L’arte esistenziale di Berlinde de Bruyckere è in mostra a San Gimignano da Continua 

  • Postato il 5 febbraio 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
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Io mi sento sia scultrice che pittrice”, spiega la belga Berlinde de Bruyckere (Gand, 1964), laddove la pittura è stratificazione con in mente l’arte di Lucas Cranach a fare da faro guida nel processo. Nella mostra Same old, Same old a San Gimignano da Galleria Continua si procede su un doppio binario. Il primo è quello della ricognizione organica sull’opera dell’artista: trent’anni della sua storia sono raccontati dalle opere esposte lasciando intravedere i motivi ricorrenti nella sua ricerca. Inoltre, si assiste a un ritorno alla figurazione, tralasciata per 10 anni, dal 2010 al 2020, e poi ripresa con la pandemia da Covid-19 nella solitudine del suo studio, prima popolato dagli assistenti. Da questa riflessione – e anche qui la pittura italiana si fa sentire con un richiamo a Giorgione – nasce la serie degli Arcangeli, già protagonista del progetto City of Refugee III a Venezia nel 2024, testimonianza di una umanità ferita, ma che non si è arresa e che si muove in bilico tra terreno e divino. 

Berlinde de Bruyckere, City of Refuge I Commanderie de Peyrassol
Berlinde de Bruyckere, City of Refuge I Commanderie de Peyrassol

La mostra Same Old, Same Old da Galleria Continua 

Forme biomorfe, corpi informali, bozzoli in divenire bloccati nell’atto della trasformazione (Zonder titel), oggetti e gabbie sono coinvolti all’interno di un percorso retrospettivo che mette in luce la potenza di una ricerca che dagli Anni Novanta in poi  si sviluppa in maniera profonda e coerente, andando al cuore dell’esistenza, in una investigazione perenne (Galleria Continua ha inoltre presentato un libro monografico sull’artista per Gli Ori presentato in occasione di Frieze Masters, 2025). Ne è testimonianza l’inaridirsi delle rose nell’installazione già esposta in forma diversa allo SMACK di Ghent I Never Promised you a Rose Garden, o l’umanità celata in Spreken, entrambe realizzate tra il 1992 e il 1999. O Kooi, dove le gabbie (in mostra c’è un grande sacco in rete del 1989 e una serie di disegni) sono il luogo in cui l’artista contiene, ma anche lascia traspirare, i traumi, il dolore, la sofferenza, il lutto per la scomparsa di una persona cara e ancora lo spazio infranto in cui si realizza il sogno di Icaro, anche se a ricevere le ali è una donna, dal proprio figlio. 

Le opere in mostra a San Gimignano 

Chiude la mostra Slaapzaal IV (2000), un letto carico di coperte giustapposte l’una sull’altra. “È il luogo”, spiega de Bruyckere, “in cui dormiamo, facciamo l’amore, riposiamo quando siamo malati. Le coperte diventano dunque una piattaforma in cui si stratificano dolori, sentimenti, ricordi”; nella sua monumentalità fragile l’installazione evoca una presenza, ma lascia presagire anche qualcosa d’inquietante, nelle fratture e nei fori che feriscono le superfici, memorie infestate, assenze dichiarate. Ricordano la solitudine della morte, il tempo trascorso, il frutto non colto. E con un salto concettuale ci riportano a quelle rose, che potevano essere e non sono state. Alle promesse mai fatte e mai realizzate. 

Santa Nastro 

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Autore
Artribune

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