Crotone, omicidio Vatalaro: dopo 35 anni chiesto l’ergastolo per l’unico imputato

  • Postato il 10 febbraio 2026
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Crotone, omicidio Vatalaro: dopo 35 anni chiesto l’ergastolo per l’unico imputato

Ergastolo chiesto dalla Dda nei confronti di Esposito, unico imputato per l’omicidio Vatalaro commesso a Crotone 35 anni fa


CROTONE – Il pm Antimafia Pasquale Mandolfino ha chiesto l’ergastolo nei confronti di Mario Esposito, 73enne di Isola Capo Rizzuto, per l’omicidio di Giovanni Vatalaro, assassinato il 23 febbraio 1991 da un commando che inscenò un finto posto di blocco. L’imputato, noto imprenditore, ritenuto contiguo alla cosca Arena, avrebbe compiuto il delitto in concorso con Francesco Papaleo, ucciso in un altro agguato di mafia nel ’94.

CROTONE, L’AGGUATO E IL MOVENTE DELL’OMICIDIO DI VATALARO

Vatalaro, esponente della cosca Megna di Crotone, venne fermato da due killer che, simulando un posto di blocco, gli intimarono con la paletta di accostare a bordo della strada. Dopo averlo fatto uscire dalla sua auto e averlo condotto sul retro del bagagliaio, gli spararono contro numerosi colpi di fucile e pistola all’addome, uccidendolo. A bordo c’era anche la moglie della vittima, testimone oculare. La donna si rannicchiò nel veicolo quando udì i colpi. Poi vide i killer allontanarsi su un’auto Fiat “Uno”. Non riconobbe in viso l’omicida, tanto era spaventata.
Il movente del delitto, secondo la ricostruzione degli inquirenti avvalorata dai collaboratori di giustizia, sarebbe stata una vendetta per l’omicidio di Vittorio Cazzato, esponente di spicco della criminalità organizzata crotonese, del quale Vatalaro era ritenuto autore negli ambienti criminali.

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I PENTITI E IL RACCONTO DI QUEGLI “ANNI DI PIOMBO”

Il procedimento innescato a suo tempo contro i presunti mandanti Domenico Megna ed Egidio Cazzato, del quale Esposito era cognato, fu archiviato. Le dichiarazioni fornite da un primo gruppo di collaboratori di giustizia si erano rivelate insufficienti. Ma gli investigatori della Dia di Catanzaro, guidati dal capo centro Beniamino Fazio, hanno esaminato anche le rivelazioni, più pregnanti, di un secondo gruppo di pentiti, quelle di Giuseppe Vrenna, Vittorio Foschini e soprattutto di Luigi Bonaventura, per giustapporre i vari elementi indiziari in modo più organico.

Erano anni di piombo. Esposito, secondo i pentiti, faceva parte del gruppo di fuoco della cosca Arena. Con parrucca e barba finti, i sicari pattugliavano il rione Fondo Gesù di Crotone armati fino ai denti alla ricerca di obiettivi della cosca avversa da eliminare. La cosca di Isola Capo Rizzuto che con il clan crotonese dei Vrenna Bonaventura aveva un rapporto di stretta alleanza. Poi Esposito si è “defilato” dagli ambienti criminali. Ma in quegli anni, stando sempre alle rivelazioni, era imprenditore di giorno e killer di notte.

LA DIFESA

L’uomo è difeso dagli avvocati Antonio Lidonnici e Tiziano Saporito. Le arringhe sono già iniziate. Il primo a intervenire l’avvocato Lidonnici, che ha puntato sull’assenza di nuovi elementi forniti dai pentiti dopo l’archiviazione del caso. Alla prossima udienza interverrà l’avvocato Saporito. Poi, la decisione della Corte d’Assise di Catanzaro.

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