Ice, Iran e materie prime critiche. Tajani come ponte tra Italia e Usa
- Postato il 28 gennaio 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Sul dossier iraniano l’Italia ha scelto una linea di netta convergenza con Washington. In vista del voto dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea sulla possibile designazione dei Guardiani della Rivoluzione (Irgc) come organizzazione terroristica, Roma si è collocata tra i principali sostenitori dell’iniziativa.
Iran: l’Italia si allinea agli Stati Uniti
Antonio Tajani ha motivato la posizione italiana richiamando la repressione violenta delle proteste interne in Iran, definita senza esitazioni un “massacro” che avrebbe prodotto “migliaia e migliaia di morti”. Una presa di posizione che rafforza l’allineamento transatlantico dell’Italia e la avvicina anche a diversi Paesi del Golfo, da tempo convinti del ruolo destabilizzante dell’Irgc. Allo stesso tempo, la scelta contribuisce ad accentuare le divisioni intraeuropee, con la Germania favorevole e la Francia più cauta, preoccupata per la riduzione degli spazi diplomatici con Teheran. La convocazione dell’ambasciatore italiano a Teheran è stata letta da Tajani come un segnale politico volto a testare la coesione europea e il posizionamento di Roma nel campo occidentale.
ICE e Olimpiadi: disinnescare una tempesta politica
Una logica di equilibrio simile emerge nella gestione della controversia sulla presenza di apparati statunitensi legati all’ICE in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Di fronte a una polemica rapidamente politicizzata, Tajani ha scelto di disinnescare il confronto, respingendo parallelismi storici impropri e chiarendo che non si tratta di un’estensione delle pratiche di deportazione interna statunitensi. I chiarimenti tecnici forniti dal Viminale hanno ulteriormente circoscritto la questione: sarà coinvolta esclusivamente Homeland Security Investigations, con funzioni investigative e di supporto nella prevenzione di minacce transnazionali, mentre tutte le operazioni resteranno sotto piena autorità italiana. La presenza americana, limitata a un perimetro operativo ristretto e sempre sotto sovranità italiana, si inserisce in un quadro di cooperazione di sicurezza che non rappresenta un’eccezione, come dimostra anche il contributo di altri partner internazionali, incluso il Qatar, alla sicurezza dei Giochi.
Reazioni interne e polarizzazione politica
Nonostante le rassicurazioni istituzionali, il tema ha innescato una reazione significativa sul piano interno. Il sindaco di Milano e diverse figure del centrosinistra e della sinistra hanno espresso una netta contrarietà, incardinando il dibattito su valori, diritti umani e identità politica. Petizioni e mobilitazioni indicano che la questione intercetta una sensibilità più ampia, che travalica le divisioni partitiche e riflette una crescente attenzione dell’opinione pubblica verso il rapporto con gli Stati Uniti.
Il fattore Trump e il rischio di sentimenti anti-americani
La controversia sull’ICE non è un episodio isolato, ma si inserisce in un clima più ampio segnato dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Minacce tariffarie, retorica aggressiva verso gli alleati, posizioni divisive su migrazione e sicurezza hanno progressivamente eroso il capitale di fiducia degli Stati Uniti presso l’opinione pubblica europea. Le recenti dichiarazioni di Trump sull’Afghanistan, che hanno minimizzato il contributo degli alleati Nato, hanno spinto anche il governo italiano a una risposta pubblica inusualmente netta, richiamando il ruolo di Roma nel comando della Regione Ovest e il sacrificio di 53 militari caduti. Un segnale di quanto la dimensione simbolica e narrativa sia diventata centrale nella relazione transatlantica.
L’opinione pubblica come vincolo strategico
Per le democrazie europee, il vincolo dell’opinione pubblica è ormai una variabile strategica. I dati SWG mostrano una percezione diffusa di un ordine internazionale sempre più dominato dalla “legge del più forte” e un timore crescente che l’attuale clima globale metta a rischio la pace. In questo contesto, la gestione delle alleanze non può più essere confinata ai circuiti diplomatici tradizionali, ma deve confrontarsi con società più informate, più polarizzate e più sensibili alle contraddizioni della leadership americana.
Washington e le materie prime critiche
È su questo sfondo che si colloca la prossima missione di Tajani a Washington, dove parteciperà a una riunione ministeriale sulle materie prime critiche. Il dossier è centrale per la strategia statunitense di sicurezza economica, orientata a costruire un sistema di approvvigionamento resiliente e progressivamente sganciato dalla Cina, spesso descritto come Pax Silica. La partita non è solo industriale o tecnologica, ma profondamente geopolitica.
L’Italia dentro il cerchio
Per l’Italia, restare ai margini di questa architettura emergente appare poco realistico. Le ricadute sulle filiere manifatturiere avanzate, sulla transizione energetica e sulle tecnologie del futuro rendono l’integrazione quasi obbligata. La sfida, tuttavia, resta politica: mantenere un solido ancoraggio transatlantico senza alimentare fratture interne e sentimenti anti-americani. È in questo spazio di mediazione che Tajani sta cercando di collocare l’Italia, consapevole che nelle democrazie la leadership strategica non si misura solo in termini di potenza, ma anche di consenso.