Garlasco, la perizia Cattaneo ribalta i tempi dell’omicidio: cosa cambia per Sempio e Stasi
- Postato il 24 febbraio 2026
- Di Panorama
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Trecentocinquanta pagine secretate. E, soprattutto, un punto fermo che riscrive diciotto anni di storia giudiziaria. La professoressa Cristina Cattaneo, consulente della procura di Pavia, ha depositato la sua relazione sul delitto di Garlasco. Il documento (cardine della nuova indagine che vede Andrea Sempio al centro delle investigazioni) è nelle mani del procuratore Fabio Napoleone e del suo vice Stefano Civardi. Il contenuto è ancora coperto da segreto, ma una conclusione chiave è già trapelata: l’aggressione a Chiara Poggi, avvenuta il 13 agosto 2007 nel villino di via Pascoli, non durò pochi minuti. Fu un’aggressione in due fasi, più lunga di quanto stabilito dalla sentenza che condannò Alberto Stasi.
L’alibi del computer
Quella ricostruzione temporale rappresenta veramente il cuore del caso. Perché dilatare i tempi dell’aggressione significa rimettere in discussione la condanna di Stasi. La logica è semplice: tra l’apertura della porta di casa Poggi e l’accensione del computer di Stasi trascorsero 23 minuti. Secondo la sentenza definitiva, quel lasso di tempo era sufficiente perché Stasi uccidesse la fidanzata, si ripulisse, facesse sparire l’arma e tornasse a casa. Una sequenza possibile, ma solo se l’omicidio fosse stato rapidissimo. La relazione Cattaneo, invece, «spalma» l’aggressione su un arco temporale più ampio. Ecco perché quei 23 minuti non sono più sufficienti.
Cosa collega Sempio al delitto
C’è chi sostiene che questo elemento potrebbe spingere la stessa procura di Pavia ad avviare l’iter per la revisione della condanna e la sospensione della pena di Stasi. Ma la realtà processuale è ben più complicata. L’indagine su Andrea Sempio, l’uomo oggi nel mirino degli inquirenti, lo indica come possibile omicida in concorso con Stasi e con ignoti. Il che rende difficile, almeno per ora, una separazione netta tra le due posizioni.
La nuova relazione di Cattaneo si basa sull’analisi delle tracce di sangue condotta dai Ris di Cagliari, la cosiddetta Bpa. Macchie sui pavimenti e schizzi sui muri: tutti elementi che permettono di ricostruire la probabile posizione dell’assassino durante il delitto. Le analisi antropometriche su Sempio servivano a verificare se il suo fisico fosse compatibile con quella postura. E la risposta, secondo quanto trapela, sarebbe positiva. Ma compatibilità non significa certezza. Insomma, è solo un indizio, non certo una prova.
A collegare concretamente Sempio al delitto restano, al momento, due elementi forti: l’impronta numero 33 trovata sul muro delle scale e il Dna della sua famiglia rinvenuto sotto le unghie di Chiara. Non bastano. Per reggere un’accusa davanti a un giudice serve altro. Quella che gli inquirenti chiamano la «prova regina».
L’ultima curva di un caso infinito
L’indagine è all’ultima curva, si dice (a dire la verità, lo sentiamo da tempo). Ma su questo caso ogni curva ha sempre nascosto un altro rettilineo. Un circuito infinito che apre sempre nuovi e più complessi interrogativi, curve da affrontare a una velocità sempre più bassa per evitare di schiantarsi. Quel che è certo è che la relazione Cattaneo ha già cambiato il campo di gioco. Ora la procura di Pavia dovrà decidere se e come muoversi. Con gli atti secretati finalmente in mano e una verità che, nonostante tutto, dovrà ancora aspettare (forse per sempre) di essere scritta per intero.