Giulia Bongiorno difende il nuovo testo del ddl contro la violenza sessuale
- Postato il 23 gennaio 2026
- Di Il Foglio
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Giulia Bongiorno difende il nuovo testo del ddl contro la violenza sessuale
L'opposizione ha attaccato il governo dopo la presentazione del nuovo testo della legge contro la violenza sessuale da parte della presidente della commissione giustizia del Senato Giulia Bongiorno. I capigruppo dei partiti di opposizione al Senato Francesco Boccia (Pd), Stefano Patuanelli (M5s), Raffaella Paita (Iv), Peppe De Cristofaro (Avs), Marco Lombardo (Azione) hanno parlato di "atto gravissimo", sottolineando che "dopo l'unità del Parlamento sancita pubblicamente da una stretta di mano, la maggioranza decide di rompere quel patto politico con l'opposizione proprio sul terreno più sensibile e simbolico: la libertà e l'autodeterminazione delle donne. Aggiungendo: "Era stato raggiunto un risultato alto e condiviso, costruito sull'unità trasversale delle donne e su un principio semplice, chiaro, universale: solo sì è sì. La proposta avanzata oggi dalla presidente Bongiorno cancella quell'impegno assunto direttamente dalla presidente del Consiglio Meloni, rappresenta un arretramento gravissimo rispetto a quel traguardo, rispetto alla parola data dal governo e rispetto a una conquista che aveva unito il Parlamento e il paese. La volontà non è consenso. Offuscare questa distinzione significa far male e indebolire la tutela delle donne e tradire lo spirito di quell'intesa. La rottura è politica, ed è tutta sulle spalle di chi ha scelto di tornare indietro".
Insomma, a fare adirare la sinistra è stata, soprattutto, la sparizione della parola "consenso" sostituita dalla parola "dissenso". Questo il nuovo testo: L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso.
Proprio attorno a questo tema, sul Foglio Annarita Digiorgio aveva scritto che quel passaggio trasformava una legge giusta in "una legge pericolosa, che sacrifica sull'altare del populismo penale secoli di civiltà giuridica", spiegando che "l’emendamento proposto da Michela Di Biase (Pd) e Maria Carolina Varchi (FdI), che stabilisce: Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali a un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni" avrebbe smantellato la presunzione di innocenza, perché "si inverte l’onere della prova. Da ora in poi sarà l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza".
Intervistata dal Corriere della Sera, Giulia Bongiorno ha difeso la sua scelta. "L’accordo non riguardava gli aggettivi da usare, ma la sostanza. Si voleva un testo che valorizzasse la volontà delle donne, ed è esattamente quello che ho presentato". Ha inoltre spiegato che "la proposta della Camera introduceva già la linea seguita nella nuova formulazione, e per questo spero che il testo sia votato da tutti. Secondo alcuni il testo della Camera invertiva l’onere della prova, cioè imponeva all’imputato una serie di prove a volte impossibili da fornire. Con il mio testo si valorizza la volontà della donna senza alterare le dinamiche processuali". La presidente della commissione giustizia del Senato ha inoltre spiegato che "nel testo depositato assume per la prima volta un ruolo esplicito e centrale la volontà della vittima e si estrinseca la sua volontà di autodeterminazione quale insuperabile baluardo rispetto a qualsiasi approccio sessuale".
Il nuovo testo della legge contro la violenza sessuale ha anche creato qualche malumore nel centrodestra a proposito della riduzione della pena per chi commette stupro, portato ad un range da 4 a 10 anni rispetto ai 6-12 anni del testo approvato all’unanimità a Montecitorio. Bongiorno ha risposto così alle critiche: "Trattandosi di un testo unificato, ho accolto poi la richiesta del Pd di ridurre la pena per il caso di violenza senza minaccia e costrizione. Ma resto dell’idea che sarebbe stato meglio aggravare tutte le sanzioni".
Nel testo è stato introdotto anche un nuovo reato, quello di freezing: "Nei casi in cui la vittima resta paralizzata dalla paura di fronte al suo aggressore, a volte l’imputato viene assolto perché sostiene di non aver potuto capire quale fosse la volontà della donna. È per superare queste decisioni veramente inaccettabili, che è stato previsto che anche nei casi di freezing, cioè quando la donna non manifesta la sua volontà perché congelata dalla paura, si debba presumere il dissenso. Quindi, è sempre reato se manca una manifestazione chiara", ha detto Bongiorno.
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