Le parole di Albanese e un monito: l’antisionismo è antisemitismo

  • Postato il 12 febbraio 2026
  • Di Il Foglio
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Le parole di Albanese e un monito: l’antisionismo è antisemitismo

Al direttore - A proposito dell’articolo “Il silenzio delle femministe sulla Giornata dell’hijab”, colpisce che Lucetta Scaraffia torni a intonare una litania ormai ben nota, che risulta ancor più stonata quando a pronunciarla è una donna. Il primo febbraio, infatti, le femministe, per esempio le Radfem italiane, non sono affatto rimaste in silenzio: hanno celebrato il No Hijab Day, iniziativa ideata nel 2018 dalla canadese di origine egiziana Yasmine Mohammed in risposta al World Hijab Day. Quest’anno, per la prima volta, l’evento si è svolto anche dal vivo in diverse città del mondo, per dare sostegno concreto alle donne che sono obbligate a portare il velo e che, in molti paesi come l’Iran, vengono arrestate, picchiate e perfino uccise se non lo indossano correttamente o se scelgono di toglierlo. Ma tutto questo Scaraffia non lo sa o non lo vuole sapere.

Monica Ricci Sargentini

 

Risponde Lucetta Scaraffia. Il problema non è il velo in sé, contro il quale combattono giustamente alcuni gruppi femministi. Il problema è Mamdani che ha celebrato l’adozione del velo da parte delle donne islamiche di New York. E su questo atto, che è un affronto alla libertà delle donne in occidente, era ed è necessario reagire energicamente.

 

 

Al direttore - Giulio Meotti ci segnala che un’italiana, Gabriella Citroni, è portavoce Onu della Commissione sulle sparizioni, organo deputato, come si evince dal nome, alla denuncia dei casi di sparizione forzata nei vari stati. Curiosamente, come scrive Meotti, l’Iran non è citato tra questi. Tutto ciò premesso, non c’è che dire: al Palazzo di vetro hanno una speciale attenzione a valorizzare i talenti italiani in materia di diritti umani. Come non ricordare oltre alla Citroni, Laura Boldrini, Francesca Albanese e anche il mai dimenticato Luigi Di Maio, inviato speciale per gli Affari mediorientali.

Valerio Gironi

 

Francesca Albanese, negli ultimi giorni, ha trovato modo di spiegare meglio le sue posizioni sul medio oriente, nel corso di un dibattito a Doha. La signora in questione, nel caso specifico, ha detto che l’umanità avrebbe in Israele un “nemico comune”. Sulla base di queste affermazioni, il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, intervenendo all’Assemblea nazionale di Parigi, ha annunciato che la Francia chiederà le dimissioni di Albanese il prossimo 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani dell’Onu. “La Francia – ha detto – condanna senza riserva alcuna le parole oltraggiose e irresponsabili della signora Albanese che prendono di mira non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica, ma Israele in quanto popolo e in quanto nazione”. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano tutti coloro che negli ultimi mesi in Italia, a sinistra, si sono affrettati a trasformare la signora in questione in un santino della difesa della libertà. Lezione semplice: antisionismo uguale antisemitismo. Piccolo ripasso sul tema offerto giorni fa da Erri De Luca. “La parola sionismo indica il diritto di Israele a esistere come stato. Chi sostiene la necessità di due stati, Israele e Palestina, è naturalmente sionista, perché considera Israele uno dei due stati. Chi invece sostiene la cancellazione di Israele non è per la soluzione a due stati e coincide con Hamas”. Più chiaro di così.

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Il Foglio

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