Federica c’è una storia che sembra scritta da uno sceneggiatore di Hollywood. Un’incredibile storia di sofferenza fisica, di fatica, di impegno. La resurrezione sportiva di una ragazza che pochi mesi fa faceva fatica solo a camminare, che per settimane non sapeva se sarebbe riuscita a vivere come prima, dopo l’infortunio del 3 aprile dello scorso anno. Quella tigre che ha dipinto sul casco è tutta vera. Lei è così: affascinante con quegli occhi che brillano, ma spietata e feroce quando c’è da combattere. Una tigre che ha sempre avuto un pensiero positivo a guidarla. “Voglio tornare la donna che ero con la possibilità di fare tutti gli sport che mi piacciono quando sarò più vecchia – diceva a settembre - La mia salute vale più di un evento sportivo. La vita non si fermerà il giorno in cui smetterò di fare l’atleta, anche perché so bene che non potrò esserlo tutta la vita...”. La sua storia diventerà un esempio per tutti, andrà raccontata a chi si sente perseguitato dalla sfortuna, a che vede attorno a se solo fantasmi e negatività. Come doveva sentirsi Fede dopo essersi frantumata per una gara di campionato italiano dopo che aveva vinto tutto nel mondo… Invece lei ha solo pensato positivo, ha pensato che nella sua testa e nella fatica che stava facendo, avrebbe potuto ritrovare tutto quello che aveva perso. Una storia formidabile davvero. Solo 315 giorni dopo, è qui con una medaglia d’oro al collo e dopo gli applausi del presidente Mattarella, si prende anche i complimenti di Sofia Goggia, la grande rivale, uscita dalla gara che stava aggredendo a modo suo: “Onore e merito a Federica. Oggi è il suo giorno, non è facile tornare dopo un infortunio come il suo”.
A fine estate quando aveva ricominciato a sognare di sciare, ma non aveva ancora fissato la data del ritorno, raccontava di aver finalmente smesso di sognarsi l’infortunio e di aver iniziato invece a sognare di tornare sugli sci. Pedalando sulla sua bici da downhill aveva risentito il veneto sulla faccia e ritrovato il sorriso. Le bastava aver capito di potercela fare, di aver battuto il dolore e la paura. Tutto il resto sarebbe stato un di più. Sapeva di non avere nulla da dimostrare, aveva vinto tutto e l’oro olimpico non era una fissazione. Aveva già fatto un’impresa tornando a sciare e infatti noi del Foglio l’avevano indicata come atleta dell’anno per il 2025 e soprattutto per la speranza che ci lasciava il suo ritorno in pista.
La sua era già una storia così bella che anche il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, aveva deciso di affidarle la bandiera per la cerimonia di inaugurazione che l'ha vista sfilare a Cortina sulle spalle di Amos Mosaner. Era in festa già solo per essere qui, nell’Olimpiade di casa, quella dove prima dell’infortunio sarebbe partita da grande favorita.
“Mi consideravo un’outsider, ho solo pensato a sciare, a dare tutta me stessa. O la va o la spacca mi sono detta e il fatto che la medaglia d’oro non fosse un’ossessione perché ero già strafelice mi ha aiutato”, ha detto a caldo, dopo le lacrime di mamma Ninna Quario: “Non so che cosa dire, solo che è stata fantastica perché davvero all’oro no ci credevo”.
Non ci pensava e non ci credeva nessuno, almeno a parole. Forse per scaramanzia, forse perché dopo la discesa e il bronzo di Sofia tutta la pressione era andata su di lei. La grande favorita era la Goggia, un’altra con una grande storia di recuperi fantastici alle spalle. Sofia ha corso a modo suo, senza risparmiarsi. Ha sbagliato, ma rifarebbe tutto allo stesso modo (“Sono contenta per come ho sciato fino all’uscita”). Federica è partita leggera, già contenta di esserci anche se dopo la discesa conclusa senza dolori, aveva avuto un pieno di fiducia. Ha corso libera di testa e si è lasciata andare con quella velocità che solo lei sa come prendere e portare al traguardo. Federica ha scritto la storia da copertina di questi Giochi. Ma l’impressione è che altre donne italiane siano pronte a farle compagnia. Sul ghiaccio e sulla neve.
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